Lo sfruttamento dei minori

da "Gli altri Noi, storie di immigrazione
di Gianni Bellu –
Repubblica.it

Il dramma dei tanti minorenni stranieri che vivono in solitudine e spesso sottoposti ad angherie: nessun effetto anche dopo le denunce. 

Una settimana fa si è compiuto un nuovo passo significativo nella storia dell'indifferenza italiana.
Un passo che pone nuovi interrogativi a tutti quelli che – giornalisti, scrittori, registi, poeti, attori – credono, come diceva Rizard Kapuscinski, che il comunicare debba servire a modificare la realtà. In questo ambiente, relativamente ristretto, è dffusa la convizione che i meccanismi della grande informazione giochino un ruolo fondamentale nel radicamento dell'indifferenza. Certe notizie, certe tematiche, sono poco conosciute perché i grandi giornali, le grandi tv ne parlano poco..

Per esempio la questione dei minorenni stranieri che vivono in solitudine nel nostro paese. Chi, con questa prospettiva, ha avuto modo di vedere "Il mondo addosso", della regista siciliana Costanza Quatriglio, ha apprezzato la qualità del lavoro, l'armonia e la precisione del racconto delle vite parallele di cinque giovanissimi immigrati e, nello stesso tempo, si è rammaricato per la consapevolezza che un prodotto del genere, benché lodato dai critici, benché presentato alla Festa del cinema di Roma, ha poco spazio nella grande distribuzione. E' destinato a un pubblico numericamente limitato. E così l'esortazione che, all'inizio del film, la madre morente rivolge al ragazzo afghano – "parti e vai a raccontare al mondo che ci sono persone che vivono come noi" – è destinata a scontrarsi con un sistema dell'informazione che circoscrive e rimpicciolisce il mondo.

Domenica scorsa, in uno dei principali telegiornali italiani (il Tg5) e nell'ora di massimo ascolto, per quasi due minuti (un tempo lungo nelle frenetica successione delle notizie di un telegiornale) si è assistito a una sorta di seguito di quel lavoro. Con una differenza fondamentale: è stato visto da sette milioni di persone. Inoltre, trattandosi di un lavoro giornalistico e non di un film, il servizio del Tg5 raccontava uno dopo l'altro dei fatti. Crudi, brutali. Sette milioni di italiani, vedendo il servizio di Valentina Loiero, hanno saputo di tre minorenni marocchini che, ospiti da cinque mesi di una "casa famiglia" a Montevago (Agrigento) non sono mai stati iscritti a scuola ma sono stati invece mandati a svolgere lavori precari (dalla raccolta delle olive, alla manovalanza in un distributore di benzina). E, in seguito, pare perché troppo turbolenti, sono stati invitati dagli stessi "educatori" ad andarsene (uno di loro avrebbe anche avuto una piccola somma di denaro come incentivo).

Gli ascoltatori hanno inoltre appreso che il maggiore dei tre non sa cosa farà una volta raggiunta la maggiore età quando, non essendo mai state avviate le pratiche per il permesso di soggiorno, rischierà di passare direttamente dalla cosiddetta "casa-famiglia" (che tra l'altro gode di finanziamenti pubblici) a un Centro di permanenza temporanea. Una bella quantità di notizie sconcertanti e anche, ad approfondirle, qualche notizia di reato. Bene. Non è successo nulla. Non un'inchiesta giudiziaria, non un'interrogazione parlamentare. Nemmeno da parte del senatore Turigliatto. Niente. Tanto che alcuni degli "educatori" in seguito avrebbero avuto modo di convocare i ragazzi, intimidirli, suggerire loro – nel caso di una convocazione da parte della polizia – di negare tutto. E di 'regolarizzarè alla meglio la loro situazione.

Ed ecco il nuovo interrogativo attorno all'indifferenza. Dipende solo dalla disattenzione dei media o è giunta ormai a un tale livello di radicamento che le notizie non fanno più notizia? E cioè si considera normale l'esistenza, all'interno della società italiana, di forme palesi di sfruttamento?

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