Each man kills the thing he loves…
noracismnews | 04 Marzo, 2008 22:28
Yet each man kills the thing he loves, By each let this be heard, Some do it with a bitter look, Some with a flattering word, The coward does it with a kiss, The brave man with a sword! Some kill their love when they are young, And some when they are old; Some strangle with the hands of Lust, Some with the hands of Gold: The kindest use a knife, because The dead so soon grow cold. Some love too little, some too long, Some sell, and others buy; Some do the deed with many tears, And some without a sigh: For each man kills the thing he loves, Yet each man does not die.
Eppure
ogni uomo uccide ciò ch'egli ama,
e tutti lo sappiamo:
gli uni
uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri
con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio, l'eroe
con una spada!
Gli uni
uccidono il loro amore,
quando sono ancor giovani ;
gli
altri, quando sono già vecchi ;
certuni
lo strangolano con le mani del Desiderio,
certi
altri con le mani dell'Oro;
i
migliori si servono d'un coltello, affinché
i cadaveri più presto si gèlino.
Si ama
eccessivamente o troppo poco; l'amore
si vende o si compra ;
talvolta
si compie il delitto con infinite lagrime, tal' altra
senza un sospiro,
perché
ognuno di noi uccide ciò ch'egli ama –
eppure
non é costretto a morirne.
Tratto da "The Ballad of Reading Gaol" di Oscar Wilde
Chi ha
creato e aggiornato con passione e tanto amore le pagine di questo Blog e del sito correlato, da oggi "passa la
palla"... perchè...
" si finisce sempre, prima o poi, per uccidere ciò che si ama " Spero che
qualcuno, magari proprio Matteo, raccolga il mio assist! That's
all, folks!
Genova, Italia, Pianeta Terra, mercoledì 4 marzo 2008
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Graffito su muro di Genova
noracismnews | 04 Marzo, 2008 22:15
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Mensagem ao povo palestino - رسالة إلى الشعب الفلسطين by Latuff
noracismnews | 04 Marzo, 2008 18:00
por conta da agressão israelense contra Gaza
Message from Brazilian cartoonist Latuff, in Portuguese and Arabic, to the Palestinian people, regarding the Israeli aggression against Gaza.
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Appello: Un impegno a favore dello sport di base
noracismnews | 04 Marzo, 2008 17:32
APPELLO
Riconosciuto il ruolo sociale dello sport, come
esplicitato anche nel libro bianco dell'UE; considerato che lo sport è un
formidabile strumento di inclusione sociale, di superamento dei disagi, di miglioramento
della qualità della vita individuale e collettiva; condiviso che lo sport è un
diritto di cittadinanza da garantire a tutte e a tutti, dall'età infantile fino
all'anzianità; considerato che sono milioni i cittadini che praticano attività
motoria e sportiva; considerato che le migliaia di associazioni sportive di
base, sparse su tutto il territorio nazionale, affiliate e non affiliate alle
Federazioni e agli Enti di promozione sportiva, sono i principali attori e
promotori dello sport con finalità sociali e lontano dalle esasperazioni
competitive; verificato che le suddette associazioni non vengono riconosciute e
sostenute sufficientemente per mancanza di risorse, di normative specifiche e
di interesse da parte delle istituzioni pubbliche nei confronti delle buone
pratiche proposte; ritenuto l'attuale sistema organizzativo dello sport
inadeguato a garantire la massima diffusione e l'accessibilità dello sport a
tutti i cittadini e, in particolare, alle persone con disabilità, di diversa
nazionalità e in condizioni di difficoltà socio-economica di vario genere;
valutato che l'industria dello sport professionistico rappresenta il 2,5% del
prodotto interno lordo italiano; considerato che lo stesso sport
professionistico, quale veicolo potenzialmente efficace di valori e quale
«sfruttatore» di beni comuni, come il gioco del calcio, deve assumere una
precisa responsabilità sociale, chiediamo alle forze politiche di impegnarsi a:
1) Riorganizzare l'intero sistema
sportivo, partendo dalla liquidazione della Coni Servizi spa per arrivare ad
una ridefinizione chiara dei ruoli e delle funzioni dei diversi soggetti della
rete sportiva;
2) Incrementare il fondo per lo sport
di cittadinanza in misura adeguata a garantire la massima diffusione e
promozione dello sport di base e di darne la piena competenza alle regioni e
agli enti locali;
3) Riconoscere e sostenere le
associazioni di base attraverso la qualità degli interventi offerti e non
attraverso l'iscrizione al registro nazionale del Coni;
4) Prevedere, con un atto
legislativo, un sistema di mutualità nello sport professionistico finalizzato
al sostegno dell'associazionismo sportivo di base che incentiva la
partecipazione attiva e l'inclusione sociale delle persone in difficoltà
(persone con disabilità, migranti, tossicodipendenti, etc). In particolare,
questo si può ottenere attraverso: una tassazione sugli stipendi dei
professionisti sportivi superiori a 5 volte lo stipendio medio nazionale; una
percentuale significativa dei proventi dei diritti televisivi;
5) Attivare l'obbligo per le società
sportive professionistiche di predisporre annualmente il bilancio sociale.
Per aderire all'appello basta inviare una e-mail a direttivo@anpis.it
oppure andare su
http://www.petitiononline.com/sport08/petition.html, raggiungibile comunque
anche tramite il sito www.unaltrosport.it
Primi firmatari: Roberto Grelloni (presidente nazionale
Anpis), Valter Vicini (presidente regionale Uisp Marche), Darwin Pastorin
(giornalista sportivo), Carlo Balestri (responsabile Progetto Ultrà), Assunta
Legnante (campionessa europea indoor del lancio del peso), Paolo Sollier (ex
calciatore), Alessandro Donati (responsabile sport Libera), Comitato nazionale
del tifo popolare, Palestra popolare «Corto Circuito» (Roma), Luca Colombo
(presidente ass. Jalla Onlus), Palestra popolare «San Lorenzo» (Roma).
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Terapia intensiva
noracismnews | 04 Marzo, 2008 16:56
Visita all’ospedale El Shifa di Gaza, tra i feriti dei raid e le difficoltà dell’embargo. Scritto per Peacereporter da Emiliano Olivero
Arriviamo all’El Shifa Hospital, la mattina seguente i quattro giorni di bombardamenti ed incursioni dell’esercito israeliano nel nord della Striscia di Gaza che hanno provocato piú di cento vittime, delle quali la metà civili e almeno venti bambini.
L'entrata dell'unità d'emergenza è affollata da decine di persone che premono
per entrare ma le guardie armate controllano l'ingresso e lasciano passare solo
i parenti stretti dei ricoverati. Un altro gruppo di persone attende il proprio
turno per donare il sangue che in questi giorni è il bene più prezioso e
indispensabile per la vita delle centinaia di feriti che affluiscono al centro.
Il dottor Raed Al Areeni ci conduce al reparto di terapia intensiva maschile
dove sono ricoverati i casi più gravi. Una decina di letti accolgono i feriti
che da giovedí scorso continuano ad arrivare senza sosta. Uomini, ragazzi e
bambini che lottano per la sopravvivenza collegati a respiratori, tubi e
cateteri che li mantengono in vita. (Continua)
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L'olocausto promesso
noracismnews | 03 Marzo, 2008 22:08
Conclusa all'alba l'operazione Inverno Caldo. Almeno cento palestinesi uccisi, in gran parte civili. Il conflitto israelo – palestinese brucia di nuovo, incendiando tutto quanto intorno a sé. di Christian D’ Elia, Peacereporter
disegni di Carlos Latuff e Vauro
''L'operazione
Inverno Caldo è terminata'', ha annunciato questa mattina la Radio militare israeliana. Un
dispaccio di poche righe per sancire la conclusione, alle prime luci dell'alba
di oggi, della dura incursione dell'aviazione e della fanteria israeliana con
il supporto di mezzi blindati nella Striscia di Gaza. Da mercoledì a oggi, sono
almeno cento i palestinesi uccisi, mentre sono due i militari israeliani che
hanno perso la vita a Jabaliya.
Alba di sangue. Questa mattina, mentre i militari
israeliani si ritiravano, sette razzi Qassam sono stati lanciati verso le città
israeliane di Sderot e Askelon e cinque miliziani di Hamas sono stati uccisi
dai soldati israeliani. Ma sembrano le ultime scaramucce della più grande
battaglia nella Striscia dal ritiro d'Israele nell'estate del 2005.
''L'operazione è in via di conclusione. Quasi tutte le nostre forze sono già
rientrate in Israele'', ha dichiarato un portavoce delle forze armate
d'Israele, confermando la fine dell'operazione, ma ribadendo che Tel Aviv
''continuerà con le azioni difensive contro coloro che lanciano i razzi letali
contro i nostri civili''. La definizione di 'operazione difensiva' per
un'incursione di queste dimensioni è perlomeno discutibile, quanto le surreali
dichiarazioni di Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, che ha commentato la fine
dell'operazione Inverno Caldo dichiarando che ''il nemico è stato sconfitto.
Gaza sarà sempre una tomba per le truppe d'occupazione. Abbiamo trasformato
Sderot in una città fantasma e anche ad Askelon accadrà lo stesso''. Qualcuno
dovrebbe far notare a Zuhri che Gaza è una tomba per i civili palestinesi, in
particolare per i tanti bambini che hanno perso la vita, sepolti dalle macerie
dei palazzi rasi al suolo dall'aviazione israeliana, come è la stessa Gaza a
essere una prigione a cielo aperto, dove manca tutto e la popolazione è allo
stremo. Qualcuno dovrebbe anche far notare a Israele che i razzi Qassam sono
letali, tanto da uccidere un cittadino israeliano nei giorni scorsi, ma un
attacco così violento contro l'inerme popolazione della Striscia sembra più
vicino a 'quell'Olocausto' promesso ai palestinesi dal vice-ministro della
Difesa israeliano Matan Vilnai che a un'operazione di difesa. (Continua)
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Espulsione annullata per stabili legami familiari
noracismnews | 03 Marzo, 2008 20:39
A Treviso Giudice di Pace
annulla espulsione per la sussistenza di legami familiari stabili ed effettivi
in seguito a ricongiungimento familiare.
Ricorso accolto ai sensi del’ art 13
comma 2-bis del T.U.
Si ringrazia l’Avv. Stefano Azzari per la collaborazione. Fonte:Meltingpot
Lo scorso 20 febbraio il Giudice di Pace di Treviso ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Stefano Azzari contro l’espulsione di un cittadino albanese, annullando il provvedimento perché illegittimo ai sensi dell’articolo 13, comma 2 bis del T.U. n. 286/1998 così come modificato dal Decreto legislativo n. 5 dell’8 gennaio 2007 Secondo detto articolo, infatti “nell’adottare il provvedimento di espulsione … nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare – come nel caso in esame – ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, … si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine”. Considerando pertanto che il destinatario del provvedimento di espulsione "è un cittadino straniero che da oltre 16 anni vive in Italia ove ha forti e stabili legami familiari, essendo coniugato ed avendo due figli minorenni di cui il primogenito ha circa 8 anni e l’ultima nata ha da poco compiuto un anno di vita"; il Giudice di Pace ha ritenuto che il provvedimento di espulsione impugnato fosse da considerarsi illegittimo in quanto emesso in violazione dell’art. 13, co. 2 bis, D.Lgs. n. 286/1998. [ Leggi ] il testo del verbale di udienza gentilmente fornito dall’Avvocato Azzari
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Silenzi e complicità sugli abusi a danno dei migranti
noracismnews | 03 Marzo, 2008 20:29
Quanto valgono i
diritti umani in Italia?
di Fulvio Vassallo Paleologo - Università di Palermo -
fonte: Meltingpot
Continua il silenzio, quasi totale, della stampa sulle
violazioni dei diritti dei migranti in Libia e negli altri paesi di transito.
Persino l’intervento di Giovanni Maria Bellu è rimasto confinato nella parte
telematica di Repubblica, senza trovare spazio nel giornale, e altrettanto
silenzio si registra sulla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea
dei diritti dell’uomo, per l’utilizzazione della normativa antiterrorismo in un
caso di espulsione di un cittadino tunisino. Per quanto le scelte del governo Prodi possano essere
criticabile sul piano interno, e ben presto si vedranno le conseguenze del
mantenimento del regime delle espulsioni e del sistema dei centri di detenzione
che adesso Berlusconi promette di moltiplicare, è sul piano dei rapporti
internazionali che l’operato di questo governo ha segnato un ulteriore regresso
nella tutela dei diritti della persona. Si tratta di una linea continua di
violazioni dei diritti della persona, sanzionata adesso anche dalla Corte
Europea dei Diritti dell’Uomo ( caso Saadi/Italia), che dovrebbe fare passare
in secondo piano i modesti riconoscimenti che si sono ottenuti nella attuazione
delle direttive comunitarie in materia di ricongiungimento familiare, di asilo
e di protezione umanitaria.
Gli accordi siglati dalla Sottosegretaria Lucidi e dal
Prefetto De Gennaro, alla fine di dicembre a Tripoli, con il governo libico,
hanno già avuto effetti collaterali terribili, come la legittimazione della
dittatura di Gheddafi in Europa e la mutazione della composizione dei migranti
che sempre più numerosi, malgrado gli accordi, continuano ad arrivare a
Lampedusa ( o più spesso sono soccorsi da unità italiane nelle acque del canale
di Sicilia). Sono praticamente scomparsi gli eritrei,finiti in carcere o rimpatriati,
a seguito delle retate "mirate" che la polizia di Gheddafi, dopo gli
accordi con l’Italia, ha condotto con particolare accanimento proprio nei
confronti dei migranti in fuga dall’Eritrea. (Continua)
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Immigrati, ma senza Dna
noracismnews | 02 Marzo, 2008 00:06
Quando Carla Bruni
lottava contro i test - Fonte Il Manifesto
Quello sul test del dna per gli immigrati che richiedono
di ricongiungersi con i propri famigliari è stato uno dei primi scogli del
governo di Nicolas Sarkozy in Francia. Era il settembre dell'anno scorso e il
deputato Thierry Mariani prevedeva l'inserimento di una sperimentazione, fino
al 2010, in
cui i «candidati all'immigrazione» potessero sottoporsi in modo facoltativo
all'esame del dna. La proposta - poi approvata - suscitò una grandissima
polemica, contro la quale si scagliarono politici del centrosinistra,
intellettuali, attori e cantanti. Tra questi anche la modella Carla Bruni, di
recente diventata la première dame di Francia, sposando il premier Sarkò. Bruni
partecipò, tra l'altro, alla serata allo Zenith organizzata proprio per
protestare contro la decisione di introdurre il test. Chissà se la pensa ancora
allo stesso modo.
La sentenza «La
famiglia è uno status civile prima che biologico». Test a rischio. Il tribunale di
Napoli accoglie il ricorso di un uomo contro l'uso dell'analisi genetica per i
ricongiungimenti famigliari
di Nicola Angrisano*, Il Manifesto
«Gentile signor P.H., in merito alla sua richiesta di
ricongiungimento familiare, sono emersi fondati dubbi sul vincolo di
parentela... la invitiamo pertanto a sottoporsi a sue spese al test del dna».
L'odissea di un cittadino del Burkina Faso che lavora da dieci anni nella
provincia di Napoli è cominciata così, con questa lettera dell'ambasciata
italiana ad Accra (Ghana) del febbraio 2006, per concludersi pochi giorni fa
grazie a una sentenza della sezione civile «Prima Bis» del tribunale di Napoli,
in cui si riconosce il suo diritto alla coesione familiare con il figlio
malgrado l'esito negativo del test del dna.
Nel mezzo una guerra civile, quella in Costa D'Avorio, con
un diciassettenne di Abidjan costretto a recarsi ad Accra per l'esame, perché
l'ambasciata italiana nel suo paese era chiusa. E un probabile trauma
familiare, acceso dalla violenza di un test e dal pregiudizio dei burocrati
verso un figlio nato da una convivenza precedente al matrimonio dell'uomo. Come
spiega l'avvocato Simona Fiordelisi dello studio Coccia «la sentenza ha
riconosciuto la validità della documentazione anagrafica fornita dal genitore»
e soprattutto conferma «che la famiglia è uno status civile prima che
biologico». (Continua)
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Vita da steward lombrosiani
noracismnews | 01 Marzo, 2008 00:24
Da oggi entra in vigore negli stadi italiani oltre i 7500 posti l'obbligo di avere cittadini in pettorina gialla addestrati a controllare i tifosi. Ecco come li hanno preparati di Simone Pieranni, Il Manifesto
"A Genova uno degli insegnanti è Carlo Di Sarro, vicequestore vicario della questura ligure. Imputato al processo Diaz per essere uno dei firmatari dei verbali (considerati falsi dalla procura) di arresto e perquisizione della «macelleria messicana» del 20 luglio 2001, il suo nome è presente anche nelle recenti intercettazioni che tirano in ballo De Gennaro e Manganelli. Con Di Sarro si può solo scambiare qualche rapida battuta: una telefonata al capo di gabinetto della questura di Genova, Sebastiano Salvo e la lezione, improvvisamente, diventa a porte chiuse. Un inizio un po' così in quella che dovrebbe essere una nuova fase di trasparenza e buon senso nella gestione degli stadi, proprio nel momento in cui a controllare i cittadini, saranno altri cittadini e non pubblici ufficiali."
Genova. Roberto Anchini mostra tutti i documenti, le
schede di valutazione, il materiale sulla scrivania, sparse nel piccolo
ufficio. Bisogna fare in fretta e bene, perché ci sono delle regole, dei
controlli, ispezioni. E naturalmente soldi che ballano, professionalità da
rispettare e ritorno mediatico da attendere. Da oggi anche lo stadio di Genova,
come tutti gli stadi italiani la cui capienza supera i 7500 posti, dovrà
attrezzarsi con gli steward di ordinanza. Anchini, attraverso la cooperativa
Atform, ne cura la formazione. Conosce a memoria il decreto dell'8 agosto 2007,
è andato a Coverciano a seguire gli incontri preparatori, si è industriato per
superare alcuni punti oscuri. Come, ad esempio, assicurarsi che un candidato
steward possa dimostrare la propria estraneità all'uso di droghe, alcol e
elementi psicopatologici? Certificato del medico curante: è ok anche per
l'Osservatorio. Omologato. Nella sede della cooperativa sono in corso le
lezioni che servono a fare crescere bravi e responsabili steward. E' la prima
parte della preparazione: la teoria. Due classi da 25 persone l'una, età che
varia dai 21 anni ai 55: corso psicologico, giuridico, primo intervento sanitario
e ordine pubblico. Quest'ultimo risulta il più interessante: capire come un
funzionario di polizia spiega ai futuri steward le caratteristiche del decreto,
insieme alle valutazioni sull'ordine pubblico allo stadio da parte di chi lo
gestisce da tempo immemore. (Continua)
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Raid su Gaza, è strage di bambini
noracismnews | 29 Febbraio, 2008 17:05
di Michele Giorgio, Il Manifesto
Gerusalemme. Rioccupare Gaza o continuare l'ondata di attacchi aerei di questi ultimi giorni? Su questo interrogativo si spacca l'establishment politico-militare israeliano anche se il partito dell'invasione della Striscia si rafforza sotto la pressione di giornali e televisioni. Si dice che sia rimasto solo il ministro dell'interno Meir Shitrit a respingere con forza l'idea di una rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel 2005. A Gaza in ogni caso le discussioni all'interno dell'esecutivo israeliano contano ben poco, perché il bagno di sangue è immenso e la gente attende il compiersi di un disegno noto da tempo. Tra mercoledì e giovedì almeno 28 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani, 13 dei quali ieri, tra cui altri quattro bambini. Un'escalation che non risparmia la Cisgiordania: ieri altri due militanti dell'Intifada sono stati uccisi a Nablus. Hamas nel frattempo sta dimostrando tutta la sua capacità di reazione. Anche ieri ha sparato razzi artigianali verso i centri abitati del sud di Israele, otto dei quali hanno raggiunto Ashqelon danneggiando una abitazione e colpendo il cortile di una scuola. Uomini politici e persone comuni si sono recati a Sderot a portare la loro solidarietà alla famiglia dello studente ucciso due giorni fa da un razzo. Israele ormai spara su tutto ciò che si muove lungo la sua frontiera con Gaza e persino con l'Egitto. Ufficialmente, per fermare chi lancia razzi, ma gli effetti sul terreno sono devastanti per i civili palestinesi. Ieri sera un pastore è stato ucciso, a nord della Striscia, da un missile aria-terra sganciato da un elicottero da combattimento. Un paio di ore dopo una ragazzina egiziana di 13 anni è stata ferita alla testa mentre giocava non lontano dal valico di Kerem Shalom, dove si incrociano i territori dello Stato ebraico, di Gaza e dell'Egitto. (Continua)
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Raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia
noracismnews | 28 Febbraio, 2008 16:27
Alla luce del sole. Continuano i raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano
a calcio sulla spiaggia di Naoki Tomasini, fonte Peacereporter
Il professor Abu Ala
insegna all'università al
Aqsa di Gaza. E' un docente laico che non sostiene Hamas. Quando lo abbiamo
contattato aveva appena appreso della morte dei quattro ragazzini che giocavano a calcio sulla spiaggia a Jabaliya.
"Oggi le notizie sono terribili, quei quattro bambini
stavano giocando a calcio. E ci sono anche altri quindici feriti, ma il
problema è che non si riesce nemmeno a tenere il conto delle vittime perchè
questi attacchi avvengono continuamente. Quello che accede in queste ultime ore
è però senza precedenti. Dalle otto di ieri sera è stato un bombardamento
ininterrotto, con gli elicotteri Apache
(dell'esercito israeliano)
che sorvolano la Striscia
in ogni momento del giorno. Solo nelle ultime 24 ore sono morte 23 persone
almeno, anche il furgoncino colpito ieri, con cinque miliziani di Hamas a
bordo, è stato centrato di fronte all'università di Al Aqsa dove insegno, a Khan Younis. Ma oltre ai
miliziani sono stati uccisi sei bambini e un neonato di sei mesi. Qualcuno deve
essere impazzito in Israele, non riesco a trovare altre risposte che non siano
quella cosa che si chiama la patologia del potere.. come altrimenti si può
chiamare l'uccisione deliberata di ragazzini che giocano a calcio in pieno
giorno?"
Conosce la dinamica
dell'attacco? Israele sostiene che miliziani avevano sparato dei razzi da
quella zona, anche se in realtà ciò
è improbabile visto che si tratta di un punto molto
lontano dal confine.
"Esatto. Ma il punto è che Israele non ha bisogno di
fornire giustificazioni sensate, questa è un'occupazione di tipo coloniale, e
pertanto è intrinsecamente violenta. Da questo punto di vista non è cambiato
nulla dal 1948 ad oggi. Israele trova ogni volta una buona scusa, ma come si può
paragonare un razzo Qassam artigianale alle testate nucleari di cui dispone? Lo
stesso potere militare di Hamas è ben poca cosa rispetto all'esercito
israeliano. Questa sproporzione può restare nascosta solo con la complicità
della comunità internazionale, che invece dovrebbe sostenere il diritto del
popolo palestinese alla resistenza. Questa ingiustizia si ripete anche fuori
dalla Striscia di Gaza. Ieri hanno ucciso due miliziani nel campo profughi di
Balata, vicino a Nablus. Sono mai stati sparati razzi dalla Cisgiordania? No,
sono solo scuse coperte dal silenzio delle Nazioni Unite, degli Usa e anche della
Lega Araba. Questi crimini continueranno finchè non ci sarà un vero boicotaggio
internazonale come quello che venne portato avanti contro
il Sudafrica. Quello che viviamo oggi è ciò che Edward Said definiva
accusare le vittime." (Continua)
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G8, Bolzaneto come Guantanamo
noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:51
Parti lese
Editoriale di Lorenzo Guadagnucci, Fonte Carta.org [26 Febbraio 2008]
Prendiamo il Corriere della Sera e la Repubblica. Entrambi riportano la notizia della requisitoria in corso a Genova sugli abusi compiuti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 nel luglio 2001. Il primo mette la notizia fra le brevi di pagina 21: otto righe [ho contato le parole, sono 34] con il titolo «Ecco le violenze di Bolzaneto». Il secondo sceglie ancora le brevi, a pagina 19, con sedici righe: «G8, a Bolzaneto un girone infernale». Un unico giornale italiano–il manifesto–ha ritenuto degna di prima pagina la notizia che un articolo uscito sulla Stampa [pagina 19] introduce così: «Botte, insulti, oscenità, minacce di sodomizzazione, prigionieri costretti ad abbaiare o a restare nella posizione della ballerina o del cigno, tenuti per ore in piedi con le mani alzate, ragazze denudate e fatte girare su se stesse tra commenti brutali di agenti presenti in infermeria, piercing strappati anche dalle parti intime: non è Guantanamo, ma la caserma del reparto Mobile di Bolzaneto…». Tutto questo in Italia non fa praticamente notizia, non scatena alcun dibattito politico, non suscita indignazione. Stiamo accettando silenziosamente la scomparsa di alcuni diritti fondamentali, e non saranno le [eventuali, la prescrizione incombe] sentenze del tribunale a salvarci dall’abisso nel quale siamo caduti nel 2001. Sento oggi che un famoso poliziotto, Achille Serra, sarà portato in parlamento. Nulla da obiettare. Ma se proprio vogliamo giocare con le candidature-simbolo, segnalo che al processo per Bolzaneto ci sono 205 parti lese, tutti semplici cittadini, e 45 imputati, tutti agenti delle forze dell’ordine. In bocca al lupo, onorevole Serra.
Insulti a un disabile, minacce di sodomia, botte e inni fascisti. I pm descrivono la caserma genovese come un luogo di torture fisiche e psicologiche. Protagonisti non solo i poliziotti ma anche i medici. Così la democrazia fu sospesa.di Alessandra Fava, Il Manifesto 26.02.08
Genova. Schiaffi, botte, minacce di sodomizzazione, piercing levati da parti intime nella sala infermeria davanti ad altre quattro persone che non c'entrano niente, teste sbattute nei gabinetti, inni a Mussolini e altri canti fascisti o spruzzate con gas urticante: ieri per quattro ore e mezza Bolzaneto e le sue torture sono tornate ad essere materia da non archiviare, anche se siamo a quasi sette anni dai fatti. Ieri il pm Vittorio Ranieri Miniati che ha condotto l'inchiesta con Paola Petruzziello, ha incentrato la seconda delle sei udienze previste per la requisitoria sull'attendibilità delle parti offese, oltre 200 persone di diverse nazionalità.
Come la memoria consegnata dai pm Miniati e Petruzziello all'inizio del processo rimarcava che fonti diverse, in nessun collegamento tra di loro, avevano dato versioni univoche su diversi episodi di violenza e sull'organizzazione della caserma, così ieri si è tornati a valutare l'attendibilità partendo proprio dalle testimonianze degli arrestati che a Bolzaneto avrebbero dovuto solo essere identificati. Il pm ha scelto di raccontare sommariamente quel che è avvenuto da venerdì a domenica a quindici arrestati, cinque per giorno, ricostruendo così un quadro completo delle violazioni dei diritti umani avvenute a Bolzaneto, a partire dalle vessazioni del «Comitato d'accoglienza» che nel piazzale appellava molte ragazze con frasi come «entro stasera vi facciamo tutte» o «bisogna fare come in Kosovo», e marchiava la gente come fossero bestie col pennarello (ricordo indelebile per quelli della Diaz).
Nelle celle c'è chi viene tenuto in punta di piedi, chi con le braccia alzate anche per varie ore e spesso picchiato con «manganelli, schiaffi, pugni, pugni guantati, calci, colpo sulla nuca per far sbattere la fronte contro il muro, tanto è vero che parecchi testimoni hanno ricordato di avere visto macchie di sangue sui muri della cella più o meno all'altezza delle teste», ha detto il pm. Intanto i «colleghi» cantavano filastrocche a Pinochet, Hitler o Mussolini augurandosi i forni per i reclusi. Una donna ricorda che per costringerla a firmare un modulo le fu mostrata la foto dei suoi figli con la minaccia che se non firmava non li avrebbe visti tanto presto.
Poi si passa all'infermeria dove agiva il medico Giacomo Toccafondi insieme ad Aldo Amenta, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, lesioni personali in concorso, minacce e omissione di referto. Il pm non ha risparmiato in aula nessun particolare e, a proposito dei «piercing giustamente rimossi ma in maniera brutale e con minacce, oppure davanti ad altre persone», ha ricordato «il caso della ragazza con il piercing vaginale, obbligata a rimuoverlo con le mestruazioni davanti a 4-5 persone» oppure uomini minacciati di sodomizzazione («carino il comunista, ce lo facciamo?»).
La carrellata dei «ricordi» ha reso la crudezza delle sequenze come in un film. B.M., arrestato il 20 luglio, che ricorda teste sbatttute contro il muro, saluto romano, ustioni con sigaretta e accendino. Un'altra le minacce mentre le forbici tagliavano ciocche di capelli. Sabato, lo spray urticante spruzzato sulla faccia degli arrestati e la «visita» in cella del medico Toccafondi munito di mascherina o un ragazzo che ricorda che il medico aveva un manganello e glielo avvicinò alla bocca dicendo «manganelli manganelli», facendo ridere tutti. Domenica un cittadino italiano si sente rispondere da un agente alla presenza del medico «stai zitto non sei un cittadino, ma una merda». Infine il pm ha rimarcato come tutte le testimonianze appaiano genuine, precise e dettagliate e di come ci siano anche numerosi riscontri esterni come i referti medici e le note scritte dal gip.
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Chi si vergogna di Bolzaneto?
noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:34
Ida
Dominijanni, Il Manifesto 26.02.08
“Nella caserma di
Bolzaneto, in quel di Genova 2001, dopo l'assassinio di Carlo Giuliani e
l'assalto alla scuola Diaz, questi furono i fatti, secondo la ricostruzione dei
pm al processo che si sta svolgendo in questi giorni. Lo sapevamo dalle
testimonianze, adesso lo sappiamo, come si dice in gergo, dalla raccolta degli
elementi probatori sottoposti a riscontri. Fu dunque tortura a tutti gli
effetti, con tutto il carico di sadismo, sessismo, pornografia di cui la
tortura è fatta. Conviene non volgere lo sguardo e leggere attentamente questa
macabra descrizione: non solo a Abu Ghraib, non solo a Guantanamo, non solo
nelle carceri dove «spariscono» le vittime delle «rendition» americane, la
tortura è tornata ad essere uno strumento ordinario dello stato d'eccezione
permanente in cui viviamo.” " il film di Genova appare una sinistra anticipazione su scala locale
di quello che pochi mesi dopo, con l'11 settembre e la guerra al terrorismo, si
sarebbe scatenato su scala globale. Una prova generale, come del resto a molti
fu chiaro fin da subito."
In piedi per ore, nudi e con le mani alzate, o a fare il
cigno o a piroettare come ballerine o ad abbaiare come cani per essere meglio
derisi e insultati dalla polizia, dai carabinieri, dai medici. Intimidazioni
politiche e intimidazioni sessuali, schiaffi, colpi alla nuca. Un salame usato
come manganello, o agitato per meglio rendere le minacce di sodomizzazione.
Gentili epiteti come «troia» e «puttana» alle ragazze, «nano di merda», «nano
pedofilo», «nano da circo» a un disabile, costretto per sovrappiù a farsela
addosso dal sadico rifiuto di accompagnarlo in bagno. Una mano divaricata e
spezzata. Nuche prese a schiaffi e a colpi secchi. Piercing strappati, anche
dalle parti intime. Promesse di morte, al grido di «Ne abbiamo ammazzato uno,
dovevamo ammazzarne cento». (Continua)
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Marocco, aumentano le retate contro i migranti
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:52
Si intensifica l'espulsione di rifugiati, resta dura la situazione dei
profughi al confine con l'Algeria. Non più arresti di
massa, ma controlli orientati verso gruppi di persone: il criterio principale è
il colore della pelle
scritto per Peacereporter da Giovanni
Vegezzi
Continua ad essere difficile la situazione dei migranti dell'Africa subsahariana che vivono in Marocco. A metà gennaio si sono verificate una serie di retate della polizia marocchina alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del Mediterraneo.
Sponda nord e sponda sud. La conferenza, prevista nel
contesto del dialogo 5+5 fra paesi della sponda nord e sud, doveva proprio affrontare
il tema dell'immigrazione. Ma intanto il governo marocchino aveva già deciso di
procedere a modo suo.Le retate, che sono riprese con maggiore intensità fra
fine gennaio e inizio febbraio, hanno richiesto in molte occasioni l'intervento
dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Le
associazioni per i diritti umani riferiscono di svariati episodi di violazioni.
A fine gennaio una serie di operazioni a Rabat e a Casablanca hanno portato
all'arresto di una ventina di persone. Fra di loro molte con diritto di asilo,
che sono state liberate solo grazie all'intervento di rappresentanti delle
Nazioni Unite. Anche nelle operazioni del 5 e 6 di febbraio, sempre nella
capitale Rabat, sono state arrestate 87 persone, di cui 17 rifugiati. L'Alto
Commissariato è stato avvisato solo dopo l'intervento dell'Arcom (l'Associazione dei Rifugiati e
dei Richiedenti Asilo in Marocco). Risulta comunque che 5 richiedenti asilo
siano stati rimpatriati.
Deportazioni di massa. Secondo il quotidiano in lingua
araba Almassae di mercoledì 6
febbraio "le forze di sicurezza stanno portando avanti una grande
campagna contro i migranti africani infiltrati in territorio marocchino nel
contesto dell'aggravamento dei problemi sociali e dall'aumento di denunce di
cittadini contro i gruppi di criminalità organizzata provenienti dall'Africa
subsahariana". Sempre secondo Almassae "la lotta del Marocco contro i
migranti africani ha superato la fase delle campagne organizzate periodicamente
e ha preso un ritmo giornaliero visto l'aumento del numero di migranti
subsahariani presenti nel paese". Queste nuove retate si distinguono dalle
precedenti per i metodi impiegati dalla polizia marocchina: sono infatti
poliziotti in borghese che realizzano le operazioni. Inoltre non si tratta più
di arresti di massa, ma di controlli orientati verso gruppi di persone,
effettuati nei quartieri dove i migranti risiedono, il cui criterio principale
è il colore della pelle. Dopo i controlli i fermati sono portati in
commissariato dove la polizia fa una selezione: chi ha i documenti o un
certificato per la richiesta di asilo viene generalmente liberato, ma non senza
alcune difficoltà.
Bloccati al confine. Chi invece rimane in stato di
fermo viene chiuso in stanze dove non ci sono telefoni nè copertura per
cellulari, di modo che non possa comunicare con l'esterno. Infine viene spedito
verso Oujda, città di frontiera fra Marocco e Algeria. La situazione nella
città è da tempo drammatica. Come era già successo a dicembre 2006 Oujda è
giunta alla saturazione: le associazioni e i volontari presenti non sono in
grado di far fronte agli arrivi di massa con la distribuzione di cibo e
coperte. I problemi sono aggravati dalle condizioni climatiche: in questa
stagione la notte ad Oujda fa registrare temperature prossime allo zero, mentre
i migranti che vengono scaricati in città uno dopo l'altro sono spesso
costretti a dormire all'aperto senza alcuna protezione. Le associazioni parlano
di più di 300 persone attualmente in queste condizioni. Se il governo di Rabat
continua con la linea dura, la situazione non può che peggiorare.
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