Reggio Emilia – Lo sfruttamento della manodopera migrante

Protesta pubblica dell’Associazione Città Migrante

città migranteDurante la mattinata di lunedì 25 febbraio l’Associazione Città Migrante ha indetto un presidio con conferenza stampa per reclamare il diritto al corrispettivo per prestazioni lavorative efettuate all’interno di cantieri edili. Striscioni, megafono e volantini di denuncia per chiedere il pagamento di mesi di lavoro come manovali edili nei cantieri. Lo slogan della giornata: chi è l’irregolare, lo sfruttato o lo sfruttatore?
L’Associazione Città Migrante, insieme ad una cinquantina di operai ha messo in atto una protesta pubblica per denunciare un fenomeno sempre più diffuso nella provincia di Reggio Emilia, quello dei manovali edili, impiegati per alcuni mesi e poi lasciati a casa senza avere ricevuto lo stipendio che era stato loro promesso. Il fenomeno riguarda lavoratori migranti impiegati principalmente nel settore dell’edilizia che lavorano nei cantieri e che poi, quando chiedono il compenso pattuito, si sentono dire che non ci sono soldi. Se poi si tratta di persone non in regola con il soggiorno per i datori di lavoro è molto facile non rispondere nemmeno, perchè sanno che queste non hanno tutele. Anche la Direzione Provinciale del Lavoro di Reggio Emilia ha dichiarato che gli irregolari non possono far valere i loro diritti perchè per il tentativo di conciliazione viene loro richiesto il permesso di soggiorno e il codice fiscale, nonostante nell’ordinamento italiano esistono delle norme che possono essere applicate anche ai cosiddetti“clandestini”. Queste risalgono al Codice Civile del 1942, in particolare, gli artt n. 2126 e n. 2116, che costituiscono la base giuridica per garantire al lavoratore, anche se clandestino, come a tutti i lavoratori impiegati irregolarmente sul territorio italiano, il diritto di recuperare le differenze fra quanto avuto dal datore di lavoro e quanto sarebbe dovuto in applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali.

La protesta, nello specifico, riguardava la ditta Ital Edil che non ha pagato ancora, a distanza di più di un anno alcuni lavoratori migranti che hanno prestato servizio come manovali edili.

Sono 7 gli ex dipendenti della Ital Edil che, tramite l’avvvocato Vainer Burani, hanno fatto causa alla ditta che li avrebbe assunti e poi non avrebbe pagato loro tutti gli stipendi dovuti. “In tutti i casi di cui mi sto occupando -afferma il legale- l’azienda si è comportata nello stesso modo. Dopo avere assunto il personale lo faceva lavorare in cantieri sparsi un pò in tutta l’Italia del Nord. Degli stipendi però non arrivavano che conti parziali, o in alcuni casi, addirittura nulla. Così dopo cinque o sei mesi di lavoro questi artigiani esasperati dal fatto di non ricevere la somma che spettava loro si trovavano costretti a lasciare l’azienda e andare a lavorare altrove per
potersi mantenere.”

Il presidio si è svolto davanti alla sede di Technological Building 7, poiché i lavoratori hanno riferito che tutto il personale che prima si trovava nella sede di Ital Edil si trova ora negli uffici di questa ditta. Una delegazione di lavoratori è riuscita ad incontrare Marco Pozza, direttore tecnico dell’azienda, che si difendeva dalle accuse di questi affermando che le persone non vengono pagate a causa degli insoluti delle ditte appaltatrici.
Il dato di fatto rimane comunque che questi lavoratori, a più di un anno di distanza dalle prestazioni effettuate nei cantieri, non hanno ancora ricevuto i compensi dovuti.

Leggi il comunicato stampa dell’Ass. Città Migrante
Ascolta l’intervento di Federica, Ass. Città Migrante
Ascolta l’ntervista a Fatih, lavoratore coinvolto nella vicenda

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