"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

E l'Africa si ribella agli accordi capestro Ue

noracismnews | 12 Dicembre, 2007 03:08

Summit Lisbona No di Senegal e Sudafrica agli Epa
Il vertice afroeuropeo si chiude con un piano di azione per rafforzare i legami tra i due continenti. Ma il caso Mugabe e la creazione di un'area di libero commercio dividono i leader

di Stefano Liberti - Inviato a Lisbona de Il Manifesto 11.12.07

AfricaI responsabili dell'Unione europea (Ue) e dell'Unione africana (Ua) lo hanno ripetuto fino alla nausea. Il summit di Lisbona apre «un nuovo spirito» e segna un «mutamento radicale nei rapporti tra i due continenti». Lo ha segnalato, nella conferenza stampa finale, il primo ministro portoghese e presidente di turno dell'Ue José Socrates. Lo ha ribadito il capo di stato del Ghana e presidente di turno dell'Ua John Kufuor, tessendo le lodi del nuovo «Lisbon mood». Si è così deciso di adottare un piano di azione su tre anni per rafforzare i legami tra i due continenti e di convocare un nuovo summit nel 2010 in Libia. Ma alcune ombre sembrano incupire i sorrisi e le dichiarazioni solenni rilasciate in chiusura di questo vertice, che ha riunito per due giorni nella capitale portoghese circa 70 capi di stato e di governo europei e africani. Oltre alla questione Zimbabwe, che visto un fossato aprirsi tra detrattori e difensori di Robert Mugabe e lo stesso presidente attaccare quei paesi europei che «pretendono in modo arrogante di conoscere l'Africa e lo Zimbabwe meglio degli africani», l'altra gigantesca ombra si chiama Accordi di partenariato economico, i famosi Epa che la Commissione europea vorrebbe firmare con i paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico) entro il 31 dicembre. In quella data scade, per disposizione dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), il regime di accesso preferenziale ai mercati europei delle merci di questi paesi, stabilito dai vecchi accordi di Cotonou. Per sostituirli, la Commissione europea vuole creare una gigantesca zona di libero scambio tra Europa e Africa, abolendo i dazi doganali e garantendo l'accesso alle merci di entrambi i blocchi senza protezioni. Una prospettiva che non solo le organizzazioni della società civile, ma anche molti capi di stato africani, vedono come il fumo negli occhi, perché metterebbe in ginocchio molti settori fondamentali dell'economia di vari paesi sub-sahariani.

Così il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha ribadito domenica che «l'Africa non vuole gli Epa. E' perfino inutile parlarne». Unico capo di stato africano a convocare due conferenze stampa aperte a tutti, Wade si è trasformato nel portavoce del rifiuto degli Epa, tanto che per protesta ha voluto abbandonare il vertice in anticipo. Ma la sua è tutt'altro che una voce isolata: anche il presidente sud-africano Thabo Mbeki in sessione plenaria ha proposto che la questione degli Epa venga sottratta alla Commissione europea e delegata alla presidenza di turno. Non è infatti un segreto per nessuno che molti stati membri dell'Ue non sono d'accordo con l'attitudine iper-liberalizzante della Commissione. La proposta sudafricana è stata respinta perché, come si è affrettato a sottolineare il premier portoghese Socrates, la «questione è di pertinenza della Commissione».

José Manuel Barroso, da parte sua, continua a difendere gli accordi di partenariato. Il presidente della Commissione li ha definiti «un'opportunità per l'Africa» e ha difeso il suo operato, riconoscendo che esistono incomprensioni «con due o tre paesi» e che gli Epa suscitano «il comprensibile timore che sempre suscita una cosa nuova». La verità è che la Commissione negli ultimi tempi ha cercato di spezzare il fronte dei paesi africani e delle varie organizzazioni regionali per ottenere il massimo numero di firme possibile. Una politica di divide et impera denunciata in modo netto da diversi partecipanti al vertice, in primis il presidente della Commissione dell'Unione africana Alpha Oumar Konaré.

In questo dialogo tra sordi, alla fine un compromesso minimo è stato raggiunto. Entro il 31 dicembre la Commissione europea propone la firma di accordi temporanei, «per evitare un'interruzione nel regime commerciale tra i due blocchi». Di questi accordi, già accettati in linea di principio da vari paesi, si discuterà nel Consiglio europeo di venerdì prossimo. Di fronte alla levata di scudi africana e alle perplessità sollevate da alcuni membri Ue (fra cui anche l'Italia), la Commissione annuncia di volersi mostrare «più flessibile». Alcuni salutano questa dichiarazione di intenti come dimostrazione della nascita del nuovo «spirito di Lisbona». Altri, come il senegalese Wade che se n'è andato sbattendo la porta, come l'ennesimo trucco di una Commissione che sugli Epa non la smette di giocare sporco.

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