Marocco, aumentano le retate contro i migranti

Si intensifica l’espulsione di rifugiati, resta dura la situazione dei profughi al confine con l’Algeria. Non più arresti di massa, ma controlli orientati verso gruppi di persone: il criterio principale è il colore della pelle
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Peacereporter da Giovanni Vegezzi

Continua ad essere difficile la situazione dei migranti dell’Africa subsahariana che vivono in Marocco. A metà gennaio si sono verificate una serie di retate della polizia marocchina alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del Mediterraneo.

Sponda nord e sponda sud. La conferenza, prevista nel contesto del dialogo 5+5 fra paesi della sponda nord e sud, doveva proprio affrontare il tema dell’immigrazione. Ma intanto il governo marocchino aveva già deciso di procedere a modo suo.Le retate, che sono riprese con maggiore intensità fra fine gennaio e inizio febbraio, hanno richiesto in molte occasioni l’intervento dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Le associazioni per i diritti umani riferiscono di svariati episodi di violazioni. A fine gennaio una serie di operazioni a Rabat e a Casablanca hanno portato all’arresto di una ventina di persone. Fra di loro molte con diritto di asilo, che sono state liberate solo grazie all’intervento di rappresentanti delle Nazioni Unite. Anche nelle operazioni del 5 e 6 di febbraio, sempre nella capitale Rabat, sono state arrestate 87 persone, di cui 17 rifugiati. L’Alto Commissariato è stato avvisato solo dopo l’intervento dell’Arcom (l’Associazione dei Rifugiati e dei Richiedenti Asilo in Marocco). Risulta comunque che 5 richiedenti asilo siano stati rimpatriati.


Deportazioni di massa.Secondo il quotidiano in lingua araba Almassae di mercoledì 6 febbraio “le forze di sicurezza  stanno portando avanti una grande campagna contro i migranti africani infiltrati in territorio marocchino nel contesto dell’aggravamento dei problemi sociali e dall’aumento di denunce di cittadini contro i gruppi di criminalità organizzata provenienti dall’Africa subsahariana”. Sempre secondo Almassae “la lotta del Marocco contro i migranti africani ha superato la fase delle campagne organizzate periodicamente e ha preso un ritmo giornaliero visto l’aumento del numero di migranti subsahariani presenti nel paese”. Queste nuove retate si distinguono dalle precedenti per i metodi impiegati dalla polizia marocchina: sono infatti poliziotti in borghese che realizzano le operazioni. Inoltre non si tratta più di arresti di massa, ma di controlli orientati verso gruppi di persone, effettuati nei quartieri dove i migranti risiedono, il cui criterio principale è il colore della pelle. Dopo i controlli i fermati sono portati in commissariato dove la polizia fa una selezione: chi ha i documenti o un certificato per la richiesta di asilo viene generalmente liberato, ma non senza alcune difficoltà.

Bloccati al confine. Chi invece rimane in stato di fermo viene chiuso in stanze dove non ci sono telefoni nè copertura per cellulari, di modo che non possa comunicare con l’esterno. Infine viene spedito verso Oujda, città di frontiera fra Marocco e Algeria. La situazione nella città è da tempo drammatica. Come era già successo a dicembre 2006 Oujda è giunta alla saturazione: le associazioni e i volontari presenti non sono in grado di far fronte agli arrivi di massa con la distribuzione di cibo e coperte. I problemi sono aggravati dalle condizioni climatiche: in questa stagione la notte ad Oujda fa registrare temperature prossime allo zero, mentre i migranti che vengono scaricati in città uno dopo l’altro sono spesso costretti a dormire all’aperto senza alcuna protezione. Le associazioni parlano di più di 300 persone attualmente in queste condizioni. Se il governo di Rabat continua con la linea dura, la situazione non può che peggiorare.

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