"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

L'epicentro / No Dal Molin all'attacco: «Niente ministri al corteo»

noracismnews | 15 Dicembre, 2007 04:56

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No Dal Molindi Pierluigi Sullo [carta.org] 

Non sappiamo quanti «imbecilli» [come dice quel nazi-leghista del sindaco di Vicenza] saranno sabato alla manifestazione contro la base. Sappiamo che i cittadini di Vicenza sono stati trattati come stupidi da Prodi quando disse, da Bucarest, «è solo una questione urbanistica» [frase che passerà alla storia, come «il mio regno per un cavallo»] e come sudditi da Napolitano, il presidente, che con piglio staliniano-democratico [non è un ossimoro, «democratico» è l’aggettivo di «partito»] ha detto, da Washington, che la questione è decisa, e non si discute. Sappiamo anche che la città veneta assomiglia a quel che in un terremoto si chiama «il cratere», o epicentro: ci sono molte scelte tardo-liberiste del governo attuale che fanno vibrare i nervi del paese, dal disprezzo per i lavoratori [metallurgici o precari] a quello per gay e lesbiche, eccetera, ma il Dal Molin le condensa tutte o quasi: la pace e la guerra, l’uso del territorio e la democrazia [come dice Gianfranco Bettin nella copertina di Carta settimanale che sarà diffuso sabato alla manifestazione, oltre che nelle edicole]. Milioni di persone – quelle che esposero le bandiere della pace alle finestre e quelle che tentano di non farsi seppellire dal cemento e dall’asfalto dello «sviluppo», quelle che non tollerano più la vacuità criminosa della politica e quelle che si chiedono se esista ancora una sinistra fuori del palazzo di Montecitorio – guardano ai No Dal Molin con speranza, sono ansiose di dare una mano, stanno con il fiato sospeso perché sanno che attorno all’aeroporto si tratta di fermare non le truppe di Amato, o non solo, ma quelle di Bush. Imbecilli, stupidi e sudditi, ci vediamo a Vicenza. 


No Dal Molin all'attacco: «Niente ministri al corteo»
I no base di Vicenza tagliano i ponti con il governo dopo le parole di D'Alema e Napolitano: «Contesteremo chiunque vorrà sfilare». Zanotelli: «Obiezione fiscale contro la Finanziaria di guerra» di Stefano Milani

«Il popolo della sinistra sarà accolto a braccia aperte, ma ministri e sottosegretari se ne stiano pure a casa, sarebbero contestati perché vogliono imporci la base Usa».

Da Vicenza il messaggio è chiaro. Domani al corteo non saranno graditi «tutti coloro che sono responsabili degli atti del governo». Gli «atti» incriminati non sono difficili da individuare. Su tutti l'ampliamento della base di Vicenza, ma non solo. Brucia anche una Finanziaria, blindata dal governo, che sta per essere approvata nell'assordante silenzio di chi, nel Palazzo, si è sempre professato contro la guerra.
Il popolo pacifista è arrabbiato. Ce l'ha in particolare con quella parte della sinistra che «per strada sfoggia la spilletta della pace ma che in parlamento rimane in silenzio mentre vengono approvate leggi che minano la pace».

L'accusa non risparmia nessuno, compresi i ministri Ferrero, Mussi, Bianchi e Pecoraro Scanio che appena sei giorni fa avevano inviato al premier Prodi una lettera per spronarlo a ripensare ad ampliare la base americana. «Qualche traccia d'inchiostro contro il Dal Molin sui giornali, ma nessuna istanza concreta in Parlamento», dicono spazientiti i comitati.

Avvisaglie di scintille tra la base vicentina e la sinistra di governo erano scoppiate già la scorsa domenica in occasione degli stati generali dell'Arcobaleno, dove un gruppo di no base ha fatto irruzione inscenando una protesta pacifica. Il clima si è poi arroventato nelle ultime ore, e il culmine è arrivato dopo la visita del ministro degli esteri D'Alema e del presidente della Repubblica Napolitano a Washington. Entrambi portatori all'amministrazione statunitense del beneplacito italiano sull'ampliamento della base Usa. D'Alema ha rassicurato il segretario di stato Condoleezza Rice: «Sulla base di Vicenza la questione è risolta». Napolitano c'ha messo il timbro dichiarando che sull'ampliamento Dal Molin, da parte del governo italiano, non c'è «nessun ripensamento».
A Vicenza, com'era prevedibile, non l'hanno presa bene. «Dimostreremo che la popolazione locale non si è affatto arresa alle imposizioni calate dall'alto - spiega il presidio permanente in un comunicato - D'Alema sa bene che la comunità locale impedirà in modo pacifico ma determinato l'inizio dei lavori di costruzione della nuova base Usa. A lui l'onere di spiegare cosa intende quando parla di "questione risolta": ha forse ha forse deciso di passare sopra ai vicentini con le ruspe?». Olol Jackson, uno dei portavoce del presidio, va invece giù duro su Napolitano: «Quando la gente scende in piazza per chiedere giustizia e democrazia, lui tifa sempre per i carri armati: è successo nel '56 sull'Ungheria, succede oggi». Parole «incomprensibili» quelle del presidente della repubblica anche per Michele De Palma, responsabile del movimenti del Prc. «Avremmo apprezzato altre parole, - dice - capaci di restituire ai cittadini e alle cittadine di Vicenza il diritto di scegliere, attraverso un referendum, l'eventuale costruzione della base».
E nelle stesse ore della mobilitazione vicentina, a Roma è di scena la discussione della Finanziaria che per il 2008 metterà a disposizione della Difesa 23,5 miliardi di euro, con un aumento dell'11 per cento sul 2007, quando il bilancio militare era stato già stato incrementato del 12 per cento rispetto al governo di centrodestra. Soldi che serviranno per investire su armi e mezzi bellici, come gli F-35, le fregate Fremm, i satelliti spia, armamenti sempre più sofisticati e sempre più distruttivi. Le spese militari continuano a crescere e la sinistra dovrebbe porsi almeno «un problema di coscienza», incalza padre Alex Zanotelli che ieri, durante una conferenza stampa alla Camera, ha lanciato un nuovo appello contro le scelte fatte dal governo Prodi in materia di finanziamenti bellici. Ma ora il padre comboniano pensa anche a qualcosa di «più estremo», per cui è necessario «coinvolgere la gente. Stiamo pensando anche all'obiezione fiscale». Il suo invito è raccolto da Salvatore Cannavò, portavoce di Sinistra critica uscito da Rifondazione domenica scorsa, che conferma il suo voto contrario alla Finanziaria. Ma è una sola voce fuori dal coro.
E così se la politica sonnecchia, è la società civile a muoversi. Un disegno di legge di iniziativa popolare è già pronto in Cassazione «per liberare l'Italia da accordi segreti, basi e servitù militari». La legge si propone di sottoporre alla verifica periodica del Parlamento tutte le alleanze e di proibire la partecipazione dell'Italia a qualunque tipo di collaborazione militare con i Paesi che utilizzano armi di distruzione di massa.   Il Manifesto -14.12.07

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