Rom: il diritto ad abitare passa anche per le microaree
noracismnews | 22 Febbraio, 2008 14:42
A cura di Khaldoun ,
Fonte: Amisnet [19 Febbraio 2008]
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camper di studenti e docenti di architettura hanno visitato i campi rom di Roma
nell’ambito del progetto “plans
& slums“, dedicato al superamento dei campi in favore di soluzioni
rispettose dei diritti di Rom e Sinti. Dallo studio dei modelli abitativi per i
Rom basati su autocostruzione e microaree nascono idee che potrebbero aiutarci
a superare l’emergenza abitativa che coinvolge migliaia di romani. Il progetto vede la collaborazione, tra gli altri, delle
università di Stoccolma e Belgrado, oltre all’ Osservatorio Nomade, lo UN Habitat office. di seguito un estratto
del comunicato stampa:
E’
stato presentato il 12 febbraio presso la Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre,
il progetto “Plans & Slums” – Il diritto dei Rom ad abitare attraverso
l’Europa, oltre i campi nomadi e le baraccopoli illegali: un caso studio tra
Roma e Belgrado. Si tratta di un seminario internazionale itinerante a Roma, a
Belgrado e a Skopie che attraverso attività di studio, incontri con le comunità
e iniziative culturali intende affrontare la questione dei Rom in Europa, le
loro culture abitative e i modelli insediativi loro proposti in Italia.
‘Il progetto è nato da Stalker Osservatorio Nomade, una rete interdisciplinare di esperti ed artisti che lavorano sui territori in trasformazione’ - spiega Francesco Careri Docente di Progettazione architettonica a Roma Tre’. - ‘Da mercoledì 13 a lunedì 18 febbraio studenti, ricercatori e docenti di Architettura italiane e stranieri con 9 camper visiteranno alcuni campi di Roma, per fare attività di studio, incontrare le comunità rom, capire quali sono le loro reali condizioni di vita e analizzare le soluzioni possibili tra i campi nomadi e le baraccopoli illegali’. Si unirà alla carovana anche il camper della famiglia di Aldo Hudorovic, Rom Calderash di cittadinanza italiana che insegna nel corso ‘Nomadismo e città’ della Facoltà di Architettura.
Saranno 4 gli aspetti principali su cui si concentrerà la ricerca: i legami affettivi e giuridici che collegano ancora oggi i rom che vivono qui in Italia ai familiari nei Paesi di origine, una mappatura delle relazioni che i singoli e le famiglie sono riusciti a costruire con i territori circostanti e la città, una mappatura degli insediamenti e dei dispositivi che controllano il campo, una rilevazione delle case o dei container nei quali vivono con le trasformazioni che sono state da loro stessi apportate.
‘Questo è un aspetto fondamentale della ricerca Plans&Slums - ha spiegato Careri -. Cosa c’è tra il Campo Nomade e la baraccopoli autocostruita? Noi riteniamo importante analizzare le alternative che i Rom sono riusciti a realizzare autonomamente. Molti di loro vorrebbero continuare a vivere in famiglie allargate, come accadeva in Italia 50 anni fa e riescono a costruire con i loro mezzi anche abitazioni di 100 mq. Noi vorremmo mettere a disposizione le nostre conoscenze urbanistiche e architettoniche per offire un’alternativa come le micro aree dove questo sarebbe possibile, e superare la concezione del Campo Rom. Sappiamo bene che sono decisioni politiche impopolari da prendere, ma nella scorsa ‘Conferenza europea sulla popolazione Rom’ promossa a gennaio dal Ministero degli Interni è stato detto chiaramente da tutte le associazioni e le rappresentanze “Uscire dai campi Rom. L’Italia è l’unico Paese ad avere ancora i Campi Rom”’.
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razzismo /cpt / migranti /società / movimenti / pace / diritti .
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