"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

«Aprobada!», e il popolo indigeno esulta per la sua costituzione

noracismnews | 12 Dicembre, 2007 03:14

Sull'altipiano andino i delegati hanno dato vita a un progetto che ridà loro dignità e speranza
di Diletta Varlese - Oruro (Bolivia)

Costituzione popoli andiniOruro, altipiano andino, 230 km dalla capitale La Paz.
Vento secco e freddo, l'altitudine dei 4.200 metri si fa sentire battendo forte sulle tempie. Nell'Università tecnica della città sono stati convocati i rappresentati dell' assemblea costituente: all'appello hanno risposto in 165 poco più del quorum necessario per rendere valida la plenaria. Caricati su tre autobus, la mattina, e trasferiti di gran carriera nella roccaforte del Mas, il partito di Evo Morales. Oruro non è stata scelta a caso: qui gli indigeni aymara la fan da padrone, ed è certo che non ci saranno oppositori del governo che avranno voglia di protestare, come è successo a Sucre due settimane fa (4 morti e 100 feriti). «Pensavamo di riunirci nel Chapare durante la settimana - la zona del tropico di Cochabamba, territorio dei cocaleros di Morales -, ma l'approvazione della costituzione non può aspettare», ha annunciato in mattinata la presidenza dell'Assemblea. Tempo massimo della plenaria 16 ore, e i 408 articoli della nuova costituzione devono essere approvati «sì o sì», come si usa dire in modo perentorio da queste parti. Fuori dall'Università gli uomini e donne aymara e quachuwa, bandiere della Bolivia e wipala, la bandiera a scacchi multicolore che rappresenta il quollasuyo, la nazione indigena delle Ande. Centinaia i cartelli inneggiano alla nuova costituzione, alla mano dura contro i separatisti delle regioni d'oriente, contro i ricchi terratenientes e, ovviamente, in favore del presidente indigeno, Evo Morales, quello che «ha fatto il miracolo».

L'Assemblea rappresenta realmente le varie anime di questo paese, anche nei colori e nelle fisionomie. Gli abitanti originari della Bolivia sono solo il 62% della popolazione, ma hanno una varietà infinita di vestimenta, orpelli, polleras (le gonne ampie della donne quechuwa e aymara) e idiomi.

C'è voluto un anno e mezzo di lavori, con sei mesi di proroga, per riscrivere la costituzione dello stato e mantenere la promessa che Morales ha fatto quando è stato eletto il 18 dicembre del 2005: «Vamos a nacionalizar los hidrocarbuors y a crear la Asamblea constituyente». Per la Bolivia, così «povera e indigena», questo processo ha un significato enorme: vuol dire, si legge negli intenti «la decolonizzazione dello stato, lo svecchiamento di una base costituzionale che risale al 1886», dove le nazioni originarie non erano prese in considerazione come abitanti legittimi.

Uno per uno vengono letti e poi dibattuti gli articoli. «En favor, a contra, abstenciones... aprobado!». È Silvia Lazarte, la «Presidenta», come la chiamano qui, della Assemblea. Donna quechua tutta d'un pezzo, segretaria nazionale dell'organizzazione delle donne originarie «Bartolina Sisa», «la Silvia» è, per le popolazioni dell'altipiano, l'eroina dei nostri tempi, l'alter ego femminile di Evo Morales: ad ogni suo «aprobado!» le votazioni scorrono via veloci come fulmini.

Alle 12,30 di domenica, dopo quasi 17 ore di lavori, discussioni, minacce, alzate di voce e stanchezza, Silvia Lazarte si alza in piedi e dice: «Oficialmente esta apruebada la nueva constitucion de Bolivia», ufficialmente è approvata la nuova costituzione della Bolivia.

Scoppia l'inno nazionale, tutta l'Assemblea in piedi, la mano destra sul cuore e quella sinistra alzata a pugno, e cantano e piangono, e si abbracciano, non ci sono più alleati o nemici, il lungo parto della nuova costituzione è finito.

Già arrivano rumori che dalla città dell'opposizione (Santa Cruz, la Medialuna delle regioni ricche e dei prefetti che chiedono l'autonomia dal governo centrale) non hanno preso per niente bene la nuova costituzione, firmata e approvata in fretta e furia, evitando di dar spazio a mobilitazioni di disturbo.

Tra 120 giorni, conferma il Tribunale supremo elettorale, si darà il referendum popolare che sottopone all'approvazione del popolo boliviano la nuova Carta Magna. Nel frattempo la mezzaluna pensa già a delegittimare il testo e a definirsi autonomia politicamente e economicamente, con o senza Morales.

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