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Recensioni:

"La Razza in campo" e "Black Italians"
di Mauro Valeri

Mauro Valeri. Studioso, sociologo, docente universitario, psicoterapeuta e massimo esperto di fenomeni xenofobi in Italia.

"La razza in campo"
Editore EdUP / 2005

Da Andrade a Pelè, da Gullit a Weah, da Ronaldo ad Henry, Mauro Valeri ripercorre le vicende, sportive ed umane, di calciatori neri e meticci che sono riusciti ad affermarsi sui campi di calcio e, nel loro piccolo, a combattere il razzismo.

"Ho scelto il calcio – spiega Valeri – perché è lo sport nazionale, chiunque in Italia se ne interessa. E poi perché credo che educhi all'integrazione, come dimostra la mia antica venerazione per Pelè: quando un campione ti appassiona la razza passa in secondo piano, contano di più la fantasia, la freschezza. Infine perché la storia del football offre provocazioni divertenti, nessuno può negare che sia stato l'ingresso dei neri a fare grandi alcune squadre".


"L'obiettivo di questo libro è anche quello di far riflettere sulle nuove forme di discriminazione di cui sono vittime in Italia i figli degli immigrati.Non siamo ancora pronti culturalmente ad aprirci a questa realtà ed il sistema sportivo italiano l'affronta unicamente opponendovi lo strumento delle quote, affinché venga mantenuta la presenza di giocatori italiani sui campi di calcio. Ma in questo modo i ragazzi ed i bambini figli di immigrati hanno difficoltà di accesso al mondo sportivo, come testimoniano alcuni casi giudiziari recenti".

"La razza in campo" è dedicato al piccolo Luca Amorese, il "Pelè del Quadraro", un ragazzino nero della borgata romana scomparso misteriosamente anni fa, pare ucciso da italiani, "uno dei tanti che sperava di trovare nel calcio uno spazio d'integrazione".

"Black Italians"
Editore Palombi/ 2006

"Trentanove storie – racconta Mauro Valeri – di italiani neri che hanno indossato la maglia della Nazionale.

L’obbiettivo è quello di dimostrare che anche l’Italia è un paese multirazziale. Curioso che atleti come Dan Gay, forte cestista, abbia avuto difficoltà ad entrare nella nazionale, proprio perchè nero".

Eppure di italiani neri ce ne sono…
"La loro presenza – ci dice Valeri – nella storia uficiale è molto nascosta. Ci sono stati partigiani meticci, che hanno contribuito a liberare l’Italia dal fascismo, e nessuno lo sa. Uso il termine black italians proprio in senso provocatorio perchè anche gli italiani migrati in Australia e in Usa erano considerati neri, in senso denigratorio, naturalmente. Dovrebbe essere oggi, quindi , rivalutato, riconsiderato, questo essere nero".

"Siamo l’unico paese – continua Valeri – che mantiene ancora il concetto di sangue per avere la nazionalità. Le persone con un colore scuro della pelle, soprattutto nel calcio, hanno estrema difficoltà. Certo, per il pugilato è diverso, ma anche questa opportunità di fatto nasce da un pregiudizio".

Anche in Black Italians, come ne la "Razza in campo", tante splendide storie di sport. La differenza è che qui le esperienze di chi racconta sono molto forti e negative.

Questi atleti hanno dovuto superare la discriminazione prima che gli avversari sulla pista. E’ vero che i processi sociali sono complicati da assorbire, ma l’Italia in questo senso va molto piano.

"Credo che l’Italia sia un paese molto chiuso. La diversità spaventa ancora, ma l’Italia ha una storia ricca di commistioni. Mi preoccupa che quello che si fa in questo senso, viene inteso come un qualcosa di alternativo alla realtà".

Fonte:  http://www.sherwood.it

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