"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Favelas contro città

noracismnews | 10 Novembre, 2007 16:39

Nel precedente articolo postato su questo blog “La guerra contro gli ultimi”, Marco Revelli interviene sulla questione Rom/migranti/sicurezza  offrendoci un’ analisi socio-economica interessantissima sugli scenari della nuova Europa.
Dall’ altro lato dell’ Atlantico e più precisamente in Brasile, Leonardo Boff, teologo ed intellettuale di grandissimo spessore, rifacendosi ad un libro dell’ americano Mike Davis, ci invita ad una riflessione sulla crescente “favelizzazione” dello scenario globale, individuando nello scontro tra la “città organizzata” e “l’ infinità delle favelas del mondo” la vera prossima futura “guerra di civiltà”.
Personalmente trovo molti punti di incontro tra le due analisi.
La drammatica ed agghiacciante “guerra carioca” che, nel disinteresse pressoché totale dei nostri media, conta quotidianamente una media di morti più alta che in Afghanistan è una realtà certamente ben lontana dalla nostra, ma rischia nel tempo di assomigliarle sempre di più…

Favelas contro città: sarà questa la vera «guerra di civiltà»
di Leonardo Boff

Reduction of age of majority by Carlos LatuffL'espressione «scontro di civiltà» come format per le future guerre dell'umanità, è stata coniata dallo stratega fallito della guerra del Vietnam Samuel P. Huntington.
Per Mike Davis, uno dei più creativi cervelli Usa su temi attuali come «gli olocausti coloniali» o «la minaccia globale della febbre aviaria», la vera guerra di civiltà sarà fra la città organizzata e l'infinità di favelas del mondo.
Il suo recente libro Il pianeta degli slum presenta un'indagine minuziosa sulla favelizzazione che si sta rapidamente accelerando ovunque. L'umanità si è sempre organizzata in modo tale che i gruppi forti si appropriassero della terra e delle sue risorse, escludendo gran parte della popolazione.

Con l'avvento del neo-liberismo, a partire dal 1980 questo processo ha avuto mano libera: c'è stata la privatizzazione di quasi tutto, un'accumulazione in poche mani di beni e servizi così grande da destabilizzare socialmente i paesi periferici e da gettare miliomi e milioni di persone nel mondo dell'informalità. Per il sistema loro sono «olio bruciato», «zero economici», «massa superflua» che non merita neppure di entrare nell'esercito di riserva del capitale.

Violence routine in Rio 8 by Carlos LatuffQuesta esclusione si esprime attraverso la favelizzazione che si sta verificando nel pianeta alla velocità di 25 milioni di persone l'anno. Secondo Davis, il 78.2% della popolazione dei paesi poveri è costituita da favelados. Dati delle Cia del 2002 davano lo spaventoso numero di un miliardo di persone disoccupate o sottoccupate nelle favelas.

Insieme alla favela viene tutta una sequela di perversità al seguito, quali l'esercito di migliaia di bambini sfruttati e schiavizzati, come a Varanasi (in India) nella fabbricazione dei tappeti; le «industrie dei reni» e di altri organi commerciabili a Madras o al Cairo e altre forme inimmaginabili di degradazione nelle quali le persone «vivono letteralmente nella merda».

Un elicottero della polizia sorvola la favela All'impero Usa non sono sfuggiti gli effetti geo-politici di un pianeta degli slums. Hanno paura di una «urbanizzazione della rivolta» e che i favelados comincino a unirsi per dare battaglia politica. Hanno creato un apparato chiamato Mout, che sta per Military operations on urbanized terrain, con l'obiettivo di addestrare i soldati alle lotte nelle viuzze labirintiche, nelle fogne, nelle baraccopoli di qualsiasi parte del mondo in cui gli interessi imperiali siano minacciati.

Sarà una lotta fra la città organizzata e impaurita, e la favela infuriata. Uno degli strateghi di questa guerra ha detto a Davis: «Le città impazzite e feroci del Terzo mondo, soprattutto i loro dintorni fatti di slums, saranno il campo di battaglia che contraddistinguerà il secolo XXI: la dottrina del Pentagono si sta riconfigurando su questa linea per combattere una guerra mondiale di bassa intensità e di durata illimitata contro i segmenti criminali della povertà urbana. Questo è il vero scontro di civiltà».

Sarà che i metodi usati di recente a Rio de Janiero, con la militarizzazione della lotta ai trafficanti nelle favelas, con vere e proprie esecuzioni, non obbedisce già a questa strategia ispirata dall'impero? Il Brasile è fra i paesi più favelizzati del mondo, l'effetto perverso provocato da coloro che hanno sempre rifiutato la riforma agraria e l'inclusione sociale delle grandi maggioranze.

Fino a quando non si faranno i cambiamenti necessari all'inclusione, la paura e il rischio reale di una guerra senza fine continueranno.

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