Fuga da Lamezia

Nove egiziani scappano dal Cpt
gettandosi dal tetto.
Rimpatriati i 50 di Gradisca
  Fonte PeaceReporter

Il CPT di LameziaBrucia il fuoco della protesta nei Cpt italiani. Dopo la
rivolta nella struttura di Gradisca d'Isonzo domenica scorsa, stanotte nove
egiziani sono fuggiti dal centro di permanenza temporanea di Lamezia Terme. I
nove nordafricani si sono gettati dal tetto della struttura. Tre di loro, che
si sono feriti nella caduta, sono stati fermati e portati in ospedale per
accertamenti. Anche un carabiniere, intervenuto per evitare la fuga, ha subito
una lussazione a una spalla. Intanto, i 50 egiziani che hanno dato vita alla
sommossa di Gradisca, dove anche una bambina di 8 mesi è rimasta intossicata
dai lacrimogeni, sono stati imbarcati su un volo diretto al Cairo. Il rimpatrio
è avvenuto all'alba. I 50 egiziani erano sbarcati a Lampedusa durante l'estate
ed erano già stati respinti, a inizio agosto, dal questore di Agrigento. Prima
della sommossa di domenica, gli egiziani avevano già cercato due volte di
fuggire. Nella struttura gli immigrati sono adesso 180. Rimangono in attesa che
la commissione territoriale esamini la loro richiesta di asilo politico.

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Il razzismo costa poco

Episodi di razzismo:
numeri e polemiche

di Layla Mousa  fonte Progetto Ultrà  (21.09.07)

red card to racismNonostante i campionati siano iniziati da poche giornate, sono già numerosi gli
avvenimenti che stanno facendo discutere, tra questi vi sono senza dubbio le
vicissitudini legate agli episodi di razzismo e alle relative sanzioni.
"Grande stupore ed un pizzico di amarezza. Sono questi i sentimenti che
ho provato nel leggere che la pena da scontare per chi mortifica, per tutta la
partita, tre ragazzi di colore (
Maah, Boisfer e Konè ndr) è praticamente
simbolica
". Con queste parole Elisabetta Pasini,
 presidente della Pro-Sesto, ha commentato la sanzione di 5000
euro inflitta all'Hellas Verona in seguito ai cori razzisti intonati
durante il match di C1 Verona-Pro-Sesto. Pasini sottolinea come a fronte di una
mole enorme di richieste relative a sicurezza e ordine pubblico, le sanzioni
per dei fatti così imbarazzanti e incresciosi siano in realtà irrisorie.
Per l'Hellas è già la seconda ammenda simile dall'inizio
del campionato, dopo quella di 5.500 euro della prima giornata per i ripetuti
cori razzisti contro un giocatore del Cittadella.
Polemiche inverse in casa Treviso (serie B), che
vistosi multare di 15000 euro per cori razzisti contro Luciano del Chievo
Verona
si sente ingiustamente punito e si difende attribuendo cori e fischi
non al razzismo bensì al fatto che Luciano "nel momento di uscire,
perché sostituito, si attardava bloccando più del dovuto il gioco
",
queste le parole del dg biancoceleste Giovanni Gardini.
La stessa ammenda – 15000 euro – era stata inflitta
alla Triestina per reiterati cori razzisti dei suoi sostenitori verso i
giocatori avversari, mentre nell'ultima giornata di serie C le società
sanzionate per gli stessi motivi sono state Sassari Torres (5000
euro) e Padova (2500 euro).
Insomma, dopo i 7700 euro commutati dalla UEFA
alla Lazio in relazione alla gara casalinga contro la Dinamo Bucarest
(pena ridotta perché i cori razzisti erano stati fischiati dalla gran parte del
pubblico presente) e dopo lo sfiorato incidente diplomatico per i fischi di San
Siro
alla Marsigliese prima di Italia-Francia (qualificazioni agli
europei del 2008) la polemica sui cori razzisti si afferma come leit-motiv di
inizio campionato.
Va' da se che una sanzione – per essere percepita come
tale – deve avere anche una certa consistenza, altrimenti tanto varrebbe
ricorrere ad un richiamo verbale; eterno dilemma rimane poi quello
dell'"interpretazione" dei cori: razzismo o semplice scherno verso
l'avversario? A onor del vero, per chi si trova allo stadio è quasi sempre
molto semplice capire se un coro abbia o meno sfumature razziste (basti pensare
che quando il bersaglio è un giocatore di colore, spesso i fischi si
trasformano in monkey chants), ma è quando lo si decontestualizza che possono
sorgere i dubbi, ed in passato molte volte il comportamento dei giocatori in
campo è stato utilizzato come alibi dalle società per evitare multe. 

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CPT verità messa a nudo

Le rivolte che
mettono a nudo la verità

di Alessandra Sciurba – Meltingpot

rivolta in un CPT“Erano egiziani. Si sono ribellati al fatto che la loro
espulsione avverrà a breve. La polizia del loro paese viene direttamente a
riconoscerli per riprenderseli”. Più o meno sono queste le affermazioni
riportate oggi dal Corriere della Sera, il cui piccolo articolo quasi a fine
giornale racconta anche quali gravi danni abbiano subito le strutture del Cpt
di Gradisca quando i rivoltosi si sono resi conto che non ce l’avrebbero fatta
e che restava loro solo qualche minuto ancora per sfogare la rabbia. Peccato,
hanno rovinato i pasti speciali, amorevolmente preparati con molto rispetto
della diversità religiosa e culturale, per i musulmani che sono in periodo di
Ramadan.
Per il resto, nelle cariche, tra i lacrimogeni, c’è andata
di mezzo una bambina di otto mesi che, a sentire i media ufficiali, sembra
essere passata di lì per caso e che comunque, dopo appena una notte in ospedale
si trova adesso in ottima salute.
Meno male, viene quasi da dire nella rabbia, meno male che
qualche volta (appena il 30% delle volte, a voler essere generosi) i Cpt
svolgono la funzione per la quale ufficialmente sarebbero stati creati e
vengono comunemente descritti come indispensabili: espellere la gente,
deportarla con la forza militare. Meno male perché altrimenti si potrebbe
credere che veramente questi posti sono luoghi di accoglienza, che lì dentro i
migranti sono ‘ospiti’, che hanno tutto quello che serve loro, e che ogni cosa,
in questa nuova fase di ‘umanizzazione’ della detenzione amministrativa e del
concentramento, funziona benissimo con grande soddisfazione pure degli
internati.

E invece no. L’umanizzazione, fortunatamente, finisce dove
la ribellione e le rivolte iniziano. La ribellione e le rivolte mettono a nudo
la verità del concentramento. Continua a leggere

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Prime vittime di Sarkò

Parigi, 24 settembre
E’ morta la donna cinese “sans-papiers” di 51 anni che venerdì
scorso si era gettata dalla finestra della sua abitazione per sfuggire ad un
controllo di polizia
(articolo tratto liberamente dal sito Le JDD.fr)

contro le politiche migratorie di SarkozyChunlan Zhang, cinese di 51 anni, che giovedì scorso poco
prima della mezzanotte si era gettata dalla finestra della sua abitazione non è
sopravvissuta. Tentava di sfuggire alla polizia venuta a consegnare una
convocazione giudiziale all'uomo che l'ospitava. Deceduta da venerdì, la sua
morte non è stata comunicata che questo lunedì.

È probabilmente per paura di essere controllata che la
signora Chunlan Zhang, in situazione irregolare, si è gettata sulla strada. Un
incidente drammatico che ricorda quello del piccolo Yvan che aveva saltato
della finestra con suo padre per sfuggire ad un controllo di identità il 9
agosto ultimo ad Amiens. Continua a leggere

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CPT-Gradisca:Vergogna!

Sommossa al Cpt di Gradisca,
intossicata dai lacrimogeni una bambina di otto mesi. Nuova rivolta dei migranti, usate
decine di lacrimogeni.

CPTNuova rivolta al Cpt di Gradisca d’Isonzo, la terza in
neppure trenta giorni, e naturalmente nuovo tentativo di fuga da parte dei
migranti, fuga questa volta placata brutalmente con l’uso della forza da parte
della polizia e dei carabinieri.
Di Marco Visentin
– redazione Meltingpot

Domenica 23 settembre, intorno le 21.30, alcuni migranti
detenuti all’interno della struttura sono saliti sui tetti del Cpt di Gradisca
per cercare di scappare oltre le alte reti che circondano quella che doveva
essere una struttura modello. La polizia è intervenuta in forze, manganelli
alla mano, ma questa volta è stato immediato il lancio di un fitto numero di
lacrimogeni, una pioggia durata quindici minuti. I candelotti sono stati
lanciati anche dentro l’edificio, alcuni sono finiti perfino oltre il muro di
recinzione lungo la strada che scorre davanti ai cancelli, innescando un
principio d’incendio.

Solo l’arrivo dei vigili del fuoco ha evitato che le
fiamme si espandessero, mentre all’interno della struttura un centinaio di
migranti venivano fermati con la forza.
Alcuni testimoni riferiscono di aver visto alzarsi, sopra il Cpt, un’enorme
nube bianca e, tutto attorno, espandersi l’odore acre e irrespirabile dei gas,
mentre dall’interno provenivano urla, rumori , grida.

La sommossa è durata fino a mezzanotte, solo a quel punto
l’ambulanza è potuta entrare ed il risultato della repressione di questa
rivolta sono una decina di migranti contusi. Ma la cosa più allarmante è che
fra le vittime di questa repressione inaudita c’è una bambina, una piccola
bambina di appena otto mesi che assieme alla madre sembra fosse nell’area della
struttura adibita a centro d’accoglienza per richiedenti asilo. Le circostanze
non sono ancora chiare, le due infatti si trovavano bloccate nella loro stanza
chiusa a chiave senza possibilità di fuga, mentre il gas dei lacrimogeni
invadeva l’edificio. Verso mezzanotte la bambina è stata portata nella vicina
struttura ospedalòiera di Gorizia per un principio di soffocamento.

Scene simili in un Cpt non si erano mai viste e ci
auguriamo di non rivederle mai più, è inaccettabile pensare che una bambina di
appena otto mesi finisca in ospedale intossicata dai lacrimogeni in una
struttura che viene descritta come “un modello di accoglienza”.

Due domande sorgono spontanee: è questo il modello di
sicurezza che il Ministro Amato intende applicare? In nome della sicurezza può
una bambina di otto mesi rimanere intossicata dai gas lacrimogeni?

Possiamo solo immaginare il dolore di una madre
intrappolata in una stanza piena di fumo con in braccio sua figlia in lacrime
per il dolore, possiamo solo immaginare come il sogno di un futuro migliore si
infranga brutalmente dentro una stanza satura di gas.

Fatti come questi non dovrebbero accadere, e non possiamo
pensare che ciò che è successo a Gradisca rientri nella normale gestione dei
Cpt. Ciò che è accaduto auspichiamo possa servire per riaprire
la discussione sulla necessità di chiudere queste strutture.

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Lettera Aperta Meltingpot

Cpt di Gradisca: bimba di 8 mesi ferita dal lancio di
lacrimogeni
Lettera aperta di Melting Pot Europa per denunciare quanto è avvenuto
all’interno del Cpt di Gradisca.

Ciò che è avvenuto all’interno del Cpt di
Gradisca, la sera del 23 settembre
, è una delle vicende più gravi mai
accadute nella drammatica storia dei centri di detenzione.
La
terza rivolta scoppiata nel giro di pochi giorni all’interno del centro
,
dimostra come la situazione di queste strutture sia oggi più che mai
insostenibile, il processo di “umanizzazione” è più che mai fallito.
Le forze dell’ordine, intorno alle ore 22.00, sono intervenute per sedare la
rivolta
dei migranti detenuti nel centro con un fitto lancio di
lacrimogeni.
Questo è inaccettabile.
Solo dopo due ore è stato possibile l’intervento delle
ambulanze giunte nei pressi del Cpt già circondato dalle forze dell’ordine.

A fare le spese di questa vicenda, che fa emergere con chiarezza
tutta la violenza che ruota intorno all’esistenza di questi centri, una
bambina di otto mesi, ricoverata per intossicazione in una vicina struttura
ospedaliera.

Denunciamo l’accaduto come inaccettabile ed esprimiamo indignazione per ciò
che è successo.
Denunciamo
la necessità di chiudere queste strutture perché non si verifichino più simili
episodi.
Troppi episodi ci stannio consegnando una realtà drammatica: le fughe e le rivolte che
in questa estate hanno animato il Cpt di Bari
e il pestaggio avvenuto ai danni
di un migrante all’interno del Cpt di Modena.

Facciamo appello a tutti gli organi dell’informazione
perché
sia rotto
il silenzio nel quale è avvolta la vicenda e perché i fatti di Gradisca
possano essere portati, con il giusto risalto, all’attenzione dell’opinione
pubblica: tanto grave è quanto accaduto!

La redazione di Melting Pot Europa
Per
sottoscrivere la lettera invia una mail a
redazione@meltingpot.org

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Una questione di razza

Attorno alla storia
dei Jena Six, negli Usa torna il movimento per i diritti civili dei neri

di Alessandro Ursic – fonte PeaceReporter

Free Jena SixStudenti bianchi e neri con vite separate, cappi che
penzolano dai rami a mo' di minaccia, pestaggi organizzati degli appartenenti
all'altra razza, giurie monocolore che emettono sentenze controverse. Nell'abisso
tra le due verità – una bianca e una nera – in cui è sprofondata Jena, 3.500
abitanti tra i boschi della Louisiana, gli Stati Uniti stanno rivivendo le
atmosfere degli anni Sessanta e le battaglie del movimento per i diritti civili
degli afroamericani. Un clima culminato ieri in una manifestazione di decine di
migliaia di persone, calate su questa piccola città del “profondo Sud”
statunitense per chiedere una giustizia equa, a prescindere dal colore della
pelle. Continua a leggere

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Free Jena Six!!!

Resist Against Racism!

USA/ '6 DI JENA',MIGLIAIA
MANIFESTANO CONTRO ACCUSE STUDENTI NERI
Rischiano 22 anni di carcere per
aggressione a studente bianco

 
free jena six

 

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FARE Action Week

FARE - Action Week 2007/08
Ignorare il razzismo equivale ad accettarlo
mostra il tuo impegno e unisciti alla Settimana d’azione FARE il prossimo
ottobre!
17 – 30
Ottobre 

Ogni stagione, la rete FARE coordina molte azioni contro
il razzismo
dentro e fuori dai campi di calcio in tutta Europa.
In queste azioni i
tifosi, le minoranze etniche e le associazioni si uniscono nella lotta alla
discriminazione dimostrando chiaramente quanto sia forte la loro voce.

Su questo sfondo, la rete Football Against Racism in
Europe (FARE) chiamerà a raccolta il prossimo ottobre la famiglia del calcio
europeo in occasione della Settimana Europea d’azione contro il razzismo e la
discriminazione nel calcio. L’anno scorso oltre 600 gruppi di 35 paesi hanno
aderito alla manifestazione, che continua a crescere quale slancio congiunto
del mondo del calcio contro il razzismo: per l’edizione di quest’anno ci
aspettiamo un riscontro ancora più forte e speriamo di coinvolgere più amanti
del calcio che mai. Continua a leggere

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Repressione esternalizzata

Amato e Frattini aprono la strada
ad un accordo tra la Libia
e L’U.E. per combattere l’immigrazione illegale: a quale prezzo?

di Fulvio
Vassallo Paleologo – Università di Palermo
Associazione
studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)
fonte:
Meltingpot

G.A.I.La notizia che il ministro degli interni Amato, con il
supporto del vicepresidente della Commissione Europea Frattini, è riuscito ad
ottenere dal Consiglio G.A.I. che si
è tenuto ieri a Bruxelles ( un organismo ristretto che riunisce i 27 ministri
dell’interno dei paesi comunitari) un “mandato” alla Commissione dell’Unione
Europea per negoziare con la
Libia il sostegno al controllo militare delle frontiere sud
con il Niger, il Chad e il Sudan, non sorprende. L’impegno italiano costituisce
il prezzo imposto da Gheddafi per dare accesso alle pattuglie congiunte di
Frontex nelle acque libiche, obiettivo lungamente perseguito dal governo Prodi,
che nel mese di aprile aveva inviato il ministro degli esteri D’Alema a Tripoli
proprio allo scopo di negoziare la collaborazione dei libici nel contrasto
dell’immigrazione clandestina. Sembra a questo punto che a nessuno dei politici
europei interessi quanto avviene quotidianamente in Libia, paese nel quale
migliaia di richiedenti asilo, sudanesi eritrei e somali in particolare,
vengono quotidianamente rastrellati ed incarcerati, in attesa di essere espulsi
verso paesi nei quali troveranno torture e morte. Effetti collaterali della
guerra all’immigrazione illegale. Continua a leggere

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