Vita da steward lombrosiani
noracismnews | 01 Marzo, 2008 00:24
Da oggi entra in vigore negli stadi italiani oltre i 7500 posti l'obbligo di avere cittadini in pettorina gialla addestrati a controllare i tifosi. Ecco come li hanno preparati di Simone Pieranni, Il Manifesto
"A Genova uno degli insegnanti è Carlo Di Sarro, vicequestore vicario della questura ligure. Imputato al processo Diaz per essere uno dei firmatari dei verbali (considerati falsi dalla procura) di arresto e perquisizione della «macelleria messicana» del 20 luglio 2001, il suo nome è presente anche nelle recenti intercettazioni che tirano in ballo De Gennaro e Manganelli. Con Di Sarro si può solo scambiare qualche rapida battuta: una telefonata al capo di gabinetto della questura di Genova, Sebastiano Salvo e la lezione, improvvisamente, diventa a porte chiuse. Un inizio un po' così in quella che dovrebbe essere una nuova fase di trasparenza e buon senso nella gestione degli stadi, proprio nel momento in cui a controllare i cittadini, saranno altri cittadini e non pubblici ufficiali."
Genova. Roberto Anchini mostra tutti i documenti, le
schede di valutazione, il materiale sulla scrivania, sparse nel piccolo
ufficio. Bisogna fare in fretta e bene, perché ci sono delle regole, dei
controlli, ispezioni. E naturalmente soldi che ballano, professionalità da
rispettare e ritorno mediatico da attendere. Da oggi anche lo stadio di Genova,
come tutti gli stadi italiani la cui capienza supera i 7500 posti, dovrà
attrezzarsi con gli steward di ordinanza. Anchini, attraverso la cooperativa
Atform, ne cura la formazione. Conosce a memoria il decreto dell'8 agosto 2007,
è andato a Coverciano a seguire gli incontri preparatori, si è industriato per
superare alcuni punti oscuri. Come, ad esempio, assicurarsi che un candidato
steward possa dimostrare la propria estraneità all'uso di droghe, alcol e
elementi psicopatologici? Certificato del medico curante: è ok anche per
l'Osservatorio. Omologato. Nella sede della cooperativa sono in corso le
lezioni che servono a fare crescere bravi e responsabili steward. E' la prima
parte della preparazione: la teoria. Due classi da 25 persone l'una, età che
varia dai 21 anni ai 55: corso psicologico, giuridico, primo intervento sanitario
e ordine pubblico. Quest'ultimo risulta il più interessante: capire come un
funzionario di polizia spiega ai futuri steward le caratteristiche del decreto,
insieme alle valutazioni sull'ordine pubblico allo stadio da parte di chi lo
gestisce da tempo immemore. (Continua)
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Il Tulkarem deve ancora arrivare
noracismnews | 23 Febbraio, 2008 17:06
Il Tulkarem deve
ancora arrivare: cronache sportive dai territori occupati
di Andrea Cocco, fonte Amisnet
Una squadra che non ha avversari con cui giocare, un
campionato di calcio iniziato quasi due anni fa e non ancora finito, 93 atleti
vittime di guerra. Menzione speciale al
premio RSI 2007, il Tulkarem deve ancora arrivare è un documentario
radiofonico che racconta lo sport in Palestina. Una forma di resistenza
quotidiana, ma anche una storia di passioni e scommesse. Come quella che spinge
un ex terzino a reinventarsi cestista su sedie a rotelle o una calciatrice a
sperare di battere la nazionale israeliana.
Una produzione Amisnet per la
Radio Svizzera di lingua italiana. Il documentario è
stato realizzato nell’agosto del 2007 in Cisgiordana da Andrea Cocco. Le voci dei protagonisti sono quelle di:
Mounzer Uslim: dirigente della squadra di pallavolo di
Ramtiss, Muawia Muna: ex terzino destro del Nablus, cestista della
nazionale su sedia a rotelle, Yehya Abdul Aziz: allenatore della squadra di pallavolo
maschile di Betlemme, Mohannad Aelbey: giocatore del Jaius club e della
nazionale palestinese di pallavolo, Mariam: centrocampista della squadra femminile di calcio
di Ramallah, Samar Araj: dirigente della nazionale palestinese di
calcio femminile, Hani Taljieh: capitano della nazionale palestinese di
calcio femminile
Il Tulkarem
deve ancora arrivare [20:34m]: Play Now | Download [Mp3]
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Londra 6 luglio 2008: 1° Assemblea Europea dei Supporter
noracismnews | 16 Febbraio, 2008 14:26

Fonte: Progetto Ultrà
IL MONDO DEI TIFOSI
DEVE FARSI SENTIRE
Dar voce ai supporter
nel "calcio moderno"
A cosa pensate quando sentite il termine "calcio moderno"? Ai grandi magnati, alle pay-tv e agli sponsor che controllano il gioco? Al divario esistente tra i calciatori superstar e i loro sostenitori? Agli esorbitanti prezzi dei biglietti? Alla repressione e alle diffide? Al razzismo e tutte le altre forme di discriminazione esistenti? O, ancora, alla messa al bando di numerosi aspetti della cultura del tifo all'interno degli stadi? Non può non esserci tuttavia un altro lato della medaglia. Altrimenti perché ci chiameremmo ancora tifosi di calcio? (Continua)
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Quattro frasi xenofobe di cui bisogna trovare gli autori.
noracismnews | 10 Febbraio, 2008 10:59
Un "quiz a sorpresa" per aiutare la memoria. Sembrano attuali ma sono vecchie di Giovanni M. Bellu, rubrica “Gli Altri Noi” di Repubblica.it
1)
"Dove una volta bastava un italiano ora ci vogliono cinque extracomunitari
che però non fanno il lavoro di un italiano"
2) "In Italia
gli extracomunitari hanno completamente stravolto una realtà sociale
preesistente con danni etnici incalcolabili".
3) "E' palese che
la maggior parte degli extracomunitari che raggiungono l'Italia
trovano parenti che li hanno preceduti nella colonizzazione, formano un clan e
si realizzano nell'unica professione in cui eccellono: la criminalità".
4) "Un'altra
macroscopica contraddizione degli extracomunitari sta nella miriade di
bambini messi incautamente al mondo senza la concreta disponibilità di
inserirli dignitosamente nel tessuto sociale".
Questo è un quiz, anzi un "quiz a sorpresa". Chi
vuole partecipare deve leggere le quattro frasi e interrogarsi su chi può
averle pronunciate. Consapevole del fatto che la soluzione non è facile,
l'autore della rubrica ha pensato di fornire ai concorrenti-lettori qualche
spunto di riflessione. (Continua)
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Sognando Eto’o
noracismnews | 10 Febbraio, 2008 10:27
Sognando Eto’o
La carriera di calciatore in
Africa? Un mestiere rischioso
scritto
per Peacereporter da Federico Frigerio
Quale giovane africano non sogna di poter raggiungere un
giorno la notorietà di Samuel Eto’o, fuoriclasse camerunense del Barcellona?
E
chi non sarebbe disposto a qualsiasi sacrificio pur di poter guadagnare quello
che oggi intasca Didier Drogba, attaccante ivoriano del Chelsea finanziato dal
paperone Abramovich? Certo non tutti gli atleti africani sono così fortunati:
secondo uno studio dell’università svizzera di Neuchâtel, per un calciatore del
continente nero fare carriera si rivela un affare complicato. Analizzando il
periodo 2002-2006 e le carriere di 600 professionisti, Raffaele Poli,
specialista svizzero delle migrazioni nel mondo del calcio, ha rilevato come
solo il 13 percento di questi sia riuscito a migliorare le proprie condizioni
economiche, mentre ben un terzo ha letteralmente appeso le scarpe al chiodo,
ponendo fine alla propria carriera.
Saldi africani. La questione diventa ancor più
spinosa se si presta attenzione all’intero meccanismo che riguarda il
reclutamento di calciatori provenienti dall’Africa: uno dei punti di snodo
principali è il Belgio, nazione in cui i vincoli legali del mondo del calcio
sono molto sottili e dove quindi risulta più facile “importare” giovani
promesse. Gli agenti trovano in Africa un mercato pieno di manodopera: la
garanzia di provini in prestigiosi club europei attira atleti (e le loro
disperate famiglie) come mosche. Il calcio diventa spesso lo specchietto per le
allodole per organizzare vere e proprie tratte: gli aspiranti calciatori
possono essere trasferiti clandestinamente in altre nazioni, costretti a
lavorare sotto la stretta vigilanza di sistemi mafiosi. Il desolante
immobilismo di molti stati africani non può che favorire tali meccanismi di
reclutamento: le famiglie dei giovani considerano la possibilità di un provino
in un club europeo come una benedizione, incoraggiano i loro figli e sono
disposti a indebitarsi, confidando di poter restituire il tutto una volta che
il loro figlio guadagnerà quanto Eto’o. Un semplice visto da turisti è il
biglietto da visita con cui questi giovani africani si presentano in Europa.
Inizia la serie dei provini e il tempo per poter lasciare una traccia di sé
varia dai tre ai sei mesi. Chi fa buona impressione ottiene l’agognato
contratto, ma pratica diffusa è quella di far firmare ai giovani atleti due copie:
una perfettamente regolare, da consegnare alla federazione calcistica, l’altra,
scritta a mano, dove sono indicate le vere condizioni e il reale (e
naturalmente più basso) salario. L’Ajax, prestigioso club olandese, è stato
multato per 10 mila euro per aver pagato alcuni giocatori africani al di sotto
del minimo salariale. Nel caso contrario, una volta terminati i sei mesi molti
atleti sono abbandonati a loro stessi.
Uno su mille. I giovani fenomeni africani sono
spesso accompagnati nelle ambasciate per far lievitare la loro età, aggirando
con piccole bustarelle i regolamenti. Louis Clément Ngwat-Mahop, attaccante che
la scorsa stagione militava nel Bayern Monaco, fermato per normali controlli, è
risultato in possesso di un passaporto appartenente ad una cittadina francese.
Raffaele Poli sintetizza così i passaggi intermedi che permettono agli agenti
di trarre profitti sempre più elevati: “Il calciatore africano è una materia
prima che deve essere esportata per poter essere rivenduta a un prezzo
maggiore. Per far lievitare il prezzo li si fa prima giocare in campionati di
serie minori (Romania, Albania), poi di secondo grado (Svizzera, Belgio, Paesi
Bassi) per rivenderli infine ai club professionisti”. Jean-Claude Mbvoumin, ex
giocatore della nazionale camerunense, ha fondato l’associazione Culture Foot
Solidarie per aiutare i giovani calciatori africani che sono stati vittime di
imbrogli o di soprusi. Secondo i dati raccolti dalla sua associazione si
tratterebbe del 95 per cento dei casi. Gli atleti “scaricati” non possono
nemmeno concepire l’idea di tornare nella propria nazione. Il meccanismo
psicologico dell’insuccesso spinge chi non ce l’ha fatta a isolarsi, a vivere
nell’anonimato: tornare a casa a mani vuote sarebbe, oltre che una vergogna
insopportabile, pericoloso per lo stesso atleta. Mbvoumin non vorrebbe più sentire
frasi di questo genere: “Se torno a casa i miei genitori mi uccideranno perché
non riporterò loro ricchezza e grandi macchine”.
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Ultimo stadio.Raciti e i morti del calcio tra emergenza e misteri
noracismnews | 05 Febbraio, 2008 13:52
di Simone Pieranni, da Il Manifesto [3 Febbraio 2008]
27 gennaio 2007, muore Ermanno Licursi. 2 febbraio 2007,
Filippo Raciti. 11 novembre 2007, Gabriele Sandri. Un dirigente ucciso per una
rissa in campo, un poliziotto negli scontri fuori dallo stadio, un ragazzo in
autogrill mentre andava alla partita. Morti di calcio, 3 negli ultimi 12 mesi,
19 negli ultimi 30 anni. E' la storia di una emergenza che ritorna sempre. In
Italia la shock economy trova da tempo linfa ed energie: anche gli ultras sono
diventati «emergenza» e anche su di loro si attuano leggi, provvedimenti,
regolamenti e atteggiamenti, speciali. In più, in Italia, da sempre il calcio
costituisce un laboratorio sperimentale per le tecniche di controllo e
repressione: compartecipazione psichica, arresti in flagranza differita e a
breve il controllo dei cittadini attuato dagli stessi cittadini (steward).
Politiche di controllo sociale avanguardiste e anche business, naturalmente: la
sicurezza è un'industria già fiorente di suo. Sommata ai diritti tv e ai soldi
che girano nel mondo del calcio, non c'è da stupirsi: né dei morti, né
dell'incapacità, o mancanza di volontà, di affrontare il problema nella sua
generalità. I media celebrano, ricordano, sviolinano retoriche, musichette di
circostanza, ritratti tanto penosi quanto banali: poi, nei fatti, siamo ancora
in attesa di capire come sia veramente morto Filippo Raciti, così come di
sapere quali saranno i fantascientifici verdetti dei periti riguardo la morte
di Gabriele Sandri. A Catania, le versioni si sono moltiplicate: prima una
bomba carta contro l'ispettore, poi una lastra di metallo, infine una
portellata di un'auto della polizia. Poi tutto è sparito, non fa più notizia.
Non c'è neanche un'intercettazione telefonica di mezzo, sai che palle. (Continua)
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Balotelli, il fascino del black italian
noracismnews | 01 Febbraio, 2008 17:40
Dopo la doppietta
alla Juventus, l'Inter si coccola il giovane attaccante d'origine ghanese, nato
a Palermo, cresciuto a Brescia ma ancora in attesa di un passaporto italiano
di Matteo Lunardini, fonte: Il Manifesto [01 febbraio
2008]
Finalmente l'Inter ha un attaccante italiano.O almeno,
l'avrà. Si chiama Mario. È nato a Palermo, vive a Brescia, ma ciò nonostante
non ha diritto pieno di nazionalità. Colpa di infinite pastoie burocratiche.
Solo dopo il 12 agosto, giorno in cui compirà
18 anni, lo stato italiano potrà
emettere un passaporto con su scritto Mario Balotelli Barwuah. È questo
il suo nome per esteso. I suoi genitori, di nazionalità ghanese, lo abbandonarono in Sicilia dopo il
parto. Lui se ne rimase un anno e due mesi in ospedale, coccolato da medici e
infermieri, finché non arrivò una famiglia di Brescia e lo adottò. Aveva due
anni. Ebbe così inizio una storia dal sapore antico, una specie di - purtroppo
raro - «sogno italiano» che si realizza. Peccato per i suoi veri genitori, che
forse non avevano più speranza di sognare tanto. I suoi genitori adottivi
invece sì. (Continua)
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Bangura è salvo, libero di giocare!
noracismnews | 16 Gennaio, 2008 16:04
Il Ministero dell’ Interno inglese concede il permesso di
lavoro al giovane centrocampista del Watford che rischiava di essere deportato
in Sierra Leone. Storia di un salvataggio popolare
Di Luca Manes, fonte: Il Manifesto – 16 Gennaio 2008
«Save Bangura».
Così recitava uno dei tanti cartelli esposti dai tifosi durante
una delle ultime partite casalinghe del Watford, prima di natale. Save
Bangura, cantavano in coro sugli spalti.Salvatelo dalla deportazione. L’hanno
salvato. Dopo una lunga diatriba legale, il giovane centrocampista della Sierra
Leone ha ottenuto lunedì la certezza che non verrà espulso dall’Inghilterra e
rispedito in patria. Un panel di esperti del Ministero degli Interni gli ha
concesso il permesso di lavoro, ribaltando la decisione presa dal tribunale
dell’immigrazione che a dicembre aveva clamorosamente rigettato la sua
richiesta di asilo politico. Potrà dunque continuare a giocare col club dell’estrema
periferia nord-occidentale di Londra che oggi sgomita in serie B ma che negli
’80 fece lungo parlare di sé perché il presidente era Elton John (lo è ancora,
ad onorem) e perché lanciò una delle prime stelle nere della nazionale dei re
leoni, John Barnes. In Italia il Watford se lo ricordano più che altro perché
rifilò al Milan il bidone Luther
Blisset e qualche anno fa affidò la panchina a
Gianluca Vialli, senza troppo fortuna. A 19 anni, Al-Hassan Bangura erà già
diventato capitano del Watford ma per le rigide regole inglesi
sull’immigrazione sembrava sul punto di dover far ritorno nel paese natale,
abbandonato 4 anni fa in circostanze drammatiche. La Sierra Leone è la
terra dei diamanti insanguinati, negli anni novanta la guerra civile ha fatto
almeno 50mila vittime secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, il paese
ha il più basso indice di sviluppo umano nel mondo dopo il Niger. (Continua)
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Anche a Mafiopoli fanno il presepe
noracismnews | 24 Dicembre, 2007 06:01
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Immigrazione: terzo click day
noracismnews | 23 Dicembre, 2007 06:28
Terzo click day. Quota 170 mila
Ferrero: «Regolarizzare»
Ieri,22 dicembre, terzo e ultimo «click day», con cui il governo
italiano ha messo a disposizione 170 mila posti per cittadini stranieri che
vogliono lavorare in Italia. Di nuovo una valanga di richieste inviate via
internet: 107.589 per circa 58 mila posti in palio. In totale le richieste per
entrare in Italia (o per regolarizzare persone già presenti) sono state quasi
700 mila. Ieri il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero è tornato ad
augurarsi che il parlamento approvi presto la nuova legge sull'immigrazione,
aggiungendo: «Ritengo inoltre che parallelamente con il prossimo decreto flussi
sarà necessario regolarizzare coloro che già lavorano in Italia in condizioni
di irregolarità»
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Noi, i fratelli della curva
noracismnews | 10 Dicembre, 2007 12:15
Un racconto dello
scrittore milanese, studioso di subculture metropolitane, ispirato da una
discussione con un ultrà rossonero
di Marco Philopat
Vengo dalla periferia sud-ovest di Milano, sono entrato
nella curva del Milan a 14 anni. Ci sono arrivato grazie alla passione per il
calcio. Se ci sono da quasi diciotto anni è perché tra gli spalti e nelle
trasferte mi sono nate grandi amicizie. Andare allo stadio e abbracciare la
cultura ultrà significa entrare nell'ottica di un vero e proprio stile di vita,
con i suoi ritmi, le sue regole, cioè... Sono dei linguaggi difficili da capire
per chi non è in mezzo. Vedi, ogni volta che ti piazzi in curva e sta per
iniziare una partita, ti senti... non come dire... aaaahhh... Sei zeppo d'adrenalina,
tensione, paura, e soprattutto c'è una gioia davvero impossibile da tradurre
con le parole. Durante la settimana hai un solo un'idea fissa nella testa,
quella di rientrare allo stadio per la prossima... È una malattia... Cioè, per
farti capire (Continua)
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Tifosi del Glasgow Celtic...
noracismnews | 23 Novembre, 2007 00:25
I tifosi del Celtic
contestano il presidente:
«Non vogliamo un criminale di guerra»
Tifosi in rivolta a Glasgow ma non per la sconfitta con l'Italia che è costata l'Europeo alla nazionale scozzese. Una cinquantina di soci del Celtic, nel corso della riunione annuale del club, hanno duramente contestato il nuovo presidente, John Reid, accusato come «criminale di guerra» per aver fatto parte del governo Blair durante l'invasione anglo-americana dell'Iraq. Reid, 60 anni, ex ministro della Difesa e della Sanità con un passato rinnegato nel partito comunista inglese, è stato eletto alla guida del Celtic in settembre. «Il suo incarico nel govermo Labour - hanno spiegato i rappresentanti del Celtic Supporter Trust - lo rende incompatibile con la presidenza del club. In patria e all'estero, Reid sarà sempre identificato con un disastro politico e umano come la guerra in Iraq». Chitarrista ed ex alcolista, il nuovo chairman dei biancoverdi si è difeso davanti all'assemblea dei soci (400 ) ricordando di essere «figlio della famiglia del Celtic sin da bambino. E' il più grande onore della mia vita essere qui ma politica e religione devono restare fuori dalla porta del nostro club».
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Romania, calcio e razzismo
noracismnews | 14 Novembre, 2007 19:40
Nelle scorse ore ho pubblicato volentieri (e con foto allegata) la segnalazione che mi veniva dal Signor Tommaso Busini circa l’ omaggio alla memoria di Giovanna Reggiani reso dalla curva dei supporter rumeni della Steaua Bucarest lo scorso 10 novembre nel corso di una partita di campionato.
Sono certo o meglio “desidero
fortemente esserlo” che quello striscione fosse unicamente quello che pareva
essere: un gesto di sincero cordoglio ed al contempo di apertura al dialogo
civile verso il nostro paese attraversato in queste settimane da derive
xenofobe e razziste. Quando dico che desidero fortemente mantenere un’ idea
positiva a quel riguardo, lo faccio spinto dalla triste realtà delle cronache
che ci giungono non di rado proprio dalla Romania e che ci descrivono a loro
volta una diffusa presenza di manifestazioni di razzismo e xenofobia verso i
Rom rumeni. Spero davvero, in altre parole, che quello stesso striscione non
volesse sottintendere ad altro. Sappiamo che molto spesso le curve di alcuni
stadi rumeni si sono rese protagoniste negative di questo odioso fenomeno. Del
resto che la storia del popolo Rom sia segnata in ogni epoca da persecuzioni e
discriminazioni razziali non è certo un fatto nuovo e la Romania, dove pure i Rom
sono presenti in percentuali più significative che altrove, non è mai sfuggita
a questa drammatica realtà. Ho ritrovato sul sito www.osservatoriobalcani.org, un’
intervista datata 9 Gennaio 2006
a Valeriu Nicolae che mi pare interessante e di grande
attualità.
Matteo Ghione
Romania, calcio e
razzismo
Canti, striscioni,
insulti contro i Rom. Anche in Romania, come in altri Paesi europei, il
razzismo è entrato negli stadi, coinvolgendo non solo i tifosi ma anche
dirigenti e commentatori. Sospeso il campo dello Steaua Bucarest, un’intervista
a Valeriu Nicolae, dello European Roma Information Office (ERIO)
Di Daniel Nazare et Sebastian
Stan, ProSport , 9 gennaio 2006
traduzione di Ramona Delcea per Le Courrier des Balkans, e di Carlo
Dall'Asta per Osservatorio sui Balcani
Secondo Valeriu Nicolae «i grandi nomi del football rumeno
non si impegnano affatto nella lotta contro il razzismo, e anzi incoraggiano la
discriminazione negli stadi».
Valeriu Nicolae ha accettato di rilasciare un’intervista a
Prosport sulla sospensione del terreno di gioco comminata alla Steaua Bucarest.
Nicolae fa parte della Commissione Europea, come coordinatore della rete
europea per la lotta contro il razzismo. Ammette di ricevere centinaia di
e-mail e di telefonate di minaccia provenienti dalla Romania. (Continua)
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Ciao Gabriele!
noracismnews | 14 Novembre, 2007 16:44
Ciao Gabriele! Sono idealmente vicino a te e tutti coloro che oggi ti si stringeranno intorno per darti l’ ultimo saluto. So che saremo in tanti e, una volta tanto, sono sicuro che nessuno farà caso se il proprio vicino indossa una sciarpa con dei colori differenti dai propri o se differente è il colore della sua pelle. Questo Blog, in fondo, si batte proprio per questo ma è dannatamente triste e fa tanta rabbia pensare che ciò possa avvenire solo perché ci hanno derubato del tuo sorriso. Sono certo che nessuno lo dimenticherà quel sorriso, così come mi auguro, come scrive Ashley nell’ articolo qui sotto, possa aiutare tutti noi a cambiare le cose… e quanto vorrei non fossero parole al vento... ti abbraccio forte! Matteo Ghione
Parole al vento
Scritto da Ashley Green – fonte Progetto Ultrà
Ciao Gabriele. Ieri in un nostro comunicato stampa ho scritto che la tua morte non è stata accidentale. Ora mi chiedo cosa mi risponderesti tu, che di partite e di trasferte ne hai vissute tante. Forse mi guarderesti interdetto, riprendendo lo sguardo perplesso che ha solcato il viso di molti di coloro che hanno letto quel comunicato. Forse però, proprio perché sai come vanno le cose intorno ad una partita di calcio nel nostro paese, mi daresti un’occhiata d’intesa, e insieme tristemente ci chiederemmo perché. Perché proprio tu? Perché un’altra vittima? E ancora, perché non riusciamo a capire dove stiamo sbagliando? (Continua)
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Attenti rumeni...
noracismnews | 14 Novembre, 2007 16:38
Attenti rumeni,
l’Italia è pericolosa
Il ministero degli esteri rumeno inserisce l’Italia tra i
paesi "a rischio" per i cittadini rumeni di Alessandra Sciurba (Progetto Melting Pot Europa)
Cosa hanno in comune l’Italia, la Costa Rica, l’Iran o il
Messico?
Rientrano tutti nell’elenco, pubblicato sul sito del
Ministero degli esteri romeno, che include i paesi a rischio per i cittadini
della Romania. Niente visite a natale per gli emigrati romeni in Italia. Le
loro famiglie lo ritengono un viaggio troppo pericoloso. Questi gli effetti della criminalizzazione mediatica di
questo popolo, di un popolo intero; questi gli effetti di un decreto legge,
emanato approfittando dell’onda emotiva seguita a un fatto di cronaca, che, per
quanto emendato, rimane una grave ferita inferta ai principi costituzionali e
ai valori civili e democratici che la Repubblica italiana, dal dopoguerra ad oggi, ha
sempre sostenuto di rappresentare. (Continua)
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