"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Raid su Gaza, è strage di bambini

noracismnews | 29 Febbraio, 2008 17:05

Olocausto di Gaza by Carlos Latuff
disegno di Carlos Latuff

Quattro bimbi uccisi dall'aviazione israeliana mentre giocavano a pallone. Trenta palestinesi morti in 48 ore di attacchi. I razzi qassam di Hamas raggiungono Ashqelon. Il premier Olmert s'allinea a Barak, soltanto il ministro Shitrit contrario: l'invasione della Striscia sembra inevitabile
di Michele Giorgio, Il Manifesto

Gerusalemme. Rioccupare Gaza o continuare l'ondata di attacchi aerei di questi ultimi giorni? Su questo interrogativo si spacca l'establishment politico-militare israeliano anche se il partito dell'invasione della Striscia si rafforza sotto la pressione di giornali e televisioni. Si dice che sia rimasto solo il ministro dell'interno Meir Shitrit a respingere con forza l'idea di una rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel 2005. A Gaza in ogni caso le discussioni all'interno dell'esecutivo israeliano contano ben poco, perché il bagno di sangue è immenso e la gente attende il compiersi di un disegno noto da tempo. Tra mercoledì e giovedì almeno 28 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani, 13 dei quali ieri, tra cui altri quattro bambini. Un'escalation che non risparmia la Cisgiordania: ieri altri due militanti dell'Intifada sono stati uccisi a Nablus. Hamas nel frattempo sta dimostrando tutta la sua capacità di reazione. Anche ieri ha sparato razzi artigianali verso i centri abitati del sud di Israele, otto dei quali hanno raggiunto Ashqelon danneggiando una abitazione e colpendo il cortile di una scuola. Uomini politici e persone comuni si sono recati a Sderot a portare la loro solidarietà alla famiglia dello studente ucciso due giorni fa da un razzo. Israele ormai spara su tutto ciò che si muove lungo la sua frontiera con Gaza e persino con l'Egitto. Ufficialmente, per fermare chi lancia razzi, ma gli effetti sul terreno sono devastanti per i civili palestinesi. Ieri sera un pastore è stato ucciso, a nord della Striscia, da un missile aria-terra sganciato da un elicottero da combattimento. Un paio di ore dopo una ragazzina egiziana di 13 anni è stata ferita alla testa mentre giocava non lontano dal valico di Kerem Shalom, dove si incrociano i territori dello Stato ebraico, di Gaza e dell'Egitto. (Continua)

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Raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia

noracismnews | 28 Febbraio, 2008 16:27

Alla luce del sole. Continuano i raid su Gaza, uccisi 4 bambini che giocavano a calcio sulla spiaggia di Naoki Tomasini, fonte Peacereporter
Il professor Abu Ala insegna all'università al Aqsa di Gaza. E' un docente laico che non sostiene Hamas. Quando lo abbiamo contattato aveva appena appreso della morte dei quattro ragazzini che giocavano a calcio sulla spiaggia a Jabaliya.

bambini morti dopo il raid israeliano a Gaza"Oggi le notizie sono terribili, quei quattro bambini stavano giocando a calcio. E ci sono anche altri quindici feriti, ma il problema è che non si riesce nemmeno a tenere il conto delle vittime perchè questi attacchi avvengono continuamente. Quello che accede in queste ultime ore è però senza precedenti. Dalle otto di ieri sera è stato un bombardamento ininterrotto, con gli  elicotteri Apache (dell'esercito israeliano) che sorvolano la Striscia in ogni momento del giorno. Solo nelle ultime 24 ore sono morte 23 persone almeno, anche il furgoncino colpito ieri, con cinque miliziani di Hamas a bordo, è stato centrato di fronte all'università di Al Aqsa dove insegno, a Khan Younis. Ma oltre ai miliziani sono stati uccisi sei bambini e un neonato di sei mesi. Qualcuno deve essere impazzito in Israele, non riesco a trovare altre risposte che non siano quella cosa che si chiama la patologia del potere.. come altrimenti si può chiamare l'uccisione deliberata di ragazzini che giocano a calcio in pieno giorno?"

GazaConosce la dinamica dell'attacco? Israele sostiene che miliziani avevano sparato dei razzi da quella zona, anche se in realtà ciò è improbabile visto che si tratta di un punto molto lontano dal confine.
"Esatto. Ma il punto è che Israele non ha bisogno di fornire giustificazioni sensate, questa è un'occupazione di tipo coloniale, e pertanto è intrinsecamente violenta. Da questo punto di vista non è cambiato nulla dal 1948 ad oggi. Israele trova ogni volta una buona scusa, ma come si può paragonare un razzo Qassam artigianale alle testate nucleari di cui dispone? Lo stesso potere militare di Hamas è ben poca cosa rispetto all'esercito israeliano. Questa sproporzione può restare nascosta solo con la complicità della comunità internazionale, che invece dovrebbe sostenere il diritto del popolo palestinese alla resistenza. Questa ingiustizia si ripete anche fuori dalla Striscia di Gaza. Ieri hanno ucciso due miliziani nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus. Sono mai stati sparati razzi dalla Cisgiordania? No, sono solo scuse coperte dal silenzio delle Nazioni Unite, degli Usa e anche della Lega Araba. Questi crimini continueranno finchè non ci sarà un vero boicotaggio internazonale come quello che venne portato avanti contro il Sudafrica. Quello che viviamo oggi è ciò che Edward Said definiva accusare le vittime." (Continua)

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G8, Bolzaneto come Guantanamo

noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:51

 Bolzaneto come Guantanamo

Parti lese
Editoriale di Lorenzo Guadagnucci, Fonte Carta.org [26 Febbraio 2008]

Prendiamo il Corriere della Sera e la Repubblica. Entrambi riportano la notizia della requisitoria in corso a Genova sugli abusi compiuti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 nel luglio 2001. Il primo mette la notizia fra le brevi di pagina 21: otto righe [ho contato le parole, sono 34] con il titolo «Ecco le violenze di Bolzaneto». Il secondo sceglie ancora le brevi, a pagina 19, con sedici righe: «G8, a Bolzaneto un girone infernale». Un unico giornale italiano–il manifesto–ha ritenuto degna di prima pagina la notizia che un articolo uscito sulla Stampa [pagina 19] introduce così: «Botte, insulti, oscenità, minacce di sodomizzazione, prigionieri costretti ad abbaiare o a restare nella posizione della ballerina o del cigno, tenuti per ore in piedi con le mani alzate, ragazze denudate e fatte girare su se stesse tra commenti brutali di agenti presenti in infermeria, piercing strappati anche dalle parti intime: non è Guantanamo, ma la caserma del reparto Mobile di Bolzaneto…». Tutto questo in Italia non fa praticamente notizia, non scatena alcun dibattito politico, non suscita indignazione. Stiamo accettando silenziosamente la scomparsa di alcuni diritti fondamentali, e non saranno le [eventuali, la prescrizione incombe] sentenze del tribunale a salvarci dall’abisso nel quale siamo caduti nel 2001. Sento oggi che un famoso poliziotto, Achille Serra, sarà portato in parlamento. Nulla da obiettare. Ma se proprio vogliamo giocare con le candidature-simbolo, segnalo che al processo per Bolzaneto ci sono 205 parti lese, tutti semplici cittadini, e 45 imputati, tutti agenti delle forze dell’ordine. In bocca al lupo, onorevole Serra.

Insulti a un disabile, minacce di sodomia, botte e inni fascisti. I pm descrivono la caserma genovese come un luogo di torture fisiche e psicologiche. Protagonisti non solo i poliziotti ma anche i medici. Così la democrazia fu sospesa.
di Alessandra Fava,
Il Manifesto 26.02.08

Genova. Schiaffi, botte, minacce di sodomizzazione, piercing levati da parti intime nella sala infermeria davanti ad altre quattro persone che non c'entrano niente, teste sbattute nei gabinetti, inni a Mussolini e altri canti fascisti o spruzzate con gas urticante: ieri per quattro ore e mezza Bolzaneto e le sue torture sono tornate ad essere materia da non archiviare, anche se siamo a quasi sette anni dai fatti. Ieri il pm Vittorio Ranieri Miniati che ha condotto l'inchiesta con Paola Petruzziello, ha incentrato la seconda delle sei udienze previste per la requisitoria sull'attendibilità delle parti offese, oltre 200 persone di diverse nazionalità.

Come la memoria consegnata dai pm Miniati e Petruzziello all'inizio del processo rimarcava che fonti diverse, in nessun collegamento tra di loro, avevano dato versioni univoche su diversi episodi di violenza e sull'organizzazione della caserma, così ieri si è tornati a valutare l'attendibilità partendo proprio dalle testimonianze degli arrestati che a Bolzaneto avrebbero dovuto solo essere identificati. Il pm ha scelto di raccontare sommariamente quel che è avvenuto da venerdì a domenica a quindici arrestati, cinque per giorno, ricostruendo così un quadro completo delle violazioni dei diritti umani avvenute a Bolzaneto, a partire dalle vessazioni del «Comitato d'accoglienza» che nel piazzale appellava molte ragazze con frasi come «entro stasera vi facciamo tutte» o «bisogna fare come in Kosovo», e marchiava la gente come fossero bestie col pennarello (ricordo indelebile per quelli della Diaz).

Nelle celle c'è chi viene tenuto in punta di piedi, chi con le braccia alzate anche per varie ore e spesso picchiato con «manganelli, schiaffi, pugni, pugni guantati, calci, colpo sulla nuca per far sbattere la fronte contro il muro, tanto è vero che parecchi testimoni hanno ricordato di avere visto macchie di sangue sui muri della cella più o meno all'altezza delle teste», ha detto il pm. Intanto i «colleghi» cantavano filastrocche a Pinochet, Hitler o Mussolini augurandosi i forni per i reclusi. Una donna ricorda che per costringerla a firmare un modulo le fu mostrata la foto dei suoi figli con la minaccia che se non firmava non li avrebbe visti tanto presto.

Poi si passa all'infermeria dove agiva il medico Giacomo Toccafondi insieme ad Aldo Amenta, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio, lesioni personali in concorso, minacce e omissione di referto. Il pm non ha risparmiato in aula nessun particolare e, a proposito dei «piercing giustamente rimossi ma in maniera brutale e con minacce, oppure davanti ad altre persone», ha ricordato «il caso della ragazza con il piercing vaginale, obbligata a rimuoverlo con le mestruazioni davanti a 4-5 persone» oppure uomini minacciati di sodomizzazione («carino il comunista, ce lo facciamo?»).

La carrellata dei «ricordi» ha reso la crudezza delle sequenze come in un film. B.M., arrestato il 20 luglio, che ricorda teste sbatttute contro il muro, saluto romano, ustioni con sigaretta e accendino. Un'altra le minacce mentre le forbici tagliavano ciocche di capelli. Sabato, lo spray urticante spruzzato sulla faccia degli arrestati e la «visita» in cella del medico Toccafondi munito di mascherina o un ragazzo che ricorda che il medico aveva un manganello e glielo avvicinò alla bocca dicendo «manganelli manganelli», facendo ridere tutti. Domenica un cittadino italiano si sente rispondere da un agente alla presenza del medico «stai zitto non sei un cittadino, ma una merda». Infine il pm ha rimarcato come tutte le testimonianze appaiano genuine, precise e dettagliate e di come ci siano anche numerosi riscontri esterni come i referti medici e le note scritte dal gip.

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Chi si vergogna di Bolzaneto?

noracismnews | 27 Febbraio, 2008 02:34

Ida Dominijanni, Il Manifesto 26.02.08

“Nella caserma di Bolzaneto, in quel di Genova 2001, dopo l'assassinio di Carlo Giuliani e l'assalto alla scuola Diaz, questi furono i fatti, secondo la ricostruzione dei pm al processo che si sta svolgendo in questi giorni. Lo sapevamo dalle testimonianze, adesso lo sappiamo, come si dice in gergo, dalla raccolta degli elementi probatori sottoposti a riscontri. Fu dunque tortura a tutti gli effetti, con tutto il carico di sadismo, sessismo, pornografia di cui la tortura è fatta. Conviene non volgere lo sguardo e leggere attentamente questa macabra descrizione: non solo a Abu Ghraib, non solo a Guantanamo, non solo nelle carceri dove «spariscono» le vittime delle «rendition» americane, la tortura è tornata ad essere uno strumento ordinario dello stato d'eccezione permanente in cui viviamo.” " il film di Genova appare una sinistra anticipazione su scala locale di quello che pochi mesi dopo, con l'11 settembre e la guerra al terrorismo, si sarebbe scatenato su scala globale. Una prova generale, come del resto a molti fu chiaro fin da subito."

bolzabetoIn piedi per ore, nudi e con le mani alzate, o a fare il cigno o a piroettare come ballerine o ad abbaiare come cani per essere meglio derisi e insultati dalla polizia, dai carabinieri, dai medici. Intimidazioni politiche e intimidazioni sessuali, schiaffi, colpi alla nuca. Un salame usato come manganello, o agitato per meglio rendere le minacce di sodomizzazione. Gentili epiteti come «troia» e «puttana» alle ragazze, «nano di merda», «nano pedofilo», «nano da circo» a un disabile, costretto per sovrappiù a farsela addosso dal sadico rifiuto di accompagnarlo in bagno. Una mano divaricata e spezzata. Nuche prese a schiaffi e a colpi secchi. Piercing strappati, anche dalle parti intime. Promesse di morte, al grido di «Ne abbiamo ammazzato uno, dovevamo ammazzarne cento». (Continua)

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Marocco, aumentano le retate contro i migranti

noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:52

Si intensifica l'espulsione di rifugiati, resta dura la situazione dei profughi al confine con l'Algeria. Non più arresti di massa, ma controlli orientati verso gruppi di persone: il criterio principale è il colore della pelle
scritto per
Peacereporter da Giovanni Vegezzi

Continua ad essere difficile la situazione dei migranti dell'Africa subsahariana che vivono in Marocco. A metà gennaio si sono verificate una serie di retate della polizia marocchina alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri dei paesi del Mediterraneo.

Sponda nord e sponda sud. La conferenza, prevista nel contesto del dialogo 5+5 fra paesi della sponda nord e sud, doveva proprio affrontare il tema dell'immigrazione. Ma intanto il governo marocchino aveva già deciso di procedere a modo suo.Le retate, che sono riprese con maggiore intensità fra fine gennaio e inizio febbraio, hanno richiesto in molte occasioni l'intervento dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). Le associazioni per i diritti umani riferiscono di svariati episodi di violazioni. A fine gennaio una serie di operazioni a Rabat e a Casablanca hanno portato all'arresto di una ventina di persone. Fra di loro molte con diritto di asilo, che sono state liberate solo grazie all'intervento di rappresentanti delle Nazioni Unite. Anche nelle operazioni del 5 e 6 di febbraio, sempre nella capitale Rabat, sono state arrestate 87 persone, di cui 17 rifugiati. L'Alto Commissariato è stato avvisato solo dopo l'intervento dell'Arcom (l'Associazione dei Rifugiati e dei Richiedenti Asilo in Marocco). Risulta comunque che 5 richiedenti asilo siano stati rimpatriati.

Deportazioni di massa. Secondo il quotidiano in lingua araba Almassae di mercoledì 6 febbraio "le forze di sicurezza  stanno portando avanti una grande campagna contro i migranti africani infiltrati in territorio marocchino nel contesto dell'aggravamento dei problemi sociali e dall'aumento di denunce di cittadini contro i gruppi di criminalità organizzata provenienti dall'Africa subsahariana". Sempre secondo Almassae "la lotta del Marocco contro i migranti africani ha superato la fase delle campagne organizzate periodicamente e ha preso un ritmo giornaliero visto l'aumento del numero di migranti subsahariani presenti nel paese". Queste nuove retate si distinguono dalle precedenti per i metodi impiegati dalla polizia marocchina: sono infatti poliziotti in borghese che realizzano le operazioni. Inoltre non si tratta più di arresti di massa, ma di controlli orientati verso gruppi di persone, effettuati nei quartieri dove i migranti risiedono, il cui criterio principale è il colore della pelle. Dopo i controlli i fermati sono portati in commissariato dove la polizia fa una selezione: chi ha i documenti o un certificato per la richiesta di asilo viene generalmente liberato, ma non senza alcune difficoltà.

Bloccati al confine. Chi invece rimane in stato di fermo viene chiuso in stanze dove non ci sono telefoni nè copertura per cellulari, di modo che non possa comunicare con l'esterno. Infine viene spedito verso Oujda, città di frontiera fra Marocco e Algeria. La situazione nella città è da tempo drammatica. Come era già successo a dicembre 2006 Oujda è giunta alla saturazione: le associazioni e i volontari presenti non sono in grado di far fronte agli arrivi di massa con la distribuzione di cibo e coperte. I problemi sono aggravati dalle condizioni climatiche: in questa stagione la notte ad Oujda fa registrare temperature prossime allo zero, mentre i migranti che vengono scaricati in città uno dopo l'altro sono spesso costretti a dormire all'aperto senza alcuna protezione. Le associazioni parlano di più di 300 persone attualmente in queste condizioni. Se il governo di Rabat continua con la linea dura, la situazione non può che peggiorare. 

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L' Europa a settanta chilometri

noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:45

Il sogno si chiama Mayotte, colonia francese nell’arcipelago delle Comore, meta disperata di chi insegue un futuro migliore.
scritto per Peacereporter da Federico Frigerio

Fa rabbia vedere il miraggio della ricchezza a soli settanta chilometri. Quando l’oceano è tranquillo gli abitanti di Anoujan, una delle tre isole – insieme a Moheli e Grande Comore - dello stato africano dell’Unione delle Comore, vedono chiaramente le luci di Mayotte, territorio europeo a soli settanta chilometri.

Arcipelago tormentato. Mentre le tre isole hanno rivendicato la loro indipendenza dalla Francia nel 1975 l’isola di Mayotte ha deciso, attraverso due referendum, di rimanere colonia francese. Le vicende dell’arcipelago che in 30 anni di indipendenza ha visto susseguirsi 20 tentati colpi di stato e l’onnipotenza del “pirata” francese Bob Denard, hanno contribuito a una situazione politica, economica e sociale stagnante, tanto che ogni anno il prodotto interno lordo della nazione si dimezza. Di riflesso brillano ancor di più la stabilità e le migliori prospettive di vita dell’isola di Mayotte, ricca perché interamente mantenuta dai sussidi della madrepatria. La situazione politica dell’arcipelago sta per far fronte a un ulteriore deterioramento se prenderà il via l’ormai inevitabile invasione militare, decisa dal governo federale, nei confronti dell’isola ribelle di Anoujan, unico strumento rimasto per revocare il potere che il neo eletto (e contestato) presidente di Anojuan, Mohamed Bacar, rifiuta di cedere. Lo spettro di una guerra è un ulteriore motivo per prendere il largo. (Continua)

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Reggio Emilia - Lo sfruttamento della manodopera migrante

noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:35

Protesta pubblica dell’Associazione Città Migrante

città migranteDurante la mattinata di lunedì 25 febbraio l’Associazione Città Migrante ha indetto un presidio con conferenza stampa per reclamare il diritto al corrispettivo per prestazioni lavorative efettuate all’interno di cantieri edili. Striscioni, megafono e volantini di denuncia per chiedere il pagamento di mesi di lavoro come manovali edili nei cantieri. Lo slogan della giornata: chi è l’irregolare, lo sfruttato o lo sfruttatore?
L’Associazione Città Migrante, insieme ad una cinquantina di operai ha messo in atto una protesta pubblica per denunciare un fenomeno sempre più diffuso nella provincia di Reggio Emilia, quello dei manovali edili, impiegati per alcuni mesi e poi lasciati a casa senza avere ricevuto lo stipendio che era stato loro promesso. Il fenomeno riguarda lavoratori migranti impiegati principalmente nel settore dell’edilizia che lavorano nei cantieri e che poi, quando chiedono il compenso pattuito, si sentono dire che non ci sono soldi. Se poi si tratta di persone non in regola con il soggiorno per i datori di lavoro è molto facile non rispondere nemmeno, perchè sanno che queste non hanno tutele.  (Continua)

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Ex carta di soggiorno. Molte le irregolarità delle Questure

noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:24

Soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno) - Molte le irregolarità da parte delle Questure. Melting Pot richiede un intervento urgente al Ministero dell’Interno
Redazione Meltingpot Europa

carta di soggiornoCon una lettera indirizzata al sottosegretario del Ministero dell’Interno, Marcella Lucidi, la redazione del Progetto Melting Pot Europa ha voluto portare all’attenzione la necessità urgente di un intervento interpretativo e chiarificatore, da parte del Ministero dell’Interno, rispetto alle prassi che ancora molte Questure mettono in atto per quanto riguarda i rilasci dei permessi di soggirono CE per soggiornanti di lungo periodo. I casi sottoposti all’attenzione del Ministero sono diversi ed emblematici di una situazione in cui ancora molte sono le incertezze che riguardano la normativa, o meglio, la sua applicazione, perchè le norme, a dire il vero, sembrano essere fin troppo chiare. L’ultima direttiva emanata proprio dal Ministero dell’Interno, inoltre, fornisce indicazioni nel senso di incentivare la richiesta dello status di soggornante di lungo periodo, per chi ne abbia i requisiti, ma la realtà sembra andare in un’altra direzione. Le questioni su cui si richiede un intervento urgente: >> (Continua)

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Migrante uccisa al confine. 200 arresti a Tel Aviv

noracismnews | 26 Febbraio, 2008 15:13

Fonte: MISNA

Con una retata nei pressi della stazione centrale di Tel Aviv, 200 migranti provenienti da Costa d’Avorio, Sudan ed Eritrea sono stati arrestati oggi dalla polizia israeliana; la notte scorsa, una donna eritrea di circa trent’anni era stata uccisa dalla polizia egiziana mentre tentava di varcare il confine con Israele e altre tre persone erano rimaste ferite. Secondo fonti di sicurezza, la polizia egiziana ha aperto il fuoco dopo aver intimato l’alt a un gruppo di dieci migranti, tra cui cinque bambini. Sono sei gli africani uccisi dall’inizio dell’anno nel tentativo di entrare in Israele. Secondo l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati(Acnur/Unhcr), dall’inizio del 2008 sono oltre 1500 i migranti che hanno superato i 250 chilometri di confine per entrare in Israele. Ieri il primo ministro israeliano aveva ordinato la deportazione di 7200 persone che, secondo le stime, sono immigrate illegalmente in Israele negli ultimi 14 mesi.

 

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CPT vista stadio

noracismnews | 24 Febbraio, 2008 12:50

CPT vista stadio

Il sogno di Sharmin fan iraniana di Totti
di  G.M.Bellu, fonte “Gli altri noi” Repubblica.it
“E' stato molto bravo Daniele Scaglione - l'autore di "Centro permanenza temporanea vista stadio", Edizioni E/O - a restituirci l'Italia attraverso gli occhi di Sharmin. Perché è lo sguardo limpido” dell'adolescente a sconvolgere gli ordinari criteri di verosimiglianza.”

Sharmin è un'adolescente iraniana appassionata di calcio. Una vera tifosa, candida e competente. E' partita da Teheran assieme alla mamma per raggiungere il padre, un professore universitario che si è rifugiato in Francia, a Lione, dove attende la risposta alla domanda di asilo politico. Purtroppo, mentre transitano per l'Italia, Sharmin e la mamma vengono fermate e chiuse in un Centro di permanenza temporanea nei pressi di Torino. E' qua che la storia comincia. Sharmin - che attraverso la tv ha imparato a conoscere i campioni del calcio italiano - inorridisce davanti allo spettacolo di una sgangherata partita tra reclusi nel campetto del Cpt. "Proprio questo mi tocca di vedere nel paese di Totti e di Maldini?". (Continua)

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«Ma noi ce l'abbiamo fatta grazie all'Ue»

noracismnews | 24 Febbraio, 2008 01:50

La storia di sette eritrei ed etiopi fuggiti dai loro paesi, sopravvissuti a scafisti e cpt: ora ha trovato casa a Genova. Grazie a un fondo europeo
di Alessandra Fava,  fonte: Il Manifesto [23 febbraio 2008]

migranteGenova. Visi timidi o sorridenti: sono quelli di sette immigrati eritrei ed etiopi che partiti chi due, chi tre anni fa dai loro paesi hanno trovato finalmente un lavoro come saldatori o carpentieri, grazie a un progetto di inserimento finanziato da fondi europei legati al progetto Iter e altri fondi regionali e nazionali. Si chiamano Yemane, 25 anni, studente etiope, messo in galera con l'accusa di aderire a un partito all'opposizione; Hagos, uno studente eritreo di 23 anni che si rifiutava di andare al fronte; ci sono anche un insegnante e un ex soldato impegnato nella guerra a bassa intensità tra Eritrea ed Etiopia che dopo nove anni di guerra in Dancalia ha deciso che l'unica speranza era fuggire e ancora oggi rischia ritorsioni sulla sua famiglia anche solo a dire il suo nome. A unire le loro storie non è solo la Liguria, ma il percorso che li ha portati in Europa. Tutti si sono riversati in Sudan, tutti hanno attraversato il deserto libico per un mese sino ad arrivare al paese di Gheddafi per imbarcarsi su qualche battello pagando nuovamente i passeur fino alla Sicilia, poi i cpt, la richiesta dello status di rifugiato e l'ottenimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari. C'è chi racconta di aver visto due compagni morire disidratati nel deserto. Chi di essersi trovato alla deriva verso Malta e poi di essere stato respinto verso la Sicilia con una fornitura di gasolio, quel che bastava per arrivare alle coste italiane; chi di aver visto affondare poco lontano dalla propria una barca piena di donne e bambini, in fondo al mare. Chi le ha vissute sulla propria pelle fa fatica persino a spiegare i ricordi.  (Continua)

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Usa/Immigrazione: Ok al muro virtuale

noracismnews | 24 Febbraio, 2008 01:43

VIRTUAL WALL
Sarà il più sofisticato sistema tecnologico per fermare l'immigrazione clandestina: una palizzata virtuale, senza muri o sbarre, ma con un potente sistema di sensori e radar. A metterlo a punto gli Stati uniti, che lo hanno già utilizzato lungo 40 km di frontiera nel deserto tra Arizona e Messico. Il «progetto 28», questo il suo nome, si compone di alcune torrette alte circa 30 metri, completamente prive di personale ma dotate di telecamere, sensori e radar tali da poter vedere anche di notte. Scrutano ad una profondità che può raggiungere anche i 15 chilometri, e non solo sanno distinguere la figura di un uomo da quella di un animale, ma - a distanza più ravvicinata - possono scannerizzare anche i bagagli di un eventuale clandestino e verificare se, nascoste nella zaino, vi siano armi o droghe. Il via libera è arrivato ieri dall'amministrazione Bush.
fonte:
Il Manifesto [23 febbraio 2008]

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Il Tulkarem deve ancora arrivare

noracismnews | 23 Febbraio, 2008 17:06

Il Tulkarem deve ancora arrivare: cronache sportive dai territori occupati
di Andrea Cocco, fonte Amisnet

Il Tulkarem crve ancora arrivareUna squadra che non ha avversari con cui giocare, un campionato di calcio iniziato quasi due anni fa e non ancora finito, 93 atleti vittime di guerra. Menzione speciale al premio RSI 2007, il Tulkarem deve ancora arrivare è un documentario radiofonico che racconta lo sport in Palestina. Una forma di resistenza quotidiana, ma anche una storia di passioni e scommesse. Come quella che spinge un ex terzino a reinventarsi cestista su sedie a rotelle o una calciatrice a sperare di battere la nazionale israeliana.

Una produzione Amisnet per la Radio Svizzera di lingua italiana. Il documentario è stato realizzato nell’agosto del 2007 in Cisgiordana da Andrea Cocco. Le voci dei protagonisti sono quelle di:
Mounzer Uslim: dirigente della squadra di pallavolo di Ramtiss, Muawia Muna: ex terzino destro del Nablus, cestista della nazionale su sedia a rotelle, Yehya Abdul Aziz:  allenatore della squadra di pallavolo maschile di Betlemme, Mohannad Aelbey: giocatore del Jaius club e della nazionale palestinese di pallavolo, Mariam: centrocampista della squadra femminile di calcio di Ramallah, Samar Araj: dirigente della nazionale palestinese di calcio femminile, Hani Taljieh: capitano della nazionale palestinese di calcio femminile

Il Tulkarem deve ancora arrivare [20:34m]: Play Now | Download  [Mp3]

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Questure «intasate» dai bangladesi

noracismnews | 23 Febbraio, 2008 14:07

 «Vogliamo l'asilo». 6 mila a Roma
di Cinzia Gubbini, fonte: Il Manifesto [22 febbraio 2008]

bangladesi manifestano per il permesso di soggiornoSono arrivati lunedì notte alle quattro «come fantasmi», dicono alla questura di Roma. Erano 150 cittadini del Bangladesh. Ed era solo l'inizio. Martedì ne sono arrivati 1.400. Mercoledì 2.446. Ieri 2.354. Numeri da mandare in crisi qualsiasi struttura. In via Patini sono arrivate le ambulanze e la Protezione civile per portare acqua e panini, distribuiti dai poliziotti. Che, intanto, facevano domande: «Ma da dove vieni?» e chi rispondeva da Udine, chi da Bergamo. Contemporaneamente l'«invasione» di bangladesi si verificava anche in altre città: in duemila in fila davanti alle porte della questura di Napoli, altri duemila in quella di Milano. Tutti per chiedere una sola cosa: l'asilo politico. Vogliono che lo stato italiano assicuri loro una qualche forma di protezione - e di regolarità con i documenti - dopo che il Bangladesh è stato colpito dall'alluvione Sidr, che ha causato almeno diecimila morti. Ma la richiesta dei bangladesi che vivono in Italia senza permesso di soggiorno - sono circa 15 mila secondo le associazioni - va ricercata nel mezzo pasticcio combinato dal governo italiano: una circolare con cui, raccogliendo le richieste delle associazioni, venivano temporaneamente sospese le espulsioni dei bangladesi. Ma poi doveva arrivare un decreto che riconoscesse una protezione umanitaria ad hoc. In pratica un permesso di soggiorno speciale. Ma non c'è stato nulla da fare. Che la bomba prima o poi scoppiasse non era difficile da immaginare. (Continua)

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Regolarizzazione o morte

noracismnews | 23 Febbraio, 2008 13:35

In Belgio, 150 immigrati senza documenti sono in sciopero della fame da quasi due mesi scritto per Peacereporter da Giovanni de Paola

L'interno dello stabile occupato (foto di G. de Paola)“Regularisation ou mort!”. È l’estrema richiesta di 150 migranti “sans papiers”, senza documenti, che stanno occupando lo stabile di Rue Royale n° 91 a Bruxelles. Dal primo gennaio sono in sciopero della fame. Rue Royale è una delle vie principali della città, collega il Palazzo di Giustizia alla chiesa in stile gotico e con portale barocco di Sainte-Marie. I “sans papiers” - sudamericani, africani, asiatici – chiedono qui, nel pieno centro della capitale europea, di essere regolarizzati. All’interno dello stabile c’è Elif (nome di fantasia), che ha dodici anni ed è di famiglia turca. Elif frequenta una scuola fiamminga a Bruxelles e vive in Belgio con i suoi cari. È lei a sostenere la responsabilità delle interviste. I bambini, benché irregolari, vanno regolarmente a scuola. Parlano fiammingo e francese fluentemente, contrariamente ai più anziani. Elif dice che sua madre è qui a Rue Royale per lo sciopero della fame. Vivono qui da più di dieci anni e non ritengono giusto essere ancora senza un documento che gli consenta di vivere tranquilli.Dopo tutto questo tempo. (Continua)

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