"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Each man kills the thing he loves…

noracismnews | 04 Marzo, 2008 22:28

Hasta Siempre!

each_men_sfondo_bianco

Yet each man kills the thing he loves, By each let this be heard, Some do it with a bitter look, Some with a flattering word, The coward does it with a kiss, The brave man with a sword! Some kill their love when they are young, And some when they are old; Some strangle with the hands of Lust, Some with the hands of Gold: The kindest use a knife, because The dead so soon grow cold. Some love too little, some too long, Some sell, and others buy; Some do the deed with many tears, And some without a sigh: For each man kills the thing he loves, Yet each man does not die.

Eppure ogni uomo uccide ciò ch'egli ama,
e tutti lo sappiamo:
gli uni uccidono con uno sguardo di odio,
gli altri con delle parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio, l'eroe con una spada!
Gli uni uccidono il loro amore,
quando sono ancor giovani ;
gli altri, quando sono già vecchi ;
certuni lo strangolano con le mani del Desiderio,
certi altri con le mani dell'Oro;
i migliori si servono d'un coltello, affinché i cadaveri più presto si gèlino.
Si ama eccessivamente o troppo poco; l'amore si vende o si compra ;
talvolta si compie il delitto con infinite lagrime, tal' altra senza un sospiro,
perché ognuno di noi uccide ciò ch'egli ama –
eppure non é costretto a morirne.

Tratto da "The Ballad of Reading Gaol" di Oscar Wilde

C.G.Chi ha creato e aggiornato con passione e tanto amore le pagine di questo Blog e del sito correlato, da oggi "passa la palla"... perchè... " si finisce sempre, prima o poi, per uccidere ciò che si ama " Spero che qualcuno, magari proprio Matteo, raccolga il mio assist! That's all, folks!
C.G. (ex) webmaster Matteo Ghione Off.Website / ::No Racism News::
Genova, Italia, Pianeta Terra, mercoledì 4 marzo 2008

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Graffito su muro di Genova

noracismnews | 04 Marzo, 2008 22:15

Graffito su un muro di genova

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Mensagem ao povo palestino - رسالة إلى الشعب الفلسطين by Latuff

noracismnews | 04 Marzo, 2008 18:00

Mensagem do cartunista brasileiro Latuff, em português e árabe, ao povo palestino,
por conta da agressão israelense contra Gaza
Message from Brazilian cartoonist Latuff, in Portuguese and Arabic, to the Palestinian people, regarding the Israeli aggression against Gaza.
Messaggio del cartoonista brasiliano Carlos Latuff, in portoghese e arabo, al popolo palestinese riguardo all' aggressione israeliana contro Gaza. 

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Appello: Un impegno a favore dello sport di base

noracismnews | 04 Marzo, 2008 17:32

APPELLO

Riconosciuto il ruolo sociale dello sport, come esplicitato anche nel libro bianco dell'UE; considerato che lo sport è un formidabile strumento di inclusione sociale, di superamento dei disagi, di miglioramento della qualità della vita individuale e collettiva; condiviso che lo sport è un diritto di cittadinanza da garantire a tutte e a tutti, dall'età infantile fino all'anzianità; considerato che sono milioni i cittadini che praticano attività motoria e sportiva; considerato che le migliaia di associazioni sportive di base, sparse su tutto il territorio nazionale, affiliate e non affiliate alle Federazioni e agli Enti di promozione sportiva, sono i principali attori e promotori dello sport con finalità sociali e lontano dalle esasperazioni competitive; verificato che le suddette associazioni non vengono riconosciute e sostenute sufficientemente per mancanza di risorse, di normative specifiche e di interesse da parte delle istituzioni pubbliche nei confronti delle buone pratiche proposte; ritenuto l'attuale sistema organizzativo dello sport inadeguato a garantire la massima diffusione e l'accessibilità dello sport a tutti i cittadini e, in particolare, alle persone con disabilità, di diversa nazionalità e in condizioni di difficoltà socio-economica di vario genere; valutato che l'industria dello sport professionistico rappresenta il 2,5% del prodotto interno lordo italiano; considerato che lo stesso sport professionistico, quale veicolo potenzialmente efficace di valori e quale «sfruttatore» di beni comuni, come il gioco del calcio, deve assumere una precisa responsabilità sociale, chiediamo alle forze politiche di impegnarsi a:
1) Riorganizzare l'intero sistema sportivo, partendo dalla liquidazione della Coni Servizi spa per arrivare ad una ridefinizione chiara dei ruoli e delle funzioni dei diversi soggetti della rete sportiva;
2) Incrementare il fondo per lo sport di cittadinanza in misura adeguata a garantire la massima diffusione e promozione dello sport di base e di darne la piena competenza alle regioni e agli enti locali;
3) Riconoscere e sostenere le associazioni di base attraverso la qualità degli interventi offerti e non attraverso l'iscrizione al registro nazionale del Coni;
4) Prevedere, con un atto legislativo, un sistema di mutualità nello sport professionistico finalizzato al sostegno dell'associazionismo sportivo di base che incentiva la partecipazione attiva e l'inclusione sociale delle persone in difficoltà (persone con disabilità, migranti, tossicodipendenti, etc). In particolare, questo si può ottenere attraverso: una tassazione sugli stipendi dei professionisti sportivi superiori a 5 volte lo stipendio medio nazionale; una percentuale significativa dei proventi dei diritti televisivi;
5) Attivare l'obbligo per le società sportive professionistiche di predisporre annualmente il bilancio sociale.
Per aderire all'appello basta inviare una e-mail a direttivo@anpis.it
oppure andare su http://www.petitiononline.com/sport08/petition.html, raggiungibile comunque anche tramite il sito www.unaltrosport.it
Primi firmatari: Roberto Grelloni (presidente nazionale Anpis), Valter Vicini (presidente regionale Uisp Marche), Darwin Pastorin (giornalista sportivo), Carlo Balestri (responsabile Progetto Ultrà), Assunta Legnante (campionessa europea indoor del lancio del peso), Paolo Sollier (ex calciatore), Alessandro Donati (responsabile sport Libera), Comitato nazionale del tifo popolare, Palestra popolare «Corto Circuito» (Roma), Luca Colombo (presidente ass. Jalla Onlus), Palestra popolare «San Lorenzo» (Roma).

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Terapia intensiva

noracismnews | 04 Marzo, 2008 16:56

Visita all’ospedale El Shifa di Gaza, tra i feriti dei raid e le difficoltà dell’embargo. Scritto per Peacereporter da Emiliano Olivero

Arriviamo all’El Shifa Hospital, la mattina seguente i quattro giorni di bombardamenti ed incursioni dell’esercito israeliano nel nord della Striscia di Gaza che hanno provocato piú di cento vittime, delle quali la metà civili e almeno venti bambini.

foto di Emiliano OlivieroL'entrata dell'unità d'emergenza è affollata da decine di persone che premono per entrare ma le guardie armate controllano l'ingresso e lasciano passare solo i parenti stretti dei ricoverati. Un altro gruppo di persone attende il proprio turno per donare il sangue che in questi giorni è il bene più prezioso e indispensabile per la vita delle centinaia di feriti che affluiscono al centro. Il dottor Raed Al Areeni ci conduce al reparto di terapia intensiva maschile dove sono ricoverati i casi più gravi. Una decina di letti accolgono i feriti che da giovedí scorso continuano ad arrivare senza sosta. Uomini, ragazzi e bambini che lottano per la sopravvivenza collegati a respiratori, tubi e cateteri che li mantengono in vita. (Continua)

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L'olocausto promesso

noracismnews | 03 Marzo, 2008 22:08

Conclusa all'alba l'operazione Inverno Caldo. Almeno cento palestinesi uccisi, in gran parte civili. Il conflitto israelo – palestinese brucia di nuovo, incendiando tutto quanto intorno a sé. di Christian D’ Elia, Peacereporter

gaza
disegni di Carlos Latuff e Vauro

gaza''L'operazione Inverno Caldo è terminata'', ha annunciato questa mattina la Radio militare israeliana. Un dispaccio di poche righe per sancire la conclusione, alle prime luci dell'alba di oggi, della dura incursione dell'aviazione e della fanteria israeliana con il supporto di mezzi blindati nella Striscia di Gaza. Da mercoledì a oggi, sono almeno cento i palestinesi uccisi, mentre sono due i militari israeliani che hanno perso la vita a Jabaliya.

gazaAlba di sangue. Questa mattina, mentre i militari israeliani si ritiravano, sette razzi Qassam sono stati lanciati verso le città israeliane di Sderot e Askelon e cinque miliziani di Hamas sono stati uccisi dai soldati israeliani. Ma sembrano le ultime scaramucce della più grande battaglia nella Striscia dal ritiro d'Israele nell'estate del 2005. ''L'operazione è in via di conclusione. Quasi tutte le nostre forze sono già rientrate in Israele'', ha dichiarato un portavoce delle forze armate d'Israele, confermando la fine dell'operazione, ma ribadendo che Tel Aviv ''continuerà con le azioni difensive contro coloro che lanciano i razzi letali contro i nostri civili''. La definizione di 'operazione difensiva' per un'incursione di queste dimensioni è perlomeno discutibile, quanto le surreali dichiarazioni di Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, che ha commentato la fine dell'operazione Inverno Caldo dichiarando che ''il nemico è stato sconfitto. Gaza sarà sempre una tomba per le truppe d'occupazione. Abbiamo trasformato Sderot in una città fantasma e anche ad Askelon accadrà lo stesso''. Qualcuno dovrebbe far notare a Zuhri che Gaza è una tomba per i civili palestinesi, in particolare per i tanti bambini che hanno perso la vita, sepolti dalle macerie dei palazzi rasi al suolo dall'aviazione israeliana, come è la stessa Gaza a essere una prigione a cielo aperto, dove manca tutto e la popolazione è allo stremo. Qualcuno dovrebbe anche far notare a Israele che i razzi Qassam sono letali, tanto da uccidere un cittadino israeliano nei giorni scorsi, ma un attacco così violento contro l'inerme popolazione della Striscia sembra più vicino a 'quell'Olocausto' promesso ai palestinesi dal vice-ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai che a un'operazione di difesa. (Continua)

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Espulsione annullata per stabili legami familiari

noracismnews | 03 Marzo, 2008 20:39

A Treviso Giudice di Pace annulla espulsione per la sussistenza di legami familiari stabili ed effettivi in seguito a ricongiungimento familiare.
Ricorso accolto ai sensi del’ art 13 comma 2-bis del T.U.

Si ringrazia l’Avv. Stefano Azzari per la collaborazione. Fonte:
Meltingpot 

Lo scorso 20 febbraio il Giudice di Pace di Treviso ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Stefano Azzari contro l’espulsione di un cittadino albanese, annullando il provvedimento perché illegittimo ai sensi dell’articolo 13, comma 2 bis del T.U. n. 286/1998 così come modificato dal Decreto legislativo n. 5 dell’8 gennaio 2007 Secondo detto articolo, infatti “nell’adottare il provvedimento di espulsione … nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare – come nel caso in esame – ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, … si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine”. Considerando pertanto che il destinatario del provvedimento di espulsione "è un cittadino straniero che da oltre 16 anni vive in Italia ove ha forti e stabili legami familiari, essendo coniugato ed avendo due figli minorenni di cui il primogenito ha circa 8 anni e l’ultima nata ha da poco compiuto un anno di vita"; il Giudice di Pace ha ritenuto che il provvedimento di espulsione impugnato fosse da considerarsi illegittimo in quanto emesso in violazione dell’art. 13, co. 2 bis, D.Lgs. n. 286/1998. [ Leggi ] il testo del verbale di udienza gentilmente fornito dall’Avvocato Azzari

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Silenzi e complicità sugli abusi a danno dei migranti

noracismnews | 03 Marzo, 2008 20:29

Quanto valgono i diritti umani in Italia?
di Fulvio Vassallo Paleologo - Università di Palermo - fonte:
Meltingpot

migrantiContinua il silenzio, quasi totale, della stampa sulle violazioni dei diritti dei migranti in Libia e negli altri paesi di transito. Persino l’intervento di Giovanni Maria Bellu è rimasto confinato nella parte telematica di Repubblica, senza trovare spazio nel giornale, e altrettanto silenzio si registra sulla condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo, per l’utilizzazione della normativa antiterrorismo in un caso di espulsione di un cittadino tunisino. Per quanto le scelte del governo Prodi possano essere criticabile sul piano interno, e ben presto si vedranno le conseguenze del mantenimento del regime delle espulsioni e del sistema dei centri di detenzione che adesso Berlusconi promette di moltiplicare, è sul piano dei rapporti internazionali che l’operato di questo governo ha segnato un ulteriore regresso nella tutela dei diritti della persona. Si tratta di una linea continua di violazioni dei diritti della persona, sanzionata adesso anche dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ( caso Saadi/Italia), che dovrebbe fare passare in secondo piano i modesti riconoscimenti che si sono ottenuti nella attuazione delle direttive comunitarie in materia di ricongiungimento familiare, di asilo e di protezione umanitaria.
Gli accordi siglati dalla Sottosegretaria Lucidi e dal Prefetto De Gennaro, alla fine di dicembre a Tripoli, con il governo libico, hanno già avuto effetti collaterali terribili, come la legittimazione della dittatura di Gheddafi in Europa e la mutazione della composizione dei migranti che sempre più numerosi, malgrado gli accordi, continuano ad arrivare a Lampedusa ( o più spesso sono soccorsi da unità italiane nelle acque del canale di Sicilia). Sono praticamente scomparsi gli eritrei,finiti in carcere o rimpatriati, a seguito delle retate "mirate" che la polizia di Gheddafi, dopo gli accordi con l’Italia, ha condotto con particolare accanimento proprio nei confronti dei migranti in fuga dall’Eritrea. (Continua)

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Immigrati, ma senza Dna

noracismnews | 02 Marzo, 2008 00:06

Quando Carla Bruni lottava contro i test - Fonte Il Manifesto

carla bruniQuello sul test del dna per gli immigrati che richiedono di ricongiungersi con i propri famigliari è stato uno dei primi scogli del governo di Nicolas Sarkozy in Francia. Era il settembre dell'anno scorso e il deputato Thierry Mariani prevedeva l'inserimento di una sperimentazione, fino al 2010, in cui i «candidati all'immigrazione» potessero sottoporsi in modo facoltativo all'esame del dna. La proposta - poi approvata - suscitò una grandissima polemica, contro la quale si scagliarono politici del centrosinistra, intellettuali, attori e cantanti. Tra questi anche la modella Carla Bruni, di recente diventata la première dame di Francia, sposando il premier Sarkò. Bruni partecipò, tra l'altro, alla serata allo Zenith organizzata proprio per protestare contro la decisione di introdurre il test. Chissà se la pensa ancora allo stesso modo.

La sentenza «La famiglia è uno status civile prima che biologico». Test a rischio. Il tribunale di Napoli accoglie il ricorso di un uomo contro l'uso dell'analisi genetica per i ricongiungimenti famigliari
di Nicola Angrisano*,
Il Manifesto

«Gentile signor P.H., in merito alla sua richiesta di ricongiungimento familiare, sono emersi fondati dubbi sul vincolo di parentela... la invitiamo pertanto a sottoporsi a sue spese al test del dna». L'odissea di un cittadino del Burkina Faso che lavora da dieci anni nella provincia di Napoli è cominciata così, con questa lettera dell'ambasciata italiana ad Accra (Ghana) del febbraio 2006, per concludersi pochi giorni fa grazie a una sentenza della sezione civile «Prima Bis» del tribunale di Napoli, in cui si riconosce il suo diritto alla coesione familiare con il figlio malgrado l'esito negativo del test del dna.
Nel mezzo una guerra civile, quella in Costa D'Avorio, con un diciassettenne di Abidjan costretto a recarsi ad Accra per l'esame, perché l'ambasciata italiana nel suo paese era chiusa. E un probabile trauma familiare, acceso dalla violenza di un test e dal pregiudizio dei burocrati verso un figlio nato da una convivenza precedente al matrimonio dell'uomo. Come spiega l'avvocato Simona Fiordelisi dello studio Coccia «la sentenza ha riconosciuto la validità della documentazione anagrafica fornita dal genitore» e soprattutto conferma «che la famiglia è uno status civile prima che biologico».  (Continua)

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Vita da steward lombrosiani

noracismnews | 01 Marzo, 2008 00:24

Da oggi entra in vigore negli stadi italiani oltre i 7500 posti l'obbligo di avere cittadini in pettorina gialla addestrati a controllare i tifosi. Ecco come li hanno preparati di Simone Pieranni,  Il Manifesto

"A Genova uno degli insegnanti è Carlo Di Sarro, vicequestore vicario della questura ligure. Imputato al processo Diaz per essere uno dei firmatari dei verbali (considerati falsi dalla procura) di arresto e perquisizione della «macelleria messicana» del 20 luglio 2001, il suo nome è presente anche nelle recenti intercettazioni che tirano in ballo De Gennaro e Manganelli. Con Di Sarro si può solo scambiare qualche rapida battuta: una telefonata al capo di gabinetto della questura di Genova, Sebastiano Salvo e la lezione, improvvisamente, diventa a porte chiuse. Un inizio un po' così in quella che dovrebbe essere una nuova fase di trasparenza e buon senso nella gestione degli stadi, proprio nel momento in cui a controllare i cittadini, saranno altri cittadini e non pubblici ufficiali."

stewardGenova. Roberto Anchini mostra tutti i documenti, le schede di valutazione, il materiale sulla scrivania, sparse nel piccolo ufficio. Bisogna fare in fretta e bene, perché ci sono delle regole, dei controlli, ispezioni. E naturalmente soldi che ballano, professionalità da rispettare e ritorno mediatico da attendere. Da oggi anche lo stadio di Genova, come tutti gli stadi italiani la cui capienza supera i 7500 posti, dovrà attrezzarsi con gli steward di ordinanza. Anchini, attraverso la cooperativa Atform, ne cura la formazione. Conosce a memoria il decreto dell'8 agosto 2007, è andato a Coverciano a seguire gli incontri preparatori, si è industriato per superare alcuni punti oscuri. Come, ad esempio, assicurarsi che un candidato steward possa dimostrare la propria estraneità all'uso di droghe, alcol e elementi psicopatologici? Certificato del medico curante: è ok anche per l'Osservatorio. Omologato. Nella sede della cooperativa sono in corso le lezioni che servono a fare crescere bravi e responsabili steward. E' la prima parte della preparazione: la teoria. Due classi da 25 persone l'una, età che varia dai 21 anni ai 55: corso psicologico, giuridico, primo intervento sanitario e ordine pubblico. Quest'ultimo risulta il più interessante: capire come un funzionario di polizia spiega ai futuri steward le caratteristiche del decreto, insieme alle valutazioni sull'ordine pubblico allo stadio da parte di chi lo gestisce da tempo immemore. (Continua)

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