Calcio Brasil. No ai gay

Sentenza-choc – Un
giudice brasiliano ha stabilito che gli omosessuali non devono giocare nel
calcio professionistico, bensì fondare una federazione parallela.

Richarlyson Barbosa FelisbinoLa sentenza del giudice di San Paolo, Manoel Maximiano Junqueira, ha scatenato
polemiche e fatto scattare una querela, per "omofobia", contro il
magistrato.Gioco maschio – Junqueira ha archiviato d'ufficio la denuncia di discriminazione
presentata dal centrocampista del São Paulo, Richarlyson Barbosa Felisbino. In un programma tv un dirigente
dell'altra squadra di spicco di San Paolo, il Palmeiras, aveva sostenuto che
Richarlyson fosse gay. Nelle quattro pagine della sentenza il giudice spiega
che "il calcio è un gioco virile, da macho, non per omosessuali". (…) 

fonte: www.skylife.it

Richarlyson, un gol
all'omofobia

di Matteo Patrono – Il Manifesto

Il calciatore del San Paolo va in tv e attacca il grande
tabù del calcio. «Non sono gay ma se anche lo fossi non sarebbe un problema. Conta
solo giocar bene»

«Quella sentenza manca di rispetto non
solo a me ma a tutto il Brasile. Mio padre quando giocava è stato discriminato
per il colore della pelle, per lui non cambierebbe niente se io fossi gay. Ma
non lo sono e voglio essere giudicato solo per quello che faccio sul campo di
gioco non per le invenzioni di qualcuno»

«Per i brasiliani – scrive il magistrato in
quattro paginette allucinanti – è impossibile pensare che fuoriclasse del
passato come Pelè fossero gay. Se un omosessuale vuole giocare a pallone, può
farlo ma solo con i suoi simili, mettendo in piedi un'altra Federazione. Ognuno
deve stare al suo posto, ogni scimmia sul suo ramo, ogni gallo nel suo
pollaio».

Non è un coming out va bene, ma trovare un calciatore che
parli pubblicamente dell'omosessualità nel calcio è comunque merce rara. In
Inghilterra l'ha fatto qualche mese fa il portiere del Portsmouth, David James,
ex numero uno della nazionale inglese, intervenendo nel blog sportivo del
Guardian e invitando colleghi e compagni a uscire allo scoperto senza paura per
sfatare il tabù più bigotto del football. James ha sfilato per Armani, dipinge
quadri, ha impegnato la
Premier League in progetti ambientalisti ma non è gay.

Come non lo è Richarlyson Barbosa Felisbino, ala brasiliana
del San Paolo che domenica ha rilasciato un'intervista a uno dei programmi più
popolari di Tv Globo, Fantastico, prendendo di petto le voci e le polemiche che
da settimane circondano il suo nome. «Non sono omosessuale – ha spiegato il
giocatore – ma se lo fossi lo direi, non sarebbe un problema né per me né per
la mia famiglia. Le persone possono e devono vivere in modo da essere felici,
anche i calciatori». Venticinque anni, studente universitario nonché
centrocampista di razza e temperamento col vizietto del gol (già 6 quest'anno
nel Brasilerao), Richarlyson si è presentato al pubblico per chiarire una
storia che lo vede protagonista, suo malgrado, dalla fine di giugno.

Tutto parte da un articoletto del quotidiano Agora che
all'inizio dell'estate fa sapere di un giocatore di primo piano del campionato
brasiliano pronto a svelare la propria omosessualità di fronte ai microfoni
(quelli, appunto, di Fantastico). Uno scoop mondiale, considerato che il solo
precedente è quello dell'inglese Justin Fashanu, primo e unico calciatore gay
dichiarato, suicidatosi nel '98 perché accusato di aver fatto sesso con un
minorenne negli Stati uniti.

Il giorno dopo, durante un altro show televisivo (Debate
Bola), il giornalista Milton Neves chiede al manager del Palmeiras, José
Cyrillo Junior, se la annunciata confessione riguardi qualcuno della sua
squadra. «No per carità – è la risposta del dirigente – ma Richarlyson
l'avevamo quasi preso, il San paolo ce l'ha soffiato». Il maldestro outing di
Cyrillo scatena la bufera in una città che poche settimane prima, per il Gay
Pride, ha portato in strada due milioni e mezzo di persone ma che è divisa
dalla rivalità storica tra le due squadre locali.

Richarlyson nega tutto, la mamma assicura che il suo
ragazzo «non ha di questi problemi», il padre Lela (ex giocatore del Coritiba)
accusa il Palmeiras di giocare sporco. Su Youtube comincia a circolare un video
nel quale il numero 23 del San Paolo festeggia un gol danzando e sculettando
con i compagni. Richarlyson mette allora la faccenda nelle mani del suo
avvocato che denuncia Cyrillo per calunnia e discriminazione sessuale.

Complice il successo del Brasile in Coppa America, la
storia finisce momentaneamente nell'ombra. Poi riesplode improvvisa all'inizio
di agosto quando un giudice di San Paolo, Manoel Maximiliano Junqueia Filho,
archivia il caso d'ufficio annunciando che il calcio è un gioco macho e virile,
mica roba per finocchi.

«Per i brasiliani – scrive il magistrato in quattro
paginette allucinanti – è impossibile pensare che fuoriclasse del passato come
Pelè fossero gay. Se un omosessuale vuole giocare a pallone, può farlo ma solo
con i suoi simili, mettendo in piedi un'altra Federazione. Ognuno deve stare al
suo posto, ogni scimmia sul suo ramo, ogni gallo nel suo pollaio».

A quel punto la questione esce dal rettangolo di gioco
definitivamente. L'avvocato di Richarlyson denuncia il giudice al Consiglio
nazionale di giustizia per omofobia. Intervengono tutte le associazioni omo e
lesbo del paese. Raul Plassman, segretario dello sport del comune di Curitiba,
ex portiere di Cruzeiro e Flamengo negli anni '80, soprannominato Wanderléia
dai suoi stessi tifosi, bacchetta duramente il giudice omofobico: «E' folle
pensare che non si possa giocare tra i professionisti per colpa dei propri
orientamenti sessuali».

Richarlyson resta a lungo in silenzio, continua a giocare
come niente fosse, si prende qualche cartellino giallo più del solito e alla
fine decide di parlare. Prima lo fa alla radio Jovem Pan. «Le persone
dovrebbero farsi gli affari loro ma io sono tranquillo e determinato. E' ora di
dire basta ai pregiudizi sull'omosessualità, andremo fino in fondo a questa
storia affinché altri non debbano soffrire quello che è capitato a me».

Poi domenica, camicetta viola e viso serioso, va in tv a
cantarle al giudice in prima serata. «Quella sentenza manca di rispetto non
solo a me ma a tutto il Brasile. Mio padre quando giocava è stato discriminato
per il colore della pelle, per lui non cambierebbe niente se io fossi gay. Ma
non lo sono e voglio essere giudicato solo per quello che faccio sul campo di
gioco non per le invenzioni di qualcuno». Del giudice Junqueira non si hanno
notizie: pare stia scrivendo la sua memoria difensiva, qualcuno gli ha già
consigliato di chiedere asilo a Treviso.

 

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Calcio Brasil. No ai gay

Sentenza-choc – Un
giudice brasiliano ha stabilito che gli omosessuali non devono giocare nel
calcio professionistico, bensì fondare una federazione parallela.

Richarlyson Barbosa FelisbinoLa sentenza del giudice di San Paolo, Manoel Maximiano Junqueira, ha scatenato
polemiche e fatto scattare una querela, per "omofobia", contro il
magistrato.Gioco maschio – Junqueira ha archiviato d'ufficio la denuncia di discriminazione
presentata dal centrocampista del São Paulo, Richarlyson Barbosa Felisbino. In un programma tv un dirigente
dell'altra squadra di spicco di San Paolo, il Palmeiras, aveva sostenuto che
Richarlyson fosse gay. Nelle quattro pagine della sentenza il giudice spiega
che "il calcio è un gioco virile, da macho, non per omosessuali". (…) 

fonte: www.skylife.it

Richarlyson, un gol
all'omofobia

di Matteo Patrono – Il Manifesto

Il calciatore del San Paolo va in tv e attacca il grande
tabù del calcio. «Non sono gay ma se anche lo fossi non sarebbe un problema. Conta
solo giocar bene»

«Quella sentenza manca di rispetto non
solo a me ma a tutto il Brasile. Mio padre quando giocava è stato discriminato
per il colore della pelle, per lui non cambierebbe niente se io fossi gay. Ma
non lo sono e voglio essere giudicato solo per quello che faccio sul campo di
gioco non per le invenzioni di qualcuno»

«Per i brasiliani – scrive il magistrato in
quattro paginette allucinanti – è impossibile pensare che fuoriclasse del
passato come Pelè fossero gay. Se un omosessuale vuole giocare a pallone, può
farlo ma solo con i suoi simili, mettendo in piedi un'altra Federazione. Ognuno
deve stare al suo posto, ogni scimmia sul suo ramo, ogni gallo nel suo
pollaio».
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