Padova, la “guerra preventiva” ai migranti

Padova – Le nuove norme di Bitonci
e la "guerra preventiva" ai migranti

Fonte
Meltingpot   [13 febbraio 2007]

achtung banditen by MgowLo aveva annunciato nelle scorse settimane Massimo
Bitonci, ed in questi giorni, le nuove disposizioni che vanno a modificare
l’ormai tristemente famosa ordinanza "anti-sbandati" diventano
operative.
Il Sindaco di Cittadella, versione perbenista dello sceriffo
trevigiano Gentilini, ha scelto di giocare sulla pelle dei migranti la partita
che lo vede impegnato nella conquista del ruolo di "paladino della
legalità".
Certo sì, perchè dietro alla campagna per il controllo e la
legalità, farcita di spinte pseudo autonomiste, che i sindaci della Lega Nord
stanno promuovendo nei territori del Nord Est e non solo, si nasconde la
rincorsa a quella Roma tanto "ladrona" da essere comunque una
attrazione irresistibile anche per chi ha giocato tutta la credibilità
dell’azione politica sul suo rifiuto. Per nascondere questa ambigua
contraddizione, quella dei secessionisti che rincorrono un posto al governo
centrale, il localismo, l’autonomia, sono allora conditi di razzismo e lotta
alle diversità, così da costruire l’immagine distorta di un Veneto a volte
"distratto" e troppo impegnato a rincorrere l’uscita dalla crisi del
suo modello produttivo. Bitonci, con le ultime disposizioni, interviene su
alcuni aspetti della vecchia
ordinanza
, che riguardava la possibiltà per gli stranieri di iscriversi
alle liste anagrafiche comunali, intensificando e inasprendo alcuni aspetti
della stessa. L’ordinaza dell’autunno scorso imponeva criteri restrittivi a
quanti, cittadini dell’Unione Europea, avessero voluto iscrivere la loro
residenza presso l’Ufficio Anagrafe
.

Gli aspetti toccati erano
moletplici:

una soglia minima di
reddito, prevista anche nel Decreto Legislativo 30 nonostante la Direttiva europea in
materia non fissasse in maniera tassativa i criteri ed in ogni caso ne
escludesse l’applicabilità
sistematica;

la verifica dell’idoneità
dell’alloggio nel quale eleggere la residenza, nonostante alcune note circolari del Ministero
dell’Interno
precisassero la possibilità ed il dovere di conferirla anche
in condizioni abitative precarie, come per esempio una baracca, una fabbrica
dismessa, una roulotte;

• la verifica della
pericolosità sociale del richiedente, nonostante sempre secondo la normativa,
l’elezione di residenza sia ritenuta legittima anche nella cella di un carcere.
Ricordiamo a tal proposito che l’iscrizione angrafica ha un semplice valore
ricognitivo di una situazione esistente e solo in seconda battuta, e questo è
il terreno su cui è intervenuto Bitonci, è utilizzata in relazione alla
condizione dello straniero.

Più in generale, l’Ordinanza del Sindaco di Cittadella ha
la peculiarità di entrare in un campo fuori dalle sue competenze, nonostante le
ripetute dichiarazioni del cosiddeto "partito dei sindaci" continuino
a sostenere il contrario.
Il
Sindaco, in materia di iscrizione anagrafica, non agisce propriamente come capo
dell’amministrazione locale bensì come ufficiale del Governo.
Inoltre, e questo è il punto più
interessante, i provvedimenti di questo tipo possono essere motivati solo sulla
base di condizioni uregenti di emergenza, da considerarsi quindi contingenti,
temporanee, perimetrate.

Le ultime novità confermano e accentuano ancora la traccia
già seguita precedentemente.

Norme ferre sui i criteri per
la concessione dell’idoneità dell’alloggio, che incrociano le norme in materia
di immigrazione nel caso dei ricongiungimenti familiari, delle dichiarazioni di
ospitalità, della possibilità, secondo Bitonci, di iscriversi all’anagrafe, e
l’istituzione di una banca dati relativa a quanti, entrati in Italia con un
visto di breve periodo (90 giorni) si facessero ospitare in un alloggio nel
territorio del Comune di Cittadella. E’ utile specificare come, per quanto
riguarda la metratura per stabilire l’idoneità alloggiativa, vi siano nella
prassi due parametri di riferimento.

Le norme regionali (legge regionale 10/96) che trattano
questi criteri, a cui il Sindaco di Cittadella fa un poco convinto accenno, si
pronunciano con l’intento di stabilire che "l’assegnazione degli
alloggi avviene, ove possibile,
nel rispetto dei seguenti parametri relativi alla superficie utile
.

L’articolo 9 prosegue dettando una serie di parametri di
riferimento
.
Per quanto riguarda invece le disposizioni in materia igienico sanitaria, le
tabelle, che prevedono un minimo di 14 mq per persona, hanno a che vedere con
parametri di comfort, di comodità, di vivibilità. E’ evidente che quando questi
parametri vengono utilizzati, o peggio distorti restrittivamente, nell’intento
di escludere dalla possibilità di accesso a qualsiasi diritto essenziale, come
alla possibilità di iscrivere la propria residenza presso le liste comunali,
con l’intento di garantire, non si capisce in che modo, la sicurezza, si
effettua una semplice mistificazione facendone un uso arbitrario.

Il database sui visti di breve periodo e sulle scadenze
dei permessi? Qui il Sindaco Bitonci percorre una traccia non certo originale. Se
infatti la proposta rimane per il momento singolare, e speriamo in fututo,
anche se già altri sindaci hanno annunciato la volontà di riproporla, è
evidente che questa si inserisce in un conteso di "guerra all’immigrazione
clandestina" che accomuna amministratori ed esponenti politici di ogni
schieramento. Non solo vi è una criminalizzazione di una condizione, quella del
soggiorno irregolare, che è e rimane una violazione di carattere
amministrativo, che non costituisce in altre parole alcun tipo di reato, tanto
meno dal punto di vista penale, ma a questa si aggiunge una "guerra"
di carattere preventivo, giocata in termini di controllo e deterrenza, verso
quanti, regolarmente, fanno ingresso nel territorio italiano, ma pur se in
possesso di un titolo di soggiorno si trovano ad essere già potenziali
"clandestini".

Se a questo seguiranno retate, blitz, in ogni momento del
giorno e della notte, nelle case del Comune di Cittadella, lo vedremo in
futuro. Di certo non è possibile trattare il "fenomeno delle
ordinanze" come una questione di poco conto. Sbagliato sarebbe però
attribuirgli un carattere eccezionale o peggio "folcloristico". Il
clima politico nel quale queste ordinanze si inseriscono ha maglie ben più
larghe e trasversali, questi provvedimenti sono la caricatura che rappresenta
la cartina al tornasole di un tentativo utopico e maldestro di gestione dei
flussi migratori messo in campo nell’ultimo decennio.

"La teoria dell’invasione": questa è
l’interpretazione tutta politica, non certo normativa, che sta alla base di
questi provvedimenti. Il nostro paese ed in particolare le regioni del Nord,
sarebbero travolte da un attacco migrante non ben definito: certo che quando si
tratta di mercato del lavoro tutta questa attenzione verso la legalità e la
regolarità del soggiorno svanisce improvvisamente. Il lavoro migrante è sempre
buono, anche se "clandestino". Ancora nessuno ha proposto un database
in comune con gli ispettorati del lavoro… I dati emersi dall’ultimo decreto
flussi sono chiari: settecentomila domande, quasi tutte relative a persone che
già si trovano nel nostro paese, settecentomila migranti con un lavoro in
attesa di poter ricevere anche il tanto atteso titolo di soggiorno.

Chi ha a cuore la loro di sicurezza?

Vai al testo aggiornato
dell’Ordinanza del Sindaco di Cittadella

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