"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Le "speranze di amore" di Frei Betto.Cuba, speranza socialista

noracismnews | 09 Febbraio, 2008 13:27

Cuba, speranza socialista
di Frei Betto*
[pubblicato su Adital 08.02.08]
traduzione dallo spagnolo C.Ghione

breve biografia su Frei Betto al termine dell’ articolo
 
  in alto foto di Carlos Latuff, in basso un manifesto a l' Havana (Cuba)
 
cuba brasile
cuba brasile
 
La fine della Guerra Fredda e la caduta del muro di Berlino significarono, per il pianeta, l'egemonia monopolista del neoliberismo e l'aggravamento delle disuguaglianze sociali. Oggigiorno siamo 6.6 miliardi di abitanti nel mondo, dei quali, secondo l'ONU, 2/3 vivono sotto la soglia di povertà, e circa 1.4 miliardi di persone vivono nella miseria, cioè, dispongono di un'entrata inferiore ad 1dollaro al giorno, 30 dollari al mese. Di essi, 854 milioni soffrono di fame cronica. Basterebbero 500 miliardi di dollari per ridurre drasticamente il numero di affamati nel mondo. Tuttavia si consuma annualmente il doppio di questa  cifra in armamenti. Si investe nella morte, e non nella vita. Questa è la logica del sistema capitalista. In un momento importante come questo non posso tacere una domanda come questa: perché il socialismo che significherebbe in teoria un'alternativa umanitaria al capitalismo, è fallito in Europa ed in Asia? Ci sono molte ipotesi e spiegazioni. Penso che il capitalismo ebbe l' astuzia di privatizzare i beni materiali, cercando di socializzare i beni simbolici. All'interno di una baracca in una favela di Rio de Janeiro una famiglia miserabile, sprovvista dei suoi diritti basilari come alimentazione, salute ed educazione, può sognare l'universo onirico dei teleromanzi e credere che, attraverso la lotteria, la fortuna, la chiesa che gli promette prosperità, o perfino la delinquenza, potrà avere accesso ai beni superflui.
 
Il socialismo commise l'errore, socializzando i beni materiali, di privatizzare i beni simbolici, confondendo la critica costruttiva con la controrivoluzione; limitando l'autonomia della società civile sottomettendo al partito i sindacati ed i movimenti sociali; reprimendo la creatività artistica per mezzo del realismo socialista; permettendo che le sfere del potere si trasformassero in una casta di privilegiati distanti degli aneliti popolari; cadendo nel paradosso di conquistare grandi avanzamenti nella corsa spaziale e di non essere capace di supplire debitamente il mercato al dettaglio di generi di prima necessità.
 
Oggigiorno rimane Cuba come esempio di paese socialista. Tutti noi conosciamo le sfide e i problemi che questa Rivoluzione affronta alla vigilia del suo mezzo secolo di esistenza. Sappiamo dei nefasti effetti del criminale embargo imposto a Cuba dal  governo degli Stati Uniti e come la Casa Bianca mantenga ingiustamente imprigionati  cinque eroi cubani coinvolti nella lotta antiterrorista e favorisca terroristi rinomati come Posada Carriles.
 
Nonostante tutte le difficoltà, Cuba, in questi 49 anni di Rivoluzione, è riuscita ad assicurare a tutta la sua popolazione i tre diritti basilari dell'essere umano: alimentazione, salute ed educazione. E qualcosa di più importante ancora: ha elevato considerevolmente l'autostima della cittadinanza cubana che tanto evidentemente si esprime nelle sue vittorie nei campi dell'arte e dello sport, così come nella solidarietà internazionale, attraverso migliaia di professionisti cubani nel campo della salute e dell' educazione  presenti in più di un centinaio di paesi del mondo, generalmente in regioni inospitali segnate dalla povertà e dalla miseria.
 
Cuba ha una responsabilità storica verso la memoria di Martí, del Che Guevara e di tutti coloro i quali diedero la vita per la sua indipendenza e sovranità: il socialismo cubano non ha il diritto di fallire! Se così accadesse, non sarebbe solamente Cuba quella che, come simbolo, sparirebbe dalla mappa, come accadde con l'Unione Sovietica. Sarebbe la conferma della funesta previsione di Fukuyama, che "la storia è finita"; che la speranza - una virtù teologale per noi  cristiani - è finita; che l'utopia è morta; e che il capitalismo ha vinto, ha vinto per  pochi - il 20 per cento della popolazione mondiale usufruttuaria dei suoi avanzamenti - su una montagna di cadaveri e di vittime.
 
Noi, amici della Rivoluzione cubana, non ci aspettiamo da Cuba grandi avanzamenti tecnologici e scientifici, servizi turistici di prima qualità, medaglie d' oro in competizioni sportive... Speriamo molto più di tutto quello: l'azione solidale di cui parlava Martí; la felicità di un paese costruito sulla base di valori etici e spirituali; il principio evangelico del condividere i beni; la creazione di un uomo edi una donna nuovi, come sognava il Che, centrati nel possesso, non dei beni finiti, bensì dei beni infiniti, come la generosità, il disinteresse, il cameratismo, la capacità di fare coincidere la felicità personale coi successi comunitari.
 
In sintesi, aneliamo che a Cuba, il socialismo sia sinonimo di amore, che significa darsi, compromesso, fiducia, altruismo, consacrazione, fedeltà, allegria, felicità.
Perché il nome politico dell'amore non è  altro che socialismo.
 
frei bettoFrei Betto O.P., al secolo Carlos Alberto Libânio Christo (Belo Horizonte, 25 agosto 1944) è un religioso, teologo e scrittore brasiliano. Come scrittore è stato insignito del premio Jabuti e ha pubblicato 34 volumi. Viene considerato uno degli esponenti della Teologia della Liberazione. Frei Betto, assieme al confratello Frei Tito, fu imprigionato e torturato nel 1969 dalla dittatura militare brasiliana per il suo impegno politico. Politicamente si ritiene un Socialista Cristiano ed è attivo nei programmi contro la fame nel mondo.In Italia Frei Betto è noto per la sua collaborazione con la rivista Nigrizia, mensile curato dai Missionari Comboniani che tratta temi relativi al continente africano, questioni teologiche, ma anche politiche e sociali. [note tratte da Wikypedia] 

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