Raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia

Alla luce del sole. Continuano i raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia di Naoki Tomasini, fonte Peacereporter
Il professor Abu Ala insegna all’università al Aqsa di Gaza. E’ un docente laico che non sostiene Hamas. Quando lo abbiamo contattato aveva appena appreso della morte dei quattro ragazzini che giocavano a calcio sulla spiaggia a Jabaliya.

bambini morti dopo il raid israeliano a Gaza“Oggi le notizie sono terribili, quei quattro bambini stavano giocando a calcio. E ci sono anche altri quindici feriti, ma il problema è che non si riesce nemmeno a tenere il conto delle vittime perchè questi attacchi avvengono continuamente. Quello che accede in queste ultime ore è però senza precedenti. Dalle otto di ieri sera è stato un bombardamento ininterrotto, con gli elicotteri Apache (dell’esercito israeliano) che sorvolano la Striscia in ogni momento del giorno.

Solo nelle ultime 24 ore sono morte 23 persone almeno, anche il furgoncino colpito ieri, con cinque miliziani di Hamas a bordo, è stato centrato di fronte all’università di Al Aqsa dove insegno, a Khan Younis. Ma oltre ai miliziani sono stati uccisi sei bambini e un neonato di sei mesi. Qualcuno deve essere impazzito in Israele, non riesco a trovare altre risposte che non siano quella cosa che si chiama la patologia del potere.. come altrimenti si può chiamare l’uccisione deliberata di ragazzini che giocano a calcio in pieno giorno?”

Conosce la dinamica dell’attacco? Israele sostiene che miliziani avevano sparato dei razzi da quella zona, anche se in realtà ciò è improbabile visto che si tratta di un punto molto lontano dal confine.
“Esatto. Ma il punto è che Israele non ha bisogno di fornire giustificazioni sensate, questa è un’occupazione di tipo coloniale, e pertanto è intrinsecamente violenta. Da questo punto di vista non è cambiato nulla dal 1948 ad oggi. Israele trova ogni volta una buona scusa, ma come si può paragonare un razzo Qassam artigianale alle testate nucleari di cui dispone? Lo stesso potere militare di Hamas è ben poca cosa rispetto all’esercito israeliano. Questa sproporzione può restare nascosta solo con la complicità della comunità internazionale, che invece dovrebbe sostenere il diritto del popolo palestinese alla resistenza. Questa ingiustizia si ripete anche fuori dalla Striscia di Gaza. Ieri hanno ucciso due miliziani nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus. Sono mai stati sparati razzi dalla Cisgiordania? No, sono solo scuse coperte dal silenzio delle Nazioni Unite, degli Usa e anche della Lega Araba. Questi crimini continueranno finchè non ci sarà un vero boicotaggio internazonale come quello che venne portato avanti contro il Sudafrica. Quello che viviamo oggi è ciò che Edward Said definiva accusare le vittime.”

GazaUltimamente l’Europa e le Nazioni Unite hanno iniziato a sostenere che l’isolamento di Hamas è una strategia che non paga, pensa che possa essere un segnale di cambiamento?
“Innanzitutto dall’inizio del processo di pace di Annapolis gli omicidi sono aumentati, oltre 200 persone sono morte dallo scorso novembre. Per quanto riguarda l’Europa, quella cui si riferisce
è la posizione del Parlamento europeo, non dell’Unione, che non può permettersi di prendere una posizione indipendente rispetto agli Stati Uniti. Certo, tutto il mondo sta cominciando a capire che i palestinesi stanno soffrendo, ma quello che manca è la consapevolezza di dover fare qualcosa. Le aperture dell’Europa sono dunque solo vuota retorica, diretta all’interno della comunità europea per i loro cittadini. Anche le Nazioni Unite e i paesi arabi non hanno fatto nulla di concreto finora, su nessuna delle questioni chiave del conflitto. L’unica speranza per noi passa attraverso le organizzazioni della società civile.

Non ci aspettiamo nulla di buono nemmeno dalle autorità egiziane. Quello che vogliamo sono carburante ed
ele
ttricità, non che l’Unione Europea inizi a pensare a levare l’embargo. Ne abbiamo bisogno adesso. La gente muore di freddo negli ospedali per la mancanza di combustibile e quelli parlano di rimuovere l’assedio, forse, il mese prossimo.”

Poniamo dunque che, come sostiene lei, Israele attaccherebbe Gaza anche se non venisse sparato nemmeno un razzo. Di fatto però nelle ultime ore ne sono stati sparati più di 40. Non crede che questa logica di escalation sia promossa anche da Abu Mazen, che recentemente si è rivolto ad Hamas dicendo: “smettete di lanciare razzi e non verrete attaccati”?

“Se non fosse una tragedia sarebbe una barzelletta.
Un mio amico mi ha fatto notare che Mazen ha usato le stesse parole usate dal portavoce dell’esercito israeliano. Il governo di Ramallah
è illegittimo ed è anche peggiore di quello dei Bantustan in Sudafrica (enclavi
per gente di colore in Sudafrica in regime di apartheid, ndr). Non ha fatto assolutamente nulla per la fine
dell’assedio di Gaza e ha sparato sulla sua gente. Tutto quel che ha fatto il governo di Ramallah è sostenere lo status quo, che permette di sopravvivere al suo gruppo, che non è tanto Fatah, ma la classe borghese creata dopo il processo di Oslo del 1993. Queste persone hanno silurato qualsiasi ipotesi di riforma e hanno visto minacciati i loro interessi dalla vittoria elettorale di Hamas nel 2006. Attenzione però a confondere il governo di Ramallah con Fatah, l’unico di Fatah in quell’esecutivo è Abu Mazen, nemmeno il premier Fayyad ne fa parte. Quando penso che le trattative di pace si svologono tra Ramallah e Tel Aviv penso a Nelson Mandela, che per sostenere il suo popolo ha passato 27 anni in carcere ed accett� di uscire solo dopo la liberazione dell’ultimo prigioniero politico. Qui la situazione è opposta: prima di Annapolis in Cisgiordania c’erano 450 check point, oggi, dopo otto incontri ce ne sono oltre 600. Abu Mazen non ne ha fatto rimuovere nemmeno uno, e il suo sostegno anche in Cisgiordania ormai è quasi nullo. E’ sostenuto solo da quanti sono stati messi a lavorare nell’industria dei colloqui di pace e dai dipendenti statali, che non vogliono perdere gli stipendi.

C’è un’altra dichiarazione che Abu Mazen ha fatto ripetendo parole del governo israeliano: cioè che miliziani di Al Qaeda e razzi sofisticati sarebbero entrati nella Striscia approfittando della breccia di Rafah di gennaio.
“Questa è semplicemente propaganda orchestrata da Israele e Mazen per creare un clima anti-Hamas. Si vuole creare un sentimento popolare contro Hamas, nella speranza che la popolazione si ribelli. Ma questo non è mai successo. Quanto alle armi sinceramente non lo so, non mi risulta che ci siano altro che razzi artigianali a Gaza e non ho mai sentito parlare di miliziani di Al Qaeda nella Striscia. Questi annunci servono a creare la paura nella popolazione israeliana, per giustificare la violenza genocida degli attacchi con un’ipotetica minaccia che graverebbe su Israele. Le dichiarazioni Abu Mazen non fanno altro che aggiungere credito a queste falsità. Se poi davvero Al Qaeda fosse entrata a Gaza, ciò significherebbe che ha delle basi in Egitto, bisognerebbe allora prendersela prima di tutto con il Cairo. Il punto è che la Striscia di Gaza è piccola, se ci fossero qaedisti li vedremmo. Qui non c’è quel tipo di estremismo.

Si aspetta una grossa operazione militare o una invasione a Gaza nei prossimi giorni?
“Sì, e sta succedendo adesso. Israele non vuole occupare la Striscia, questa è un modo di controllare, parecchio a basso costo per loro: controllano i confini senza doversi scontrare faccia a faccia con le milizie. Per loro la cosa migliore è sparare da fuori e continuare con gli omicidi mirati.

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