"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

'Io romeno no limits' di Fabrizio Gatti

noracismnews | 06 Dicembre, 2007 23:07

Il giornalista de 'L'espresso' ha girato l'Europa. Con una finta identità di Bucarest per la quale era stato espulso dall'Italia. Lavavetri alla Torre Eiffel, a Barcellona e a Monaco. Senzatetto in Austria e persino a Montecarlo. Ma le polizie non lo fermano. Ecco il suo reportage

Fabrizio Gatti, reportage de L' EspressoGiù lo zainetto. Fuori la spazzola e la bottiglia di plastica piena d'acqua e sapone. Il traffico al semaforo tra avenue de New York e Pont d'Iéna arriva a ondate. Puzza di benzina il cuore della Parigi da cartolina. Davanti, il Palais de Chaillot. Dietro, la Senna. Sopra, la vertigine mozzafiato della Tour Eiffel. Di lavavetri a questo incrocio forse non ne hanno mai visti. È il posto migliore per provare. In tasca nessun documento. Solo un decreto di espulsione della Prefettura di Lodi, scritto in due lingue, italiano e inglese. È intestato a Roman Ladu, nato a Bucarest il 29 dicembre 1970. Un finto romeno: il nome Roman scelto tra i cognomi dell'elenco telefonico di Vicenza, Ladu tra quelli di Nuoro. Ma l'assonanza sardo-veneta poco importa. In questi tempi di xenofobia militante contro la Romania basta che un'identità finisca per "u" e in Italia si è guardati con sospetto. Figuriamoci qui, nella Francia di Sarkozy. Prima o poi arriverà la polizia. Perché questa è la Francia del pugno di ferro, delle espulsioni, del rigore citato come esempio dalla politica nostrana. Il Paese da imitare, con Germania, Austria e Spagna. Poi si è aggiunto il pacchetto sicurezza del governo con la decisione di dare più potere ai sindaci. E si è visto in che modo i Comuni del lombardo-veneto abbiano già approfittato dell'occasione. Bisogna indossare i panni dello stereotipo per scoprire cosa succede sui marciapiedi fuori dall'Italia. E provare a diventare ciò che il nostro Paese della mafia, della camorra, della 'ndrangheta e del record di corruzione ha sostituito nell'immaginario collettivo del pericolo nazionale: un cittadino europeo, senza documenti, senza lavoro, senza casa, senza fissa dimora, nomade e nato in Romania.

Dieci giorni in giro per l'Europa, su e giù tra piazze, treni e stazioni. Da Milano a Parigi. E poi Stoccarda, Ulm, Monaco di Baviera, Kufstein, Innsbruck, Verona, Milano, Marsiglia, Montpellier, Barcellona, ancora Montpellier, Marsiglia, Nizza, Montecarlo. E ritorno in Italia. Dal 21 novembre al primo dicembre. Cinque controlli di polizia: in Germania, Austria, Francia e Spagna. Sempre con la stessa intenzione: presentarsi come Roman Ladu, mostrare il decreto di espulsione ed essere rimpatriato a Bucarest. Oppure fermato per immigrazione clandestina: perché nell'archivio centrale delle polizie dell'area Schengen il finto nome romeno è associato all'alias iracheno di Bilal Ibrahim el Habib. Così dovrebbe risultare dopo i reportage sotto copertura nel centro di detenzione di via Corelli a Milano nel 2000 e in quello di Lampedusa nel 2005. Invece il costoso cervellone europeo non scopre nulla. E alla fine la risposta è sempre la stessa: «Grazie, può andare». Quattromila chilometri di libertà che affossano ogni possibile efficacia delle espulsioni di cittadini europei, come pretende il pacchetto sicurezza italiano. Perché la circolazione delle persone in Europa è un principio sancito dai Trattati.

Così l'Italia della paura rimane un caso isolato. E ogni Paese diventa un mondo a sé. In Germania, invasa dalla 'ndrangheta e scioccata dalla strage di Duisburg, sono gli italiani a essere perquisiti. In Austria basta dire di voler arrivare a Verona per tranquillizzare gli agenti e farla franca. Mentre a Barcellona è la polizia a insegnare come chiedere l'elemosina senza infastidire i passanti. Un salto indietro alla partenza. Stazione Centrale, Milano. Fuori è pieno di auto con i lampeggianti blu. Una trentina di poliziotti controlla chiunque abbia un volto leggermente diverso dai lineamenti italopadani. Qualcuno viene portato via. Due italiani all'angolo guardano la scena e offrono sigarette di contrabbando ai passanti. Sul Tgv per Parigi la polizia riappare al confine. Gli agenti di Bardonecchia sono saliti davanti. La Paf, la Police aux frontières, arriva alle spalle. Si incontrano alla carrozza 5. Ma controllano soltanto i passeggeri dalla pelle scura. Vengono fatti scendere un pachistano perché ha un visto solo per l'Italia. E quattro ragazzi di colore. Un ispettore contratta con un collega francese la restituzione di un senegalese. «L'abbiamo fermato stamattina». Il francese non è convinto. «Guarda», dice l'ispettore, «sul passaporto ha il timbro d'ingresso dell'aeroporto di Parigi. È vostro ». Il graduato con la tuta blu della Paf osserva il timbro. «Sì, va bene. È nostro». Uno almeno se lo devono prendere. La partita finisce 5 a 1 per la Francia. Roman Ladu passa indenne. Nonostante la barba sfatta e gli abiti dimessi, la polizia di solito non ferma i bianchi.

Fabrizio Gatti de L' Espreeo, reportageScheda -
Le crepe nel pacchetto sicurezza

Il pacchetto sicurezza del governo funzionerà? Le norme stabilite soprattutto per il rimpatrio di cittadini romeni sono applicabili? L'inviato de L'espresso, Fabrizio Gatti, per dieci giorni con una finta identità ha fatto il lavavetri in giro per l'Europa: da Parigi a Monaco di Baviera a Barcellona. E a ogni controllo di polizia ha mostrato un decreto di espulsione dall'Italia intestato a Roman Ladu, romeno di Bucarest, senza documenti, senza fissa dimora e senza lavoro. Risultato: Gatti-Ladu è sempre stato rilasciato nel giro di pochi minuti e a Monte Carlo ha perfino dormito indisturbato sul marciapiede della stazione. In Austria basta dire agli agenti di volere arrivare in Italia per passare. In Germania, scioccata dalla strage di Duisburg, sono gli italiani a essere perquisiti per strada. In Spagna è addirittura la polizia a insegnare come chiedere l'elemosina senza infastidire i passanti. In Francia i cittadini europei non vengono controllati. Eppure, in un vasto schieramento che va da Silvio Berlusconi a Walter Veltroni, proprio Francia, Germania e Spagna sono state citate come esempio da seguire. Intanto, sul pacchetto sicurezza, il governo rischia la crisi.
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La doppia identità che sfugge ai controlli

Fabrizio Gatti è schedato nelle banche dati del Viminale anche con le due identità usate nelle precedenti inchieste giornalistiche. La prima è quella di Roman Ladu, nato a Bucarest, con la quale venne fermato a Milano nel 2000, rinchiuso nel Cpt ed espulso come clandestino. Ma i vecchi decreti di espulsione per i romeni hanno perso ogni valore con l'ingresso del Paese nella Ue. Gatti è stato poi rinchiuso nel Cpt di Lampedusa nel settembre 2005 dove si presentò come Bilal Ibrahim el Habib, iracheno: anche allora fu schedato ed espulso. Nel database di Schengen - creato per difendere le frontiere europee - dopo il confronto delle impronte digitali adesso è Ladu alias Bilal. Una doppia identità che dovrebbe far scattare l'allerta in tutta l'Unione, ma che non è emersa dalla verifica della polizia tedesca e austriaca: il segno di una rete aperta a ogni minaccia. D'altronde tutti gli agenti che lo hanno fermato attraverso l'Europa si sono fidati del vecchio decreto di espulsione italiano, privo di foto: un documento che chiunque poteva comprare o rubare. Anche i romeni espulsi con le nuove leggi dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani. Ma soprattutto il reportage di Gatti dimostra la diversa tolleranza verso gli immigrati romeni: nessuno in Francia, Germania, Spagna punisce senzatetto e mendicanti. Basta che non commettano reati.
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Diaspora da Bucarest

Secondo i dati ufficiali, sono quasi 3 milioni e mezzo i romeni che hanno lasciato il Paese dopo il 1989. Da un lustro l'Italia è la loro meta privilegiata: per l'Istat i residenti sono 342 mila (statistica ferma al 1 gennaio 2007), ma secondo stime ufficiose con gli ingressi non registrati oggi si supera ormai il mezzo milione di presenze. In Germania, secondo fonti della stampa romena, vivono - comprendendo anche i nomadi di etnia rom - circa 550 mila romeni, mentre in Francia si parla di 300 mila unità. In Spagna, che nell'ultimo anno come dinamica dei flussi avrebbe battuto persino l'Italia, i cittadini regolari nati a Bucarest e dintorni sono 520 mila, ma lo stock cresce quasi del 100 per cento se si calcolano anche gli irregolari. In Gran Bretagna le stime parlano di 50 mila persone residenti, di cui la gran parte alloggia a Londra: il 30 per cento lavora nel campo edilizio, ma si contano anche molti studenti. Dei 35 mila immigrati che vivono in Belgio la metà risiede a Bruxelles (senza contare i funzionari che lavorano negli organismi internazionali), mentre in Grecia (stime Ue 2001) sono emigrate solo 22mila persone. Particolari i rapporti con l'Ungheria: le statistiche europee parlano di 55 mila immigrati regolari, ma spesso i romeni si comportano come normali pendolari: partono la mattina dalle città di confine, per poi rientrare la sera o nei weekend. Impossibile, dunque, stabilire il numero preciso di fuoriusciti

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