Raid su Gaza, è strage di bambini
noracismnews | 29 Febbraio, 2008 17:05
di Michele Giorgio, Il Manifesto
Gerusalemme. Rioccupare Gaza o continuare l'ondata di attacchi aerei di questi ultimi giorni? Su questo interrogativo si spacca l'establishment politico-militare israeliano anche se il partito dell'invasione della Striscia si rafforza sotto la pressione di giornali e televisioni. Si dice che sia rimasto solo il ministro dell'interno Meir Shitrit a respingere con forza l'idea di una rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel 2005. A Gaza in ogni caso le discussioni all'interno dell'esecutivo israeliano contano ben poco, perché il bagno di sangue è immenso e la gente attende il compiersi di un disegno noto da tempo. Tra mercoledì e giovedì almeno 28 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani, 13 dei quali ieri, tra cui altri quattro bambini. Un'escalation che non risparmia la Cisgiordania: ieri altri due militanti dell'Intifada sono stati uccisi a Nablus. Hamas nel frattempo sta dimostrando tutta la sua capacità di reazione. Anche ieri ha sparato razzi artigianali verso i centri abitati del sud di Israele, otto dei quali hanno raggiunto Ashqelon danneggiando una abitazione e colpendo il cortile di una scuola. Uomini politici e persone comuni si sono recati a Sderot a portare la loro solidarietà alla famiglia dello studente ucciso due giorni fa da un razzo. Israele ormai spara su tutto ciò che si muove lungo la sua frontiera con Gaza e persino con l'Egitto. Ufficialmente, per fermare chi lancia razzi, ma gli effetti sul terreno sono devastanti per i civili palestinesi. Ieri sera un pastore è stato ucciso, a nord della Striscia, da un missile aria-terra sganciato da un elicottero da combattimento. Un paio di ore dopo una ragazzina egiziana di 13 anni è stata ferita alla testa mentre giocava non lontano dal valico di Kerem Shalom, dove si incrociano i territori dello Stato ebraico, di Gaza e dell'Egitto. (Continua)
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Raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia
noracismnews | 28 Febbraio, 2008 16:27
Alla luce del sole. Continuano i raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano
a calcio sulla spiaggia di Naoki Tomasini, fonte Peacereporter
Il professor Abu Ala
insegna all'università al
Aqsa di Gaza. E' un docente laico che non sostiene Hamas. Quando lo abbiamo
contattato aveva appena appreso della morte dei quattro ragazzini che giocavano a calcio sulla spiaggia a Jabaliya.
"Oggi le notizie sono terribili, quei quattro bambini
stavano giocando a calcio. E ci sono anche altri quindici feriti, ma il
problema è che non si riesce nemmeno a tenere il conto delle vittime perchè
questi attacchi avvengono continuamente. Quello che accede in queste ultime ore
è però senza precedenti. Dalle otto di ieri sera è stato un bombardamento
ininterrotto, con gli elicotteri Apache
(dell'esercito israeliano)
che sorvolano la Striscia
in ogni momento del giorno. Solo nelle ultime 24 ore sono morte 23 persone
almeno, anche il furgoncino colpito ieri, con cinque miliziani di Hamas a
bordo, è stato centrato di fronte all'università di Al Aqsa dove insegno, a Khan Younis. Ma oltre ai
miliziani sono stati uccisi sei bambini e un neonato di sei mesi. Qualcuno deve
essere impazzito in Israele, non riesco a trovare altre risposte che non siano
quella cosa che si chiama la patologia del potere.. come altrimenti si può
chiamare l'uccisione deliberata di ragazzini che giocano a calcio in pieno
giorno?"
Conosce la dinamica
dell'attacco? Israele sostiene che miliziani avevano sparato dei razzi da
quella zona, anche se in realtà ciò
è improbabile visto che si tratta di un punto molto
lontano dal confine.
"Esatto. Ma il punto è che Israele non ha bisogno di
fornire giustificazioni sensate, questa è un'occupazione di tipo coloniale, e
pertanto è intrinsecamente violenta. Da questo punto di vista non è cambiato
nulla dal 1948 ad oggi. Israele trova ogni volta una buona scusa, ma come si può
paragonare un razzo Qassam artigianale alle testate nucleari di cui dispone? Lo
stesso potere militare di Hamas è ben poca cosa rispetto all'esercito
israeliano. Questa sproporzione può restare nascosta solo con la complicità
della comunità internazionale, che invece dovrebbe sostenere il diritto del
popolo palestinese alla resistenza. Questa ingiustizia si ripete anche fuori
dalla Striscia di Gaza. Ieri hanno ucciso due miliziani nel campo profughi di
Balata, vicino a Nablus. Sono mai stati sparati razzi dalla Cisgiordania? No,
sono solo scuse coperte dal silenzio delle Nazioni Unite, degli Usa e anche della
Lega Araba. Questi crimini continueranno finchè non ci sarà un vero boicotaggio
internazonale come quello che venne portato avanti contro
il Sudafrica. Quello che viviamo oggi è ciò che Edward Said definiva
accusare le vittime." (Continua)
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G8, Bolzaneto come Guantanamo
noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:51
Parti lese
Editoriale di Lorenzo Guadagnucci, Fonte Carta.org [26 Febbraio 2008]
Prendiamo il Corriere della Sera e la Repubblica. Entrambi riportano la notizia della requisitoria in corso a Genova sugli abusi compiuti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 nel luglio 2001. Il primo mette la notizia fra le brevi di pagina 21: otto righe [ho contato le parole, sono 34] con il titolo «Ecco le violenze di Bolzaneto». Il secondo sceglie ancora le brevi, a pagina 19, con sedici righe: «G8, a Bolzaneto un girone infernale». Un unico giornale italiano–il manifesto–ha ritenuto degna di prima pagina la notizia che un articolo uscito sulla Stampa [pagina 19] introduce così: «Botte, insulti, oscenità, minacce di sodomizzazione, prigionieri costretti ad abbaiare o a restare nella posizione della ballerina o del cigno, tenuti per ore in piedi con le mani alzate, ragazze denudate e fatte girare su se stesse tra commenti brutali di agenti presenti in infermeria, piercing strappati anche dalle parti intime: non è Guantanamo, ma la caserma del reparto Mobile di Bolzaneto…». Tutto questo in Italia non fa praticamente notizia, non scatena alcun dibattito politico, non suscita indignazione. Stiamo accettando silenziosamente la scomparsa di alcuni diritti fondamentali, e non saranno le [eventuali, la prescrizione incombe] sentenze del tribunale a salvarci dall’abisso nel quale siamo caduti nel 2001. Sento oggi che un famoso poliziotto, Achille Serra, sarà portato in parlamento. Nulla da obiettare. Ma se proprio vogliamo giocare con le candidature-simbolo, segnalo che al processo per Bolzaneto ci sono 205 parti lese, tutti semplici cittadini, e 45 imputati, tutti agenti delle forze dell’ordine. In bocca al lupo, onorevole Serra.
Insulti a un disabile, minacce di sodomia, botte e inni fascisti. I pm descrivono la caserma genovese come un luogo di torture fisiche e psicologiche. Protagonisti non solo i poliziotti ma anche i medici. Così la democrazia fu sospesa.di Alessandra Fava, Il Manifesto 26.02.08
Genova. Schiaffi, botte, minacce di sodomizzazione, piercing levati da parti intime nella sala infermeria davanti ad altre quattro persone che non c'entrano niente, teste sbattute nei gabinetti, inni a Mussolini e altri canti fascisti o spruzzate con gas urticante: ieri per quattro ore e mezza Bolzaneto e le sue torture sono tornate ad essere materia da non archiviare, anche se siamo a quasi sette anni dai fatti. Ieri il pm Vittorio Ranieri Miniati che ha condotto l'inchiesta con Paola Petruzziello, ha incentrato la seconda delle sei udienze previste per la requisitoria sull'attendibilità delle parti offese, oltre 200 persone di diverse nazionalità.
Come la memoria consegnata dai pm Miniati e Petruzziello all'inizio del processo rimarcava che fonti diverse, in nessun collegamento tra di loro, avevano dato versioni univoche su diversi episodi di violenza e sull'organizzazione della caserma, così ieri si è tornati a valutare l'attendibilità partendo proprio dalle testimonianze degli arrestati che a Bolzaneto avrebbero dovuto solo essere identificati. Il pm ha scelto di raccontare sommariamente quel che è avvenuto da venerdì a domenica a quindici arrestati, cinque per giorno, ricostruendo così un quadro completo delle violazioni dei diritti umani avvenute a Bolzaneto, a partire dalle vessazioni del «Comitato d'accoglienza» che nel piazzale appellava molte ragazze con frasi come «entro stasera vi facciamo tutte» o «bisogna fare come in Kosovo», e marchiava la gente come fossero bestie col pennarello (ricordo indelebile per quelli della Diaz).
Nelle celle c'è chi viene tenuto in punta di piedi, chi con le braccia alzate anche per varie ore e spesso picchiato con «manganelli, schiaffi, pugni, pugni guantati, calci, colpo sulla nuca per far sbattere la fronte contro il muro, tanto è vero che parecchi testimoni hanno ricordato di avere visto macchie di sangue sui muri della cella più o meno all'altezza delle teste», ha detto il pm. Intanto i «colleghi» cantavano filastrocche a Pinochet, Hitler o Mussolini augurandosi i forni per i reclusi. Una donna ricorda che per costringerla a firmare un modulo le fu mostrata la foto dei suoi figli con la minaccia che se non firmava non li avrebbe visti tanto presto.
Poi si passa all'infermeria dove agiva il medico Giacomo Toccafondi insieme ad Aldo Amenta, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, lesioni personali in concorso, minacce e omissione di referto. Il pm non ha risparmiato in aula nessun particolare e, a proposito dei «piercing giustamente rimossi ma in maniera brutale e con minacce, oppure davanti ad altre persone», ha ricordato «il caso della ragazza con il piercing vaginale, obbligata a rimuoverlo con le mestruazioni davanti a 4-5 persone» oppure uomini minacciati di sodomizzazione («carino il comunista, ce lo facciamo?»).
La carrellata dei «ricordi» ha reso la crudezza delle sequenze come in un film. B.M., arrestato il 20 luglio, che ricorda teste sbatttute contro il muro, saluto romano, ustioni con sigaretta e accendino. Un'altra le minacce mentre le forbici tagliavano ciocche di capelli. Sabato, lo spray urticante spruzzato sulla faccia degli arrestati e la «visita» in cella del medico Toccafondi munito di mascherina o un ragazzo che ricorda che il medico aveva un manganello e glielo avvicinò alla bocca dicendo «manganelli manganelli», facendo ridere tutti. Domenica un cittadino italiano si sente rispondere da un agente alla presenza del medico «stai zitto non sei un cittadino, ma una merda». Infine il pm ha rimarcato come tutte le testimonianze appaiano genuine, precise e dettagliate e di come ci siano anche numerosi riscontri esterni come i referti medici e le note scritte dal gip.
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Chi si vergogna di Bolzaneto?
noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:34
Ida
Dominijanni, Il Manifesto 26.02.08
“Nella caserma di
Bolzaneto, in quel di Genova 2001, dopo l'assassinio di Carlo Giuliani e
l'assalto alla scuola Diaz, questi furono i fatti, secondo la ricostruzione dei
pm al processo che si sta svolgendo in questi giorni. Lo sapevamo dalle
testimonianze, adesso lo sappiamo, come si dice in gergo, dalla raccolta degli
elementi probatori sottoposti a riscontri. Fu dunque tortura a tutti gli
effetti, con tutto il carico di sadismo, sessismo, pornografia di cui la
tortura è fatta. Conviene non volgere lo sguardo e leggere attentamente questa
macabra descrizione: non solo a Abu Ghraib, non solo a Guantanamo, non solo
nelle carceri dove «spariscono» le vittime delle «rendition» americane, la
tortura è tornata ad essere uno strumento ordinario dello stato d'eccezione
permanente in cui viviamo.” " il film di Genova appare una sinistra anticipazione su scala locale
di quello che pochi mesi dopo, con l'11 settembre e la guerra al terrorismo, si
sarebbe scatenato su scala globale. Una prova generale, come del resto a molti
fu chiaro fin da subito."
In piedi per ore, nudi e con le mani alzate, o a fare il
cigno o a piroettare come ballerine o ad abbaiare come cani per essere meglio
derisi e insultati dalla polizia, dai carabinieri, dai medici. Intimidazioni
politiche e intimidazioni sessuali, schiaffi, colpi alla nuca. Un salame usato
come manganello, o agitato per meglio rendere le minacce di sodomizzazione.
Gentili epiteti come «troia» e «puttana» alle ragazze, «nano di merda», «nano
pedofilo», «nano da circo» a un disabile, costretto per sovrappiù a farsela
addosso dal sadico rifiuto di accompagnarlo in bagno. Una mano divaricata e
spezzata. Nuche prese a schiaffi e a colpi secchi. Piercing strappati, anche
dalle parti intime. Promesse di morte, al grido di «Ne abbiamo ammazzato uno,
dovevamo ammazzarne cento». (Continua)
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Marocco, aumentano le retate contro i migranti
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:52
Si intensifica l'espulsione di rifugiati, resta dura la situazione dei
profughi al confine con l'Algeria. Non più arresti di
massa, ma controlli orientati verso gruppi di persone: il criterio principale è
il colore della pelle
scritto per Peacereporter da Giovanni
Vegezzi
Continua ad essere difficile la situazione dei migranti dell'Africa subsahariana che vivono in Marocco. A metà gennaio si sono verificate una serie di retate della polizia marocchina alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del Mediterraneo.
Sponda nord e sponda sud. La conferenza, prevista nel
contesto del dialogo 5+5 fra paesi della sponda nord e sud, doveva proprio affrontare
il tema dell'immigrazione. Ma intanto il governo marocchino aveva già deciso di
procedere a modo suo.Le retate, che sono riprese con maggiore intensità fra
fine gennaio e inizio febbraio, hanno richiesto in molte occasioni l'intervento
dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Le
associazioni per i diritti umani riferiscono di svariati episodi di violazioni.
A fine gennaio una serie di operazioni a Rabat e a Casablanca hanno portato
all'arresto di una ventina di persone. Fra di loro molte con diritto di asilo,
che sono state liberate solo grazie all'intervento di rappresentanti delle
Nazioni Unite. Anche nelle operazioni del 5 e 6 di febbraio, sempre nella
capitale Rabat, sono state arrestate 87 persone, di cui 17 rifugiati. L'Alto
Commissariato è stato avvisato solo dopo l'intervento dell'Arcom (l'Associazione dei Rifugiati e
dei Richiedenti Asilo in Marocco). Risulta comunque che 5 richiedenti asilo
siano stati rimpatriati.
Deportazioni di massa. Secondo il quotidiano in lingua
araba Almassae di mercoledì 6
febbraio "le forze di sicurezza stanno portando avanti una grande
campagna contro i migranti africani infiltrati in territorio marocchino nel
contesto dell'aggravamento dei problemi sociali e dall'aumento di denunce di
cittadini contro i gruppi di criminalità organizzata provenienti dall'Africa
subsahariana". Sempre secondo Almassae "la lotta del Marocco contro i
migranti africani ha superato la fase delle campagne organizzate periodicamente
e ha preso un ritmo giornaliero visto l'aumento del numero di migranti
subsahariani presenti nel paese". Queste nuove retate si distinguono dalle
precedenti per i metodi impiegati dalla polizia marocchina: sono infatti
poliziotti in borghese che realizzano le operazioni. Inoltre non si tratta più
di arresti di massa, ma di controlli orientati verso gruppi di persone,
effettuati nei quartieri dove i migranti risiedono, il cui criterio principale
è il colore della pelle. Dopo i controlli i fermati sono portati in
commissariato dove la polizia fa una selezione: chi ha i documenti o un
certificato per la richiesta di asilo viene generalmente liberato, ma non senza
alcune difficoltà.
Bloccati al confine. Chi invece rimane in stato di
fermo viene chiuso in stanze dove non ci sono telefoni nè copertura per
cellulari, di modo che non possa comunicare con l'esterno. Infine viene spedito
verso Oujda, città di frontiera fra Marocco e Algeria. La situazione nella
città è da tempo drammatica. Come era già successo a dicembre 2006 Oujda è
giunta alla saturazione: le associazioni e i volontari presenti non sono in
grado di far fronte agli arrivi di massa con la distribuzione di cibo e
coperte. I problemi sono aggravati dalle condizioni climatiche: in questa
stagione la notte ad Oujda fa registrare temperature prossime allo zero, mentre
i migranti che vengono scaricati in città uno dopo l'altro sono spesso
costretti a dormire all'aperto senza alcuna protezione. Le associazioni parlano
di più di 300 persone attualmente in queste condizioni. Se il governo di Rabat
continua con la linea dura, la situazione non può che peggiorare.
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L' Europa a settanta chilometri
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:45
Il sogno si chiama
Mayotte, colonia francese nell’arcipelago delle Comore, meta disperata di chi
insegue un futuro migliore.
scritto per Peacereporter da Federico Frigerio
Fa rabbia vedere il
miraggio della ricchezza a soli settanta chilometri. Quando l’oceano è
tranquillo gli abitanti di Anoujan, una delle tre isole – insieme a Moheli e
Grande Comore - dello stato africano dell’Unione delle Comore, vedono
chiaramente le luci di Mayotte, territorio europeo a soli settanta chilometri.
Arcipelago tormentato. Mentre le tre isole hanno rivendicato la loro indipendenza dalla Francia nel 1975 l’isola di Mayotte ha deciso, attraverso due referendum, di rimanere colonia francese. Le vicende dell’arcipelago che in 30 anni di indipendenza ha visto susseguirsi 20 tentati colpi di stato e l’onnipotenza del “pirata” francese Bob Denard, hanno contribuito a una situazione politica, economica e sociale stagnante, tanto che ogni anno il prodotto interno lordo della nazione si dimezza. Di riflesso brillano ancor di più la stabilità e le migliori prospettive di vita dell’isola di Mayotte, ricca perché interamente mantenuta dai sussidi della madrepatria. La situazione politica dell’arcipelago sta per far fronte a un ulteriore deterioramento se prenderà il via l’ormai inevitabile invasione militare, decisa dal governo federale, nei confronti dell’isola ribelle di Anoujan, unico strumento rimasto per revocare il potere che il neo eletto (e contestato) presidente di Anojuan, Mohamed Bacar, rifiuta di cedere. Lo spettro di una guerra è un ulteriore motivo per prendere il largo. (Continua)
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Reggio Emilia - Lo sfruttamento della manodopera migrante
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:35
Protesta pubblica dell’Associazione Città Migrante
Durante la mattinata di lunedì 25 febbraio l’Associazione
Città Migrante ha indetto un presidio con conferenza stampa per reclamare il
diritto al corrispettivo per prestazioni lavorative efettuate all’interno di
cantieri edili. Striscioni, megafono e volantini di denuncia per chiedere
il pagamento di mesi di lavoro come manovali edili nei cantieri. Lo slogan
della giornata: chi è l’irregolare, lo sfruttato o lo sfruttatore?
L’Associazione Città
Migrante, insieme ad una cinquantina di operai ha messo in atto una
protesta pubblica per denunciare un fenomeno sempre più diffuso nella provincia
di Reggio Emilia, quello dei manovali
edili, impiegati per alcuni mesi e poi lasciati a casa senza avere ricevuto lo
stipendio che era stato loro promesso. Il fenomeno riguarda
lavoratori migranti impiegati principalmente nel settore dell’edilizia che
lavorano nei cantieri e che poi, quando chiedono il compenso pattuito, si
sentono dire che non ci sono soldi. Se poi si tratta di persone non in regola
con il soggiorno per i datori di lavoro è molto facile non rispondere nemmeno,
perchè sanno che queste non hanno tutele. (Continua)
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Ex carta di soggiorno. Molte le irregolarità delle Questure
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:24
Soggiornanti di lungo
periodo (ex carta di soggiorno) - Molte le irregolarità da parte delle Questure. Melting Pot richiede un intervento urgente al Ministero dell’Interno
Redazione Meltingpot Europa
Con una lettera indirizzata al
sottosegretario del Ministero dell’Interno, Marcella Lucidi, la redazione
del Progetto Melting Pot Europa ha voluto portare all’attenzione la necessità
urgente di un intervento interpretativo e chiarificatore, da parte del
Ministero dell’Interno, rispetto alle prassi che ancora molte Questure mettono
in atto per quanto riguarda i rilasci dei permessi di soggirono CE per
soggiornanti di lungo periodo. I casi sottoposti all’attenzione del Ministero
sono diversi ed emblematici di una situazione in cui ancora molte sono le
incertezze che riguardano la normativa, o meglio, la sua applicazione, perchè
le norme, a dire il vero, sembrano essere fin troppo chiare. L’ultima direttiva
emanata proprio dal Ministero dell’Interno, inoltre, fornisce indicazioni nel
senso di incentivare la richiesta dello status di soggornante di lungo periodo,
per chi ne abbia i requisiti, ma la realtà sembra andare in un’altra direzione. Le questioni su cui si richiede un intervento urgente: >> (Continua)
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Migrante uccisa al confine. 200 arresti a Tel Aviv
noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:13
Fonte: MISNA
Con una retata nei pressi della stazione centrale di Tel Aviv, 200 migranti provenienti da Costa d’Avorio, Sudan ed Eritrea sono stati arrestati oggi dalla polizia israeliana; la notte scorsa, una donna eritrea di circa trent’anni era stata uccisa dalla polizia egiziana mentre tentava di varcare il confine con Israele e altre tre persone erano rimaste ferite. Secondo fonti di sicurezza, la polizia egiziana ha aperto il fuoco dopo aver intimato l’alt a un gruppo di dieci migranti, tra cui cinque bambini. Sono sei gli africani uccisi dall’inizio dell’anno nel tentativo di entrare in Israele. Secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati(Acnur/Unhcr), dall’inizio del 2008 sono oltre 1500 i migranti che hanno superato i 250 chilometri di confine per entrare in Israele. Ieri il primo ministro israeliano aveva ordinato la deportazione di 7200 persone che, secondo le stime, sono immigrate illegalmente in Israele negli ultimi 14 mesi.
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CPT vista stadio
noracismnews | 24 Febbraio, 2008 12:50
Il sogno di Sharmin fan iraniana di Totti
di G.M.Bellu, fonte “Gli altri noi” Repubblica.it
“E' stato molto bravo
Daniele Scaglione - l'autore di
"Centro permanenza temporanea vista
stadio", Edizioni E/O - a restituirci l'Italia attraverso gli occhi di
Sharmin. Perché è lo sguardo limpido” dell'adolescente a sconvolgere gli ordinari
criteri di verosimiglianza.”
Sharmin è un'adolescente iraniana appassionata di calcio. Una vera tifosa, candida e competente. E' partita da Teheran assieme alla mamma per raggiungere il padre, un professore universitario che si è rifugiato in Francia, a Lione, dove attende la risposta alla domanda di asilo politico. Purtroppo, mentre transitano per l'Italia, Sharmin e la mamma vengono fermate e chiuse in un Centro di permanenza temporanea nei pressi di Torino. E' qua che la storia comincia. Sharmin - che attraverso la tv ha imparato a conoscere i campioni del calcio italiano - inorridisce davanti allo spettacolo di una sgangherata partita tra reclusi nel campetto del Cpt. "Proprio questo mi tocca di vedere nel paese di Totti e di Maldini?". (Continua)
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«Ma noi ce l'abbiamo fatta grazie all'Ue»
noracismnews | 24 Febbraio, 2008 01:50
La storia di sette eritrei ed
etiopi fuggiti dai loro paesi, sopravvissuti a scafisti e cpt: ora ha trovato
casa a Genova. Grazie a un fondo europeo
di Alessandra
Fava,
fonte: Il Manifesto [23 febbraio 2008]
Genova. Visi timidi o sorridenti: sono quelli di sette
immigrati eritrei ed etiopi che partiti chi due, chi tre anni fa dai loro paesi
hanno trovato finalmente un lavoro come saldatori o carpentieri, grazie a un
progetto di inserimento finanziato da fondi europei legati al progetto Iter e
altri fondi regionali e nazionali. Si chiamano Yemane, 25 anni, studente
etiope, messo in galera con l'accusa di aderire a un partito all'opposizione;
Hagos, uno studente eritreo di 23 anni che si rifiutava di andare al fronte; ci
sono anche un insegnante e un ex soldato impegnato nella guerra a bassa
intensità tra Eritrea ed Etiopia che dopo nove anni di guerra in Dancalia ha
deciso che l'unica speranza era fuggire e ancora oggi rischia ritorsioni sulla
sua famiglia anche solo a dire il suo nome. A unire le loro storie non è solo la Liguria, ma il percorso
che li ha portati in Europa. Tutti si sono riversati in Sudan, tutti hanno
attraversato il deserto libico per un mese sino ad arrivare al paese di
Gheddafi per imbarcarsi su qualche battello pagando nuovamente i passeur fino
alla Sicilia, poi i cpt, la richiesta dello status di rifugiato e l'ottenimento
del permesso di soggiorno per motivi umanitari. C'è chi racconta di aver visto due compagni morire
disidratati nel deserto. Chi di essersi trovato alla deriva verso Malta e poi
di essere stato respinto verso la
Sicilia con una fornitura di gasolio, quel che bastava per
arrivare alle coste italiane; chi di aver visto affondare poco lontano dalla
propria una barca piena di donne e bambini, in fondo al mare. Chi le ha vissute
sulla propria pelle fa fatica persino a spiegare i ricordi. (Continua)
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Usa/Immigrazione: Ok al muro virtuale
noracismnews | 24 Febbraio, 2008 01:43

Sarà il più
sofisticato sistema tecnologico per fermare l'immigrazione clandestina: una
palizzata virtuale, senza muri o sbarre, ma con un potente sistema di sensori e
radar. A metterlo
a punto gli Stati uniti, che lo hanno già utilizzato lungo 40 km di frontiera nel
deserto tra Arizona e Messico. Il «progetto 28», questo il suo nome, si compone
di alcune torrette alte circa 30
metri, completamente prive di personale ma dotate di
telecamere, sensori e radar tali da poter vedere anche di notte. Scrutano ad
una profondità che può raggiungere anche i 15 chilometri, e non
solo sanno distinguere la figura di un uomo da quella di un animale, ma - a
distanza più ravvicinata - possono scannerizzare anche i bagagli di un eventuale
clandestino e verificare se, nascoste nella zaino, vi siano armi o droghe. Il
via libera è arrivato ieri dall'amministrazione Bush.
fonte: Il Manifesto [23 febbraio 2008]
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Il Tulkarem deve ancora arrivare
noracismnews | 23 Febbraio, 2008 17:06
Il Tulkarem deve
ancora arrivare: cronache sportive dai territori occupati
di Andrea Cocco, fonte Amisnet
Una squadra che non ha avversari con cui giocare, un
campionato di calcio iniziato quasi due anni fa e non ancora finito, 93 atleti
vittime di guerra. Menzione speciale al
premio RSI 2007, il Tulkarem deve ancora arrivare è un documentario
radiofonico che racconta lo sport in Palestina. Una forma di resistenza
quotidiana, ma anche una storia di passioni e scommesse. Come quella che spinge
un ex terzino a reinventarsi cestista su sedie a rotelle o una calciatrice a
sperare di battere la nazionale israeliana.
Una produzione Amisnet per la
Radio Svizzera di lingua italiana. Il documentario è
stato realizzato nell’agosto del 2007 in Cisgiordana da Andrea Cocco. Le voci dei protagonisti sono quelle di:
Mounzer Uslim: dirigente della squadra di pallavolo di
Ramtiss, Muawia Muna: ex terzino destro del Nablus, cestista della
nazionale su sedia a rotelle, Yehya Abdul Aziz: allenatore della squadra di pallavolo
maschile di Betlemme, Mohannad Aelbey: giocatore del Jaius club e della
nazionale palestinese di pallavolo, Mariam: centrocampista della squadra femminile di calcio
di Ramallah, Samar Araj: dirigente della nazionale palestinese di
calcio femminile, Hani Taljieh: capitano della nazionale palestinese di
calcio femminile
Il Tulkarem
deve ancora arrivare [20:34m]: Play Now | Download [Mp3]
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Questure «intasate» dai bangladesi
noracismnews | 23 Febbraio, 2008 14:07
«Vogliamo
l'asilo». 6 mila a Roma
di Cinzia
Gubbini, fonte: Il Manifesto [22 febbraio 2008]
Sono arrivati lunedì notte alle quattro «come fantasmi»,
dicono alla questura di Roma. Erano 150 cittadini del Bangladesh. Ed era solo
l'inizio. Martedì ne sono arrivati 1.400. Mercoledì 2.446. Ieri 2.354. Numeri
da mandare in crisi qualsiasi struttura. In via Patini sono arrivate le
ambulanze e la Protezione
civile per portare acqua e panini, distribuiti dai poliziotti. Che, intanto,
facevano domande: «Ma da dove vieni?» e chi rispondeva da Udine, chi da
Bergamo. Contemporaneamente l'«invasione» di bangladesi si verificava anche in
altre città: in duemila in fila davanti alle porte della questura di Napoli,
altri duemila in quella di Milano. Tutti per chiedere una sola cosa: l'asilo
politico. Vogliono che lo stato italiano assicuri loro una qualche forma di
protezione - e di regolarità con i documenti - dopo che il Bangladesh è stato
colpito dall'alluvione Sidr, che ha causato almeno diecimila morti. Ma la
richiesta dei bangladesi che vivono in Italia senza permesso di soggiorno -
sono circa 15 mila secondo le associazioni - va ricercata nel mezzo pasticcio
combinato dal governo italiano: una circolare con cui, raccogliendo le
richieste delle associazioni, venivano temporaneamente sospese le espulsioni
dei bangladesi. Ma poi doveva arrivare un decreto che riconoscesse una
protezione umanitaria ad hoc. In pratica un permesso di soggiorno speciale. Ma
non c'è stato nulla da fare. Che la bomba prima o poi scoppiasse non era
difficile da immaginare. (Continua)
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Regolarizzazione o morte
noracismnews | 23 Febbraio, 2008 13:35
In Belgio, 150 immigrati senza documenti sono in sciopero della fame da quasi due mesi scritto per Peacereporter da Giovanni de Paola
“Regularisation ou
mort!”. È
l’estrema richiesta di 150 migranti “sans papiers”, senza documenti, che stanno
occupando lo stabile di Rue Royale n° 91 a Bruxelles. Dal primo gennaio sono in
sciopero della fame. Rue Royale è una delle vie principali della città, collega
il Palazzo di Giustizia alla chiesa in stile gotico e con portale barocco di
Sainte-Marie. I “sans papiers” - sudamericani, africani, asiatici – chiedono
qui, nel pieno centro della capitale europea, di essere regolarizzati. All’interno dello stabile c’è Elif (nome di fantasia), che
ha dodici anni ed è di famiglia turca. Elif frequenta una scuola fiamminga a
Bruxelles e vive in Belgio con i suoi cari. È lei a sostenere la responsabilità
delle interviste. I bambini, benché irregolari, vanno regolarmente a scuola.
Parlano fiammingo e francese fluentemente, contrariamente ai più anziani. Elif
dice che sua madre è qui a Rue Royale per lo sciopero della fame. Vivono qui da
più di dieci anni e non ritengono giusto essere ancora senza un documento che
gli consenta di vivere tranquilli.Dopo tutto questo tempo. (Continua)
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