"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri"
(don Lorenzo Milani)

   

 

Il pianeta degli slum

noracismnews | 31 Maggio, 2006 12:44

Il pianeta degli slum di Mike Davis - Feltrinelli EditorePer la prima volta nella storia, tra breve la maggioranza della popolazione mondiale vivrà nelle città. Ma grandi porzioni di questa popolazione urbana vivono in condizioni di assoluta povertà. Mike Davis, scrittore e attivista sociale, descrive questa tendenza nel suo libro Planet of Slums. Ha parlato con Lee Sustar delle conseguenze economiche, sociali, politiche ed ambientali della marea crescente della povertà urbana.
Fonte: Znet.it articolo pubblicato il 9 maggio 2006

(Il pianeta degli slum è edito in Italia dalla Feltrinelli)

La questione della crescita delle megaslum è stato escluso dal panorama del dibattito politico corrente. Perché?

Devo confessare di essere stato sorpreso dal pressoché totale silenzio da cui è stata salutata la pubblicazione di uno studio fondamentale delle Nazioni Unite, La sfida delle slum, tre anni fa. Oltre ad un panorama della povertà urbana su scala globale, i ricercatori dell'Onu ci hanno fornito un bilancio complessivo dei danni prodotti da trent'anni di aggiustamenti strutturali, politica del debito e privatizzazioni.

Immagino che questo sia proprio il genere di notizie che i tifosi della Banca mondiale e, più in generale, del "Washington consensus" non vogliono sentire.

L'eccezione, ovviamente, è rappresentata dal Pentagono. Il disinteresse degli esperti del National Security Council verso i ghetti urbani contrasta con l'avido interesse mostrato dai più pragmatici strateghi militari dell'Army War College e del Warfighting Laboratory dei Marines.

Gli strateghi militari sono ben coscienti del fatto che, mentre le loro bombe intelligenti sono estremamente efficienti contro le città gerarchiche quali Belgrado, con le loro infrastrutture centralizzate e i distretti economici, le armi super-tecnologiche americane possono poco per il controllo degli agglomerati di povertà sottosviluppati, come a Mogadiscio in Somalia e Sadr City a Bagdad.

Le grandi baraccopoli in crescita caotica nei sobborghi città del terzo mondo neutralizzano buona parte dell'arsenale barocco di Washington.

L'analisi attenta di questo problema ha condotto gli strateghi militari ad una visione geopolitica del mondo diversa da quella del resto dell'amministrazione Bush. Invece che su una cospirazione terrorista mondiale o su un asse del male, gli strateghi militari si focalizzano sulla supremazia del territorio, le baraccopoli stesse.

Il nemico, che il Pentagono concepisce come un insieme eclettico di potenziali oppositori, dalle gang di strada ai gruppi radicali alle milizie etniche, è meno importante che il labirinto in cui si nasconde. (Continua)

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