Rio de Janeiro, il carnevale è di guerra
noracismnews | 31 Gennaio, 2008 17:15
Mentre nella «cidade
maravilhosa» tutto si ferma per il rito annuale, l'esercito e la polizia
continuano le loro sporche operazioni contro le favelas e i favelados. Che
anche ieri hanno registrato il loro bilancio di vittime: 9 morti nel nord della
città
di Serena Corsi, fonte: Il Manifesto [31 Gennaio 2008]
Rio de Janeiro. Oggi è giovedì grasso e qui a Rio comincia il carnevale. E
quando comincia il carnevale Rio de Janeiro si ferma. Si ferma tutto ma non la
guerra civile con le favelas e i favelados. Ieri mattina all'alba 300 uomini
della Polizia civile hanno dato l'assalto a due favelas della zona nord di Rio,
Jacarezinho e il morro de la
Mangueira, sede fra l'altro di una delle scuole di samba più
famose che dopodomani sfileranno nel famoso sambodromo "Marqués de Sapucaí".
Obiettivo
dell'operazione era il recupero di auto e moto rubate. Obiettivo raggiunto: 2
auto e 16 moto recuperate, «almeno» 9 «trafficanti» uccisi. Un successo pieno
all'insegna del detto che qui in Brasile, destra o sinistra al governo, va
sempre per la maggiore: «O melhor bandido è o bandido morto».
In un'altra delle più di 500 favelas che assediano Rio, il grande Complexo do Alemão, le donne non possono più stendere i panni sui tetti delle loro case. Il tetto è il luogo da cui i trafficanti si mandano segnali e appostano i loro cecchini, e i militari - poliziotti ed esercito - che circondano il Complesso da 9 mesi sparano a vista su tutto ciò che vi si muove. «Due donne sono già morte e diverse altre sono state ferite in questo modo assurdo», racconta l'avvocato cinquantunenne João Tancredo, presidente dell' «Istituto di difensori dei diritti umani». João è felice di poter ancora mostrare la cidade maravilhosa dalla finestra nel suo studio sulla rua Rio Branco, spina dorsale del centro di Rio: a quest'ora poteva (anzi doveva) essere morto. Una settimana fa la sua auto è stata affiancata da due motociclisti che l'hanno crivellata di colpi. «La cosa incredibile è che nel verbale della sparatoria hanno scritto che si è trattato di un tentativo di rapina, quando in nessun momento chi mi ha sparato ha cercato di estorcermi qualcosa. Mi sono salvato perché la mia auto è blindata: tutti noi che lavoriamo sui diritti umani siamo minacciati continuamente». (Continua)
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La «missione sporca» ad Haiti dei caschi blu brasiliani
noracismnews | 31 Gennaio, 2008 16:45
Dal golpe anti
Aristide del 2004 coprono la repressione brutale della polizia
di Serena Corsi, fonte: Il Manifesto [31 Gennaio 2008]
Il disegno è del cartoonist brasiliano Carlos Latuff
Rio de Janeiro. Il Brasile è il capofila e schiera il
maggior contingente della Minustah, la Missione di stabilizzazione Onu per Haiti: dal
2004 ad oggi ha inviato nell'isola caraibica 8 contingenti, ciascuno di un
migliaio di uomini. La più grande operazione militare della storia recente del
Brasile. Eppure qui se ne parla poco. Sará che nessuno ne capisce molto, sarà
che le voci contrarie si contano sulle dita di una mano. La missione
«umanitaria» a suo tempo raccolse un'inedita unanimitá: quando nel febbraio
2004 Haiti fu scossa dalla rivolta popolare contro Aristide, in realtà un golpe
appena mascherato, il Brasile stava dandosi da fare per la riforma e un seggio
permanente nel Consiglio di Sicurezza. Accettare il comando della Minustah era
visto come una sorta di esame d'ammissione dal regista occulto dell'operazione,
gli Usa di Bush, che sbarcarono sull'isola prima che l'Onu votasse la
risoluzione 1529 del 30 aprile e che, con la Francia, erano dietro il golpe anti-Aristide.
Haiti è uno dei paesi più poveri del mondo ma è uno snodo geo-politico
importante nei Caraibi, non solo per la vicinanza con Cuba. Pare che dalle sue
coste transiti il 10% della cocaina che entra nel mercato Usa. Poi c'è «la
partnership strategica» sugli agro-combustibili firmata nel 2007 da Lula e
Bush, che nelle intenzioni dovrebbe coinvolgere anche Haiti. (Continua)
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La «Bobby Sand» mapuche vince la battaglia
noracismnews | 30 Gennaio, 2008 16:39
Dopo 110 giorni,
Patricia Troncoso, la mapuche cilena che rifiutava il cibo per chiedere diritti
terra e autonomia, sospende la protesta. Michelle Bachelet accetta il dialogo
proposto dai vescovi
di Geraldina Colotti, fonte: Il Manifesto [30 Gennaio 2008]
Patricia Troncoso, la leader dei mapuche cileni in
sciopero della fame da 110 giorni, ha interrotto la sua protesta a un passo
dalla morte, perché il governo di Michelle Bachelet ha deciso di accettare il
dialogo. «Se la mia morte serve alla libertà dei miei fratelli non mi
arrenderò», aveva scritto dal carcere di Angol il 23 dicembre 2007. Allora era
già al settantaquattresimo giorno di digiuno, decisa a continuare finché il
governo cileno non avesse risposto alle richieste dei mapuche: revisione dei
processi agli attivisti - istituiti in base alla legge antiterrorismo, in
vigore dai tempi della dittatura di Pinochet -; riconoscimento dell'autonomia
politica e dei diritti dei popoli indigeni, secondo la direttiva Onu; recupero
delle terre arbitrariamente sottratte ai mapuche in base al «diritto di
conquista»; demilitarizzazione dei territori mapuche, lungo il Bio bio. (Continua)
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La guerra non va in crisi
noracismnews | 30 Gennaio, 2008 16:28
La crisi di governo
non compromette il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Anzi
di Enrico Piovesana, fonte Peacereporter [30 Gennaio 2008]
Venerdì 25 gennaio, all’indomani della caduta del governo
Prodi, il Consiglio dei Ministri approvava il decreto legge di rifinanziamento
in blocco di tutte le missioni militari italiane all’estero, compresa la
missione di guerra in Afghanistan (350 milioni di euro fino
a fine anno). Essendo ormai venuto meno ogni vincolo di coalizione, i
quattro ministri di sinistra, Alessandro Bianchi (Pdci), Paolo Ferrero (Prc),
Fabio Mussi (Sd) e Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) non hanno partecipato alla
votazione.
Voto in Parlamento entro fine marzo. Il decreto, automaticamente entrato in vigore con
la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
deve però essere convertito in legge dal Parlamento entro la fine di marzo,
pena il suo decadimento retroattivo. (Continua)
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Magic Moment by Vauro
noracismnews | 26 Gennaio, 2008 20:12
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Clandestino a bordo, e la nave diventa cpt
noracismnews | 22 Gennaio, 2008 17:18
Mamadou, proveniente dalla Guinea, è rimasto
segregato in una cella per 17 giorni, sette nel porto di Genova. A «liberarlo»
la senatrice del Prc Haidi Giuliani. E scoppia la polemica
di Alessandro Fava da Il manifesto del 22 gennaio 2008
[A seguire l’articolo di Cinzia Gubbini «Se scoviamo qualcuno paghiamo noi
le spese del rimpatrio»]

Com’è possibile che un clandestino possa essere tenuto recluso su una nave ferma da almeno sette giorni nel porto di Genova? E’ da qui che partirà un’interrogazione urgente al Senato sul trattamento dei clandestini a bordo di navi italiane che, «previe ulteriori verifiche», ha intenzione di presentare la senatrice di Rifondazione comunista Haidi Giuliani, coinvolta nella vicenda della liberazione di un ragazzo africano recluso per settimane su un mercantile trasformato in cpt con tanto di cella, come raccontato ieri da Repubblica. A lei hanno intenzione di unirsi gli europarlamentari di Sinistra europea Vittorio Agnoletto e Giusto Catania (Sinistra europea) con un’interrogazione al vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. (Continua)
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Bangura è salvo, libero di giocare!
noracismnews | 16 Gennaio, 2008 16:04
Il Ministero dell’ Interno inglese concede il permesso di
lavoro al giovane centrocampista del Watford che rischiava di essere deportato
in Sierra Leone. Storia di un salvataggio popolare
Di Luca Manes, fonte: Il Manifesto – 16 Gennaio 2008
«Save Bangura».
Così recitava uno dei tanti cartelli esposti dai tifosi durante
una delle ultime partite casalinghe del Watford, prima di natale. Save
Bangura, cantavano in coro sugli spalti.Salvatelo dalla deportazione. L’hanno
salvato. Dopo una lunga diatriba legale, il giovane centrocampista della Sierra
Leone ha ottenuto lunedì la certezza che non verrà espulso dall’Inghilterra e
rispedito in patria. Un panel di esperti del Ministero degli Interni gli ha
concesso il permesso di lavoro, ribaltando la decisione presa dal tribunale
dell’immigrazione che a dicembre aveva clamorosamente rigettato la sua
richiesta di asilo politico. Potrà dunque continuare a giocare col club dell’estrema
periferia nord-occidentale di Londra che oggi sgomita in serie B ma che negli
’80 fece lungo parlare di sé perché il presidente era Elton John (lo è ancora,
ad onorem) e perché lanciò una delle prime stelle nere della nazionale dei re
leoni, John Barnes. In Italia il Watford se lo ricordano più che altro perché
rifilò al Milan il bidone Luther
Blisset e qualche anno fa affidò la panchina a
Gianluca Vialli, senza troppo fortuna. A 19 anni, Al-Hassan Bangura erà già
diventato capitano del Watford ma per le rigide regole inglesi
sull’immigrazione sembrava sul punto di dover far ritorno nel paese natale,
abbandonato 4 anni fa in circostanze drammatiche. La Sierra Leone è la
terra dei diamanti insanguinati, negli anni novanta la guerra civile ha fatto
almeno 50mila vittime secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, il paese
ha il più basso indice di sviluppo umano nel mondo dopo il Niger. (Continua)
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Censura di guerra
noracismnews | 15 Gennaio, 2008 15:55
Il silenzio
devastante sulla guerra in Afghanistan
Editoriale di Maso Notarianni, Direttore di Peacereporter [15
Gennaio 2008]
Nessuno dice nulla, nessuno ne parla. Eppure i militari
italiani hanno, dallo scorso 13 dicembre, il controllo (si fa per dire, ce lo
hanno solo formalmente) della capitale Kabul. E ieri un commando talebano (non
un attentatore suicida, un vero commando militare) ha colpito il cuore della
capitale. Che non è il palazzo presidenziale di Karzai, quello non lo considera
più nessuno, ma è l'Hotel Serena. Dove stanno i ministri stranieri in visita
(quello norvegese è scappato dall'Afghanistan dopo l'attentato annullando tutti
gli impegni) e i loro plenipotenziari. Dove stanno gli uomini d'affari che
curano la ricostruzione lecita e illecita del Paese occupato dalle truppe
straniere.
Eppure agli italiani, sempre dallo scorso 13 dicembre, è
stato affidato l'avamposto di Surobi (o Sirobi, a seconda della
traslitterazione), che sta sulla strada che dalla capitale porta al Pakistan,
crocevia di tutte le incursioni talebane e teatro di centinaia di scontri
armati.
Un accenno molto significativo e assai poco citato lo ha
fatto il ministro degli Esteri D'Alema, nella trasmissione Chetempochefa, dopo
una domanda (anche suggerita da noi) sulla situazione afgana. Il ministro
D'Alema ha candidamente ammesso che, in effetti, la missione italiana è
cambiata rispetto all'inizio, perché modificata è la situazione afgana.
E adesso, mettiamo le mani su una missione che doveva
rimanere supersegreta, la missione Sarissa, che va avanti dal 2006. Altri
ne avevano già accennato. Noi abbiamo trovato elementi, e persino il logo, da
cui si evince che l'operazione militare non riguarda affatto la sola zona di
Farah.
Abbiamo mandato il mini-dossier che oggi abbiamo
pubblicato a tutti i segretari dei partiti rappresentati in parlamento, al
ministro della Difesa, a quello degli Esteri al presidente del Consiglio Prodi
e al presidente della Repubblica Napolitano, che è il garante della
Costituzione Repubblicana.
Il silenzio che abbiamo avuto, per ora, come risposta è un
urlo dirompente. Ma, anche di questo siamo abbastanza certi, se ne accorgeranno
in pochi.
Nessuno parla più di exit strategy. Nessuno parla più di
conferenze di pace. Nessuno parla di Afghanistan. Tipico, anche questo, di un
paese in guerra. Perché quando si è in guerra, la censura è sempre attenta e
vigile. Ma da noi la censura ufficiale, quella che fa vedere solo le foto dei
nostri bravi militari che curano donne e bambini e anziani e non mostra le foto
dei combattimenti, come racconta il bel libro di Gianandrea Gaiani,
Iraq-Afghanistan, guerre di Pace italiane, (tutt'altro che un pacifista essendo
lui un esperto di cose militari e se vogliamo utilizzare le categorie della
politica, certamente più vicino alla destra che non alla sinistra) è aiutata
dall'autocensura di troppi colleghi.
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«Immigrato gettato in mare» Fermato comandante della nave
noracismnews | 12 Gennaio, 2008 15:16
L'uomo sarebbe salito a bordo di un peschereccio da un
gommone alla deriva al largo di Lampedusa. Secondo le testimonianze dei
compagni sarebbe stato ributtato in acqua e sarebbe annegato. L'accusa è di
omicidio
di Cinzia
Della Valle, fonte: Il Manifesto, 12/01/08
Palermo. I suoi compagni di viaggio hanno raccontato
quelle immagini ancora imprese nella mente con la stanchezza nel viso per la
lunga traversata, un viaggio finito in tragedia, con la scomparsa di un uomo,
al largo di Lampedusa, il cui corpo non è ancora stato ritrovato della guardia
costiera. I migranti hanno ricostruito le fasi drammatiche, con il loro
compagno che si getta in mare per raggiungere il peschereccio con l'equipaggio
che però invece di soccorrerlo lo respinge. L'uomo cerca di aggrapparsi all'imbarcazione,
di resistere alle onde, ma il mare è più forte e il suo corpo scompare, sotto
gli occhi terrorizzati degli altri migranti, ammassati l'uno accanto all'altro
nel barcone in attesa dei soccorritori che arriveranno più tardi. Dopo avere
ascoltato il racconto terribile dei superstiti, gli uomini della Capitaneria di
porto di Lampedusa hanno fermato il comandante del peschereccio pugliese «Enza
D» del compartimento di Molfetta, fermo nel porto dell'isola pelagica. Mariano
Ruggieri, 47 anni di Bari, si trova nel carcere di Agrigento con l'accusa di
omicidio. (Continua)
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Il ritorno del "Monnezza"
noracismnews | 09 Gennaio, 2008 17:55
- La scelta peggiore
L'editoriale odierno, mercoledì 9 gennaio, a firma di Enrico Pugliese pubblicato sul manifesto - Dall’emergenza
rifiuti alla democrazia dell’emergenza
di Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo – fonte Carta.org - Rifiuti. Agnoletto: "Inaccettabile De gennaro commissario rifiuti"
>>>leggi gli articoli>>> (Continua)
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Fortress Europe, pubblicato il rapporto di dicembre
noracismnews | 07 Gennaio, 2008 14:47
L’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione
di Gabriele Del Grande – Fortress Europe
Non si ferma la strage alle porte della Fortezza Europa. È stato uno dei mesi
con più morti quello di dicembre. Un mese iniziato col summit euro-africano di
Lisbona, e proseguito con l’allargamento a est dell’Area Schengen e con la
firma dell’accordo italo-libico per il pattugliamento congiunto. Un mese finito
con 243 vittime tra migranti e rifugiati, dei quali 120 nel mar Egeo, 96 sulle
rotte per le Canarie, 17 lungo le coste algerine, e 10 al largo dell’isola
francese di Mayotte, nell’Oceano Indiano. Un tragico bilancio, che chiude un
anno, il 2007, che si lascia alle spalle almeno 1.861 morti. Erano stati 2.088
nel 2006. Difficile confrontare i dati, visto che si basano esclusivamente
sulle notizie riportate dalla stampa e quindi non costituiscono cifre
esaustive. Ma esaminando solo il numero delle vittime in mare, l’ultima tappa
dei viaggi, i morti del 2007 sono 1.684, contro i 1.625 dello scorso anno. Il
che indica un netto aumento delle vittime, dato che gli arrivi sono
sensibilmente diminuiti in tutta la frontiera sud - con l’eccezione di Malta,
Cipro e Grecia – a causa delle migliaia di respingimenti in mare operati
dall’agenzia comunitaria Frontex, e dalle decine di migliaia di arresti operati
in tutto il Nord Africa. I morti al largo delle Canarie sono passati dai 1.035
del 2007 ai 745 del 2007, ma a fronte di un calo degli arrivi del 75%. Nel
Canale di Sicilia le vittime censite da Fortress Europe sono 551 contro le 302
dello scorso anno e con una diminuzione degli arrivi del 20%. Disastrosa la
situazione dell’Egeo: 257 morti censiti, contro i 73 del 2006, anche con un
raddoppio del numero di migranti sbarcati sulle coste della Grecia. Ad ogni
modo, attraverso le rotte di tutto il Mediterraneo e dell’Atlantico, nel corso
del 2007 sono arrivate in Europa meno di 50.000 persone, ovvero meno di un
terzo dei 170.000 immigrati che solo il Governo italiano ha richiesto per
soddisfare il proprio fabbisogno di manodopera straniera con il decreto flussi
del 2007, attraverso i recenti click days. (Continua)
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Francia - CPT in rivolta.
noracismnews | 04 Gennaio, 2008 17:57
Francia - CPT in rivolta. Mobilitazioni contro le
espulsioni
Detenuti
in sciopero della fame e repressione della Polizia
di Neva Cocchi, redazione Melting Pot Europa
Dalla metà di dicembre i detenuti dei Centri di Permanenza
di Mesnil-Amelot e di Vincennes sono in rivolta. La ribellione si sta
estendendo a tutte le strutture di detenzione. I migranti non chiedono migliori
condizioni di trattenimento ma la chiusura dei centri. La prima rivolta è
cominciata a metà dello scorso dicembre nel CPT di Mesnil-Amelot, nella regione
di Parigi, con atti di denuncia, rivendicazioni scritte sugli abiti, sciopero
della fame, rifiuto di rientrare nelle camere per protestare contro il regime
militare all’interno dei CPT, le condizioni disumane di trattenimento, la
continua brutalità della Polizia contro i detenuti. Si è poi estesa al CPT di
Vincennes, nella stessa regione, dove molti detenuti sans-papiers si sono uniti
allo sciopero della fame e si sono rifiutati di rientrare nelle camere. La
polizia insieme al corpo dei CRS ha fatto irruzioni nelle strutture, reprimendo
duramente la rivolta picchiando e ferendo i detenuti e rifiutando di chiamare
l’assistenza medica. Molti migranti sono messi in celle di isolamento. Eppure
gli scioperi non si fermano e i detenuti continuano la protesta mettendosi in
comunicazione con l’esterno: inviano alle Ambasciate e Consolati dei paesi di
provenienza un documento di forte denuncia delle violazioni dei diritti umani
da parte della Repubblica francese contro i migranti e ottengono l’attenzione
dei grossi media nazionali, compresa la televisione. (Continua)
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Accordo Italia Libia sui migranti / Gli accordi con i dittatori non pagano
noracismnews | 04 Gennaio, 2008 16:45
Estrema preoccupazione per
l’annunciato accordo italo-libico espressa dall’Associaizone Studi Giuridici
sull’Immigrazione.
[A seguire, dopo il comunicato dell' ASGI, un interessantissima analisi sullo stesso argomento di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, dal titolo "Gli accordi con i dittatori non pagano]
L’ASGI esprime estrema preoccupazione per l’ accordo
raggiunto, dopo trattative coperte dal più stretto riserbo, tra il Governo
italiano ed il Governo libico in materia di contrasto all’immigrazione
irregolare, accordo di cui il Ministero dell’Interno ha dato notizia con un
laconico comunicato emanato il 29 dicembre 2007. La condizione dei migranti
irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie
umanitarie, e testimoniata da coloro che, giunti in Italia, hanno avuto accesso
alla procedura di asilo, rimane ben lontana dall’effettivo rispetto dei diritti
fondamentali della persona. I futuri tentativi di respingimento in mare,
attuato con il pattugliamento congiunto italo libico delle acque prospicienti
quel paese, potranno essere causa di ulteriori tragedie, aumentando il numero
già impressionante delle vittime. (Continua)
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"Prostituta non pericolosa" e il giudice boccia l’espulsione
noracismnews | 03 Gennaio, 2008 16:34
Genova, il tribunale
limita il decreto sulla sicurezza varato dal governo.
Il caso di una romena
fermata dopo una retata: "Nessun allarme sociale"
di Massimo
Calandri - fonte: repubblica.it [giovedì
3 gennaio 2008]
Genova - Romena, ventuno anni, prostituta per sua stessa
ammissione. Espulsa in base al recente pacchetto-sicurezza varato dal governo,
potrà restare in Italia. Il tribunale di Genova ha accolto il suo ricorso -
bocciando il precedente provvedimento firmato dal prefetto ligure - perché la
donna che si prostituisce "non pone in essere un’attività di per sé
"pericolosa" per l’ordine pubblico o per la sicurezza pubblica, e
tantomeno lede o compromette la "dignità umana"". La vita da
marciapiede non costituisce un "allarme sociale", non provoca cioè
una effettiva mancanza di sicurezza nel cittadino: non attenta alla sua
libertà, nemmeno alla sua incolumità. E secondo il giudice Francesco Mazza
Galanti, che ha ribadito la decisione di un altro tribunale genovese sempre
favorevole alla ragazza, "la normativa non solo non può consentire
all’Amministrazione le paventate espulsioni di massa, ma la corretta
interpretazione può e deve impedire anche le espulsioni arbitrarie o comunque
non giustificate da fatti molto gravi e concretamente individuati". (Continua)
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Pestaggi di stato. Legali
noracismnews | 03 Gennaio, 2008 15:04
Dacci oggi le nostre botte quotidiane!
Tra il 2 e il 3 marzo 2003 agenti
in servizio presso il CPT bolognese di
via Mattei picchiarono alcuni migranti.
Assolti per "causa di giustificazione".
[3 gennaio
2008] - Alessio Di Florio, Peacelink
"Io la sfondo e sfondo anche voi". Poche parole
ma che riassume i fatti di quella notte. Tra il 2 e il 3 marzo 2003 il Cpt di
via Mattei fu teatro di un pestaggio punitivo dai contorni drammatici. Gli
agenti in servizio quella notte entrarono nelle celle e nella saletta comune e
pestarono a sangue, lanciando poi dei lacrimogeni, i migranti detenuti. Nel
pomeriggio alcuni detenuti avevano protestato per la brutalità della
repressione del tentativo di fuga di due migranti. Dopo aver atteso che la
situazione si calmasse la carica è partita. Le parole di prima sono state
pronunciate da uno dei responsabili della sicurezza nel cpt quella notte. I
migranti si erano offerti di aprire volontariamente la porta se i picchiatori
avessero fermato il loro comportamento violento. La risposta è stata appunto
quella riportata. Sono passati quattro anni e, escluso un breve intervallo,
l'autore di quella frase è ancora in servizio nel cpt bolognese. Solo che ora è
il massimo responsabile dei flussi in entrata e in uscita.
Il mese scorso è arrivata la sentenza di primo grado. La
sentenza accoglie la ricostruzione dei fatti effettuata dai migranti. Come
dichiara a MeltingPot l'avvocato Simone Sabattini [riportiamo l’ articolo in fondo] "infatti le conclusioni del processo avrebbero
dovuto essere molto diverse, tant'è che tutti si aspettavano una condanna.
Nella prassi giudiziaria quotidiana per arrivare ad una condanna serve molto
molto meno". E invece è arrivata l'assoluzione. Il giudice ha assolto gli
imputati per "causa di giustificazione". È stato affermato che è
legittimo e nei poteri della polizia pestare a sangue e massacrare delle
persone disarmate e inermi. Una sentenza che legittima anni di soprusi e
violenze nei lager italiani, sempre più fuori da ogni principio umano.
Situazioni che hanno spinto alcuni migranti a suicidarsi(come è accaduto a
Modena per due volte alcuni mesi in sole 48 ore). Ora tutto questo riceve anche
una "causa di giustificazione". Meno di un anno fa ci fu l'annuncio
che questo governo avrebbe programmato il superamento dei Centri di Permanenza
Temporanea. Un anno dopo si è superato ogni limite. "Il silenzio è uguale
a morte", dov'è oggi il ceppalonico? Dove sono i "garantisti per
tutti"(parole del presidente di un partito di pochi mesi fa").
Causa di giustificazione. Botte, lacrimogeni, manganelli,
calci. "Io la sfondo e sfondo anche voi".
Assolti dall’accusa di lesioni personali aggravate i quattro agenti di polizia responsabili del pestaggio dei detenuti del CPT Mattei nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2003. (Continua)
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