CPT vista stadio
noracismnews | 24 Febbraio, 2008 12:50
Il sogno di Sharmin fan iraniana di Totti
di G.M.Bellu, fonte “Gli altri noi” Repubblica.it
“E' stato molto bravo
Daniele Scaglione - l'autore di
"Centro permanenza temporanea vista
stadio", Edizioni E/O - a restituirci l'Italia attraverso gli occhi di
Sharmin. Perché è lo sguardo limpido” dell'adolescente a sconvolgere gli ordinari
criteri di verosimiglianza.”
Sharmin è un'adolescente iraniana appassionata di calcio. Una vera tifosa, candida e competente. E' partita da Teheran assieme alla mamma per raggiungere il padre, un professore universitario che si è rifugiato in Francia, a Lione, dove attende la risposta alla domanda di asilo politico. Purtroppo, mentre transitano per l'Italia, Sharmin e la mamma vengono fermate e chiuse in un Centro di permanenza temporanea nei pressi di Torino. E' qua che la storia comincia. Sharmin - che attraverso la tv ha imparato a conoscere i campioni del calcio italiano - inorridisce davanti allo spettacolo di una sgangherata partita tra reclusi nel campetto del Cpt. "Proprio questo mi tocca di vedere nel paese di Totti e di Maldini?". (Continua)
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Un corpo a corpo sulla linea del colore
noracismnews | 20 Dicembre, 2007 00:35
La costruzione delle differenze tra le razze ha avuto una lunga gestazione. Dalla supposta scientificità delle differenze biologiche alla centralità delle differenze culturali. Un'anticipazione di un saggio del filosofo francese Etienne Balibar
Etienne Balibar
Alcuni analisti e saggisti vedono nel razzismo un fenomeno
del passato, sempre più marginale, che tenderebbe naturalmente ad affievolirsi
se non fosse «artificialmente» rinvigorito da strategie controproducenti e dagli
«effetti perversi» di definizioni e interventi istituzionali quali
l'affirmative action praticata negli Stati Uniti e le misure più o meno
equivalenti di lotta contro le discriminazioni adottate in altri paesi.
Non sono solamente i conservatori o i neoconservatori,
come il sociologo statunitense Dinesh D'Souza, autore di un libro-manifesto
sulla «fine del razzismo» pubblicato nel 1995, che credono di poter fare uso
del concetto di «razza» o di «differenza razziale», affermando al contempo che
le società moderne stanno superando i pregiudizi e le discriminazioni. Anche
alcuni intellettuali di sinistra non esitano ad affermare che le differenze
professionali, o le differenze di generazione o di sesso, tendono oggi ad
assumere, all'interno della conflittualità sociale, il ruolo che ieri era
proprio delle differenze razziali, in particolare nei paesi segnati dal
colonialismo e dalla schiavitù. Essi si presentano come i difensori di un
universalismo repubblicano che teme che la difesa delle minoranze e dei gruppi
oppressi degeneri in rivendicazioni «comunitariste», oppure cercano di
elaborare una politica di emancipazione «post-coloniale» e «postmoderna» che
permetta di passare dal discorso della razza e del razzismo a quello delle
identità multiple «nomadi» o «diasporiche», che sovvertono le tradizionali
concezioni eurocentriche della comunità.(...) (Continua)
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Un Natale in fuga
noracismnews | 17 Dicembre, 2007 12:23
di Maurizio
Chierici – fonte: Arcoiris TV
“Ecco perché ho
mandato il libro a Borghezio, Calderoli e agli X della marca trevigiana. X,
come xenofobia. Con quale tenerezza avrebbero accolto gli argentini in fuga dal
paese dei militari amici P2, trent'anni fa?”
E' un racconto del
Natale di 30 anni fa dedicato al Bossi che urla sul palco di Milano assieme ai
suoi sindaci X; X come xenofobia perché riesce difficile definire in altro modo
quei primi cittadini che violano la legge per soffocare la vita dei lavoratori
stranieri con la diffidenza di chi pretende <garanzie>, ma solo dagli
stranieri considerati braccia e non donne e non uomini. Noi padroni bianchi
facciamo come ci pare. <Basta con la canaglia umana di Roma>, è la
minaccia del leader ruspante rivolta a chi si impegna a far rispettare la
costituzione. Trent'anni fa era il Natale di un'Italia angosciata dal
terrorismo, eppure gli italiani sembravano diversi.
24 dicembre 1977, l' inverno più freddo del secolo.
Naviante ha 110 abitanti sulla strada tra Cuneo e Dogliani. Dietro i vetri di brina
di una scuola abbandonata aveva trovato rifugio un gruppo di argentini fuggiti
dai militari P2 al potere dopo il colpo di stato. Nella terra che consideravano
di nessuno, la vigilia non ricordava gli anni felici. Quel gelo e gli abiti
leggeri buttati nelle valige di chi scappa. <Mamma, la neve…>, è la
meraviglia di una bambina <col naso schiacciato sul vetro>. E' il
ricordo di Maria Seoane, scrittrice
che ha raccolto i tremori della fuga in un libro tradotto anche in Italia e
diventato un film: <La notte delle
matite spezzate>, storia di una classe di ragazzi svaniti nelle cantine
delle squadre della morte. Oggi Maria Seoane fa la redattrice politica al <Clarin>, il più importante quotidiano di Buenos Aires. Laterza ne pubblica il saggio: <Argentina paese dei paradossi>.
(Continua)
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Immigrati in rete a Torino
noracismnews | 15 Dicembre, 2007 04:18
Mentre la Cité nationale de l'histoire de l'immigration
(www.histoire-immigration.fr) propone un folto calendario di attività - sono
fra l'altro in corso due mostre, una dedicata ai rifugiati armeni e l'altra
agli scatti fotografici di Augustus Sherman a Ellis Island - anche in Italia si
varano iniziative in vista del 18 dicembre, Giornata internazionale dei
migranti. In particolare, oggi a Torino su iniziativa dell'Arci verrà
presentato il progetto «Immigra», che attraverso un periodico e una web radio
multilingue (www.immigra.it) vuole essere uno spazio di scambio e informazione, un laboratorio
in divenire che dovrebbe anche servire come strumento di indagine per le istituzioni.
Nel corso della giornata, che si chiuderà con un concerto degli Asian Dub
Foundation, verrà distribuita anche la Costituzione Italiana tradotta nelle
undici lingue più diffuse fra gli immigrati presenti in Italia.
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Identità fragili nella provincia francese
noracismnews | 15 Dicembre, 2007 04:12
Un ragazzo alle prese col sottile razzismo di chi cerca di integrarsi a tutti i costi nel romanzo «Alphonse» dell'autore francese di origine algerina Akli Tadjer di Giuliano Battiston
Nella brasserie parigina «Terminus Nord», una donna dalle
palpebre come «cortine di grasso abbassate su uno sguardo esausto», Juliette,
si guarda intorno cercando Alphonse. Alphonse è suo cugino, «un cugino che ha
visto undici giorni in tutta la sua vita», e che ora, a quarant'anni di
distanza, vuole consegnarle un pacchetto di lettere che racchiude «una vecchia
storia con le parole piene di errori di ortografia». Comincia così Alphonse
(traduzione di Maria Teresa Carbone, Giunti Blu, pp. 120, euro 12.50), ultimo
volume del trittico composto da Akli Tadjer (gli altri due sono Courage et
patience e Le Porteur de cartable), autore francese di origine algerina (o
meglio cabila), uno dei migliori rappresentanti di quella letteratura
franco-magrebina che, almeno a partire dalla pubblicazione nell'83 del Thé au
harem d'Archi Ahmed di Mehdi Charef, sonda con appassionata insistenza la nuova
Francia multietnica e i problemi della sua «costruzione». (Continua)
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Alla ricerca di un’ "Alternativa mediterranea"
noracismnews | 14 Dicembre, 2007 21:56
Intervista con Danilo
Zolo, dalle politiche migratorie ai movimenti di resistenza contro le basi
militari. Come resistere al "neoimperialismo atlantico"
a cura di Alessandra Sciurba, redazione Melting Pot
Proponiamo un’intervista con Danilo Zolo, professore di
filosofia del diritto e filosofia del diritto internazionale presso la facoltà
di giurisprudenza dell’Università di Firenze.Il professore ha di recente
curato, in collaborazione con il professore Franco Cassano, il volume, edito da
Feltrinelli nel maggio del 2007, ‘L’alternativa mediterranea’. E proprio di
mediterraneo vorremmo parlare, come argomento più che mai attuale, scenario di
avvenimenti molto diversi tra loro ma strettamente connessi, come il vertice di
Lisbona dello scorso fine settimana, l’ennesima strage di migranti in mare in
quegli stessi giorni, l’attentato di Algeri di qualche giorno fa, ma anche
l’ampliamento della base militare a Vicenza prevista dagli americani e le
pratiche che stanno interessando il movimento di resistenza a questo
ampliamento. ‘L’alternativa mediterranea’ è un viaggio condotto a più voci
attraverso i saggi di svariati autori che ripercorrono la storia, i percorsi
politici, le evoluzioni religiose e le realtà sociali di quest’area di confine. (Continua)
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Sulle tombe solo numeri
noracismnews | 20 Agosto, 2007 22:52
In un libro-reportage titolato «Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo» Gabriele Del Grande segue le rotte degli esili forzati
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La fortezza e i ragazzini
noracismnews | 04 Giugno, 2007 14:43
Europa, piccoli migranti
Un libro indaga il fenomeno invisibile dei 'minori stranieri non accompagnati' di Barbara Romagnoli – fonte PeaceReporter
In Europa ci sono decine di migliaia di ragazze e ragazzi adolescenti che non hanno casa e migrano spesso illegalmente con tutti i rischi che ne conseguono. Sono i cosiddetti “minori stranieri non accompagnati”, un fenomeno spesso invisibile ma in crescita, che è stato indagato in tutti suoi aspetti in un saggio dal titolo “La fortezza e i ragazzini. La situazione dei minori stranieri in Europa” (Franco Angeli, pagg. 176, 18, euro), scritto a quattro mani da Giovanna Campani, docente di Pedagogia Interculturale all’Università di Firenze e Olivia Salimbeni, dottoranda in scienze dell’educazione a Firenze. Un libro che racconta quel che concretamente viene fatto nei diversi paesi e che denuncia la mancanza di una politica europea chiara e unanime su una questione così delicata. (Continua)
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Mamadou va a morire
noracismnews | 03 Giugno, 2007 13:53
Mamadou va a morire
La strage dei clandestini nel Mediterraneo
di Gabriele Del Grande
Infinito Edizioni
Un grande reportage racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo.
Dal 1988 almeno 10.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del caldo del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia.
Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo.
"Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare. Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui 'candidati' all’emigrazione clandestina" (dall’introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo).
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NoRacismBooks/M.Valeri
noracismnews | 17 Aprile, 2007 13:00

Recensioni:
"La Razza in campo" e "Black Italians"
di Mauro Valeri
(Continua)
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Lager italiani
noracismnews | 10 Aprile, 2007 23:23
L'inferno dei Cpt nelle testimonianze dei migranti raccolte da Marco Rovelli "Ecco qui un fascio di racconti e di nomi che non si fanno cancellare. Si imprimono nella fragile superficie delle pagine e da lì sprofondano in chi ha cuore di leggerle".
Un libro come un'ascia.
Nella prefazione al volume 'Lager italiani' di Marco Rovelli, Erri De Luca suggerisce che occorre avere cuore per leggere le storie che l'autore racconta. E' vero. Ma non solo. Se, prendendo ancora a prestito parole altrui, Kafka ci dice che "un libro deve essere un'ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi", per leggere le ventitré testimonianze di migranti reclusi nei Cpt italiani, occorre avere polmoni. Perché gli uomini e le donne cui Rovelli dà voce raccontano storie che tolgono il fiato.
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Il pianeta degli slum
noracismnews | 31 Maggio, 2006 12:44
Per la prima volta nella storia, tra breve la maggioranza
della popolazione mondiale vivrà nelle città. Ma grandi porzioni di questa
popolazione urbana vivono in condizioni di assoluta povertà. Mike Davis, scrittore e attivista
sociale, descrive questa tendenza nel suo libro Planet of Slums. Ha parlato con Lee Sustar delle conseguenze economiche, sociali, politiche ed
ambientali della marea crescente della povertà urbana.
Fonte: Znet.it – articolo pubblicato il 9 maggio 2006
(Il pianeta degli slum è edito in Italia dalla Feltrinelli)
La questione della crescita delle megaslum è stato escluso dal panorama del dibattito politico corrente. Perché?
Devo confessare di essere stato sorpreso dal pressoché totale silenzio da cui è stata salutata la pubblicazione di uno studio fondamentale delle Nazioni Unite, La sfida delle slum, tre anni fa. Oltre ad un panorama della povertà urbana su scala globale, i ricercatori dell'Onu ci hanno fornito un bilancio complessivo dei danni prodotti da trent'anni di aggiustamenti strutturali, politica del debito e privatizzazioni.
Immagino che questo sia proprio il genere di notizie che i tifosi della Banca mondiale e, più in generale, del "Washington consensus" non vogliono sentire.
L'eccezione, ovviamente, è rappresentata dal Pentagono. Il disinteresse degli esperti del National Security Council verso i ghetti urbani contrasta con l'avido interesse mostrato dai più pragmatici strateghi militari dell'Army War College e del Warfighting Laboratory dei Marines.
Gli strateghi militari sono ben coscienti del fatto che, mentre le loro bombe intelligenti sono estremamente efficienti contro le città gerarchiche quali Belgrado, con le loro infrastrutture centralizzate e i distretti economici, le armi super-tecnologiche americane possono poco per il controllo degli agglomerati di povertà sottosviluppati, come a Mogadiscio in Somalia e Sadr City a Bagdad.
Le grandi baraccopoli in crescita caotica nei sobborghi città del terzo mondo neutralizzano buona parte dell'arsenale barocco di Washington.
L'analisi attenta di questo problema ha condotto gli strateghi militari ad una visione geopolitica del mondo diversa da quella del resto dell'amministrazione Bush. Invece che su una cospirazione terrorista mondiale o su un asse del male, gli strateghi militari si focalizzano sulla supremazia del territorio, le baraccopoli stesse.
Il nemico, che il Pentagono concepisce come un insieme eclettico di potenziali oppositori, dalle gang di strada ai gruppi radicali alle milizie etniche, è meno importante che il labirinto in cui si nasconde. (Continua)














