"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Ondata xenofoba

noracismnews | 12 Novembre, 2007 12:29

Dalle campagne mediatiche ai tristi fatti di cronaca
Marco Visintin, Redazione Melting Pot

A poco più di dieci giorni dall’uscita del decreto sulle espulsioni per i cittadini comunitari, provvedimento che ha ampliato i poteri dei prefetti di decidere sulla necessità di allontanare o meno una persona in nome della sicurezza pubblica, la “nuova politica” del Governo sulle migrazioni interne all’Unione Europea sta dando i suoi tristi frutti.

scritta su negozio romeno Dall’uscita delle nuove regole che hanno di fatto semplificato l’espulsione dei cittadini europei dall’Italia, e che paradossalmente ha legittimato il loro trattenimento nei Cpt, stiamo assistendo ad un’ondata di xenofobia molto pericolosa. Fin da subito diverse voci avevano lanciato l’allarme, dal premier rumeno alla società civile italiana, la paura che il decreto del Governo legittimasse atti razzisti trova conferma nelle aggressioni riportate ogni giorno dai media. I pestaggi nelle strade, gli insulti nei mezzi pubblici, gli slogan pieni di odio sui muri, la bomba carta contro un negozio gestito da rumeni, sono solo esempi di una triste e pericolosa lista che si allunga ogni giorno.

Un’ondata xenofoba fomentata da quel razzismo di fondo con cui quotidianamente vengono condite le informazioni dei media nazionali e locali, una campagna mediatica doppiamente funzionale alla deriva securitaria che sta attraversando le istituzioni pubbliche, siano esse locali come i Comuni o nazionali come il Governo. Doppiamente funzionale perchè da un lato creano le condizioni mediatiche e pubbliche per l’approvazione di leggi sempre più razziste e portatrici di esclusione sociale e dall’altro lato, attraverso la “paura” indotta, legittimano risposte barbare e xenofobe all’esigenza di sicurezza, un’esigenza spesso fomentata o per lo meno amplificata.

Davanti a questo scenario è sempre più evidente che non possono essere gli “aggiustamenti” in fase di conversione in legge del decreto a cambiare la situazione, anzi, diventa ancora più plateale la “farsa” con cui alcuni partiti cercano di salvare la faccia agli occhi di una propria base sempre più scontenta e sfiduciata di fronte a questa rincorsa verso destra che sta portando avanti questo Governo.

La continua criminalizzazione dei migranti, e le leggi repressive promulgate sull’onda della stessa, sta assumendo uno scopo preciso e cioè quello di giustificare un inasprimento delle regole che tengono “sotto ricatto” i migranti a discapito di quei dibattiti che vedono i cittadini stranieri al centro di percorsi per l’ottenimento dei diritti di cittadinanza. La stessa riforma Amato-Ferrero trova un suo giustificato stop all’interno di questa campagna. Una riforma che non toccherebbe comunque i nodi nevralgici dello sfruttamento legalizzato della Bossi-Fini, nodi come il legame fra lavoro e permesso di soggiorno o come il sistema di ingresso tramite il decreto flussi.

A poco servono le belle parole e le promesse piene di buoni propositi di alcuni esponenti del Governo quando gli stessi ammettono di essere succubi delle campagne mediatiche ammettendo così che il dibattito politico, e soprattutto le scelte politiche, possono spostarsi dal Parlamento agli studi televisivi. Parole e promesse che inoltre si scontrano con i fatti, con gli sgomberi dei campi rom, con le retate, con i controlli a tappeto; quando le azioni delle forze di polizia, che sono gli esecutori pratici delle “teorie” espresse dalle leggi, prendono sfumature razziste, è un fatto molto grave.

Permettere, volutamente o meno, di farsi scavalcare dalle campagne mediatiche non può legittimare l’immobilismo di un Governo di fronte alle vere problematicità che vivono i migranti in Italia. La mancanza di un decreto flussi realmente ponderato anche sulle necessità dei migranti e non solo sulle necessità del “sistema italia”, sistema sempre più fondato sullo sfruttamento e sulla precarizzazione dei lavoratori migranti, smaschera le reali intenzioni di questo Governo. Vedremo, appena sarà pubblicato, se per esempio quest’anno il decreto flussi permetterà di evitare quel pericolosissimo viaggio a ritroso verso il proprio paese d’origine che moltissimi migranti già presenti clandestinamente in Italia sono obbligati a compiere per ritirare il loro visto d’ingresso dopo aver presentato la domanda all’interno del sistema delle quote. Sarebbe un piccolo esempio di buona volontà.

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Comments

  1. 1. Tommaso Busini  |  11/14,2007 at 13:33

    Sabato 10 novembre, nella curva nord dello stadio Ghencea di Bucarest, è stato esposto dai tifosi, durante i primi due minuti di Steaua Bucarest-Universitatea Craiova, uno striscione di solidarietà.

    Lo striscione recitava la scritta "Ciao Giovanna", seguita da un cuore.Una risposta civile riassunta da un messaggio di solidarietà verso la vittima uccisa in Italia da Romulus Mailat.

    Lo striscione di cordoglio della tifoseria di Bucarest, che ha l’obiettivo di trasmettere un messaggio di concordia e fratellanza tra i popoli dei due paesi, cerca di stemperare le tensioni e i pregiudizi creatisi negli ultimi giorni, volendo evitare ulteriori e inutili incomprensioni.

    I tifosi della Steaua, nonostante la pioggia, si sono riuniti alle 18 di sabato all’entrata dello stadio, ben tre ore prima dell’inizio del match, per far filmare il messaggio e ricevere l’assenso della polizia per l’esposizione dello striscione durante una partita ufficiale, come da procedura. Al fischio d’inizio, lo striscione e’stato esposto e ripreso dalle telecamere.

    Si e’trattato di un’iniziativa, stranamente poco mediatizzata, che ha ricevuto i complimenti di tutta la tifoseria e della polizia presente, iniziativa rilevante per lo spirito dei tifosi e per il momento particolare tra i due paesi e tra i due popoli, sia in Italia che in Romania.

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